Manna: "Conte? Gli sarò sempre grato! Quando ho firmato con il Napoli nella mia testa c’erano lui e Gasperini perchè..."
18:30
Ultime notizie SSC Napoli - Come si arriva a 36 anni a vincere uno scudetto da Direttore Sportivo del Napoli? A trattare giocatori come Buongiorno, Lukaku, McTominay? E come è possibile fare tutto questo senza aver avuto una carriera da calciatore? Ai microfoni di Colpi Da Maestro, una produzione di Master Group Sport, lo racconta Giovanni Manna, ds azzurro. L'intervista è stata registrata ad inizio settembre, dopo il mercato estivo, ma pubblicata solo oggi.
Come si vive uno scudetto da direttore sportivo? Quando arriva il tricolore, che cosa si prova?
«È stato come vivere un sogno. È stata una stagione davvero difficile, con tanti problemi e tante situazioni complicate. Man mano che andavamo avanti e restavamo in corsa, però, cominciavamo a crederci.
Non pensi mai davvero di poter arrivare fino in fondo. Poi abbiamo pareggiato a Parma, Lazio e Inter hanno pareggiato e noi abbiamo giocato l’ultima giornata di venerdì.
La mattina della partita, mentre andavo in macchina al centro sportivo per la rifinitura, in città cominciavano a comparire le bandiere. In quel momento ho realizzato che forse stavamo davvero per vincere lo scudetto, al mio primo anno a Napoli.
È stato un momento irripetibile».
E con Antonio Conte come ti sei trovato? Non hai scelto proprio una stagione tranquilla: una piazza esigente, un presidente vulcanico e un allenatore molto meticoloso.
«Quando ho firmato con il Napoli, nella mia testa c’erano Gasperini e Conte. Erano due figure forti. A 36 anni hai bisogno, tra virgolette, non tanto di protezione quanto di una persona con cui poter lavorare e costruire insieme.
L’unità ti rende più forte e ti permette di spiegare al presidente determinate dinamiche e determinate scelte.
Con Antonio mi sono trovato benissimo e lo ringrazierò per tutta la vita. Mi ha fatto vincere uno scudetto, che spero non sia l’ultimo, ma soprattutto uno scudetto storico. Mi ha insegnato tanto e mi ha fatto crescere professionalmente.
Lavorare con un allenatore così esigente, determinato, appassionato e meticoloso, che non si accontenta mai, ti porta inevitabilmente a rendere di più.
In quella stagione abbiamo dovuto anche vendere Kvaratskhelia, un’operazione che non è stata facile da gestire, e non siamo riusciti a rimpiazzarlo. Sono stati due anni importanti per me. Sarò sempre grato a Conte, perché mi ha dato una grande mano e, se abbiamo raggiunto risultati importanti, gran parte del merito è anche suo».
