Caos CONI, il nodo Malagò tra cavilli burocratici e l'ombra dei conflitti d'interesse
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Ultimi aggiornamenti sul caso Malagò e il voto del CONI
Tre due giorni la Giunta il Consiglio Nazionale del CONI si esprimeranno sul destino di Giovanni Malagò. I membri votanti dovranno risolvere il cavillo burocratico in base al quale il presidente della FIGC non avrebbe potuto essere nominato a capo della federazione in quanto non tesserato al momento dell'elezione.
Voto su Malagò, occhio ai conflitti di interesse
Oggi la Gazzetta dello Sport anticipa che "il conflitto di interessi potrebbe portare all’astensione di alcuni membri di Giunta", anche perché non è stato del tutto chiarito chi può votare e chi no. Intanto, per la stessa questione, in polemica con il Ministro Abodi, si è già dimessa la capodelegazione della FIGC Diana Bianchedi, che è anche vice-presidente del CONI.
La situazione è complicata: non è chiaro nemmeno se la stessa Bianchedi abbia diritto di voto sul caso Malagò. Lo spiega la Gazzetta: "in base a cosa Bianchedi non dovrebbe votare? L’art. 7 comma 4 dello Statuto parlando della Giunta si limita a dire: «Nel caso in cui il conflitto di interessi sia circoscritto a singole deliberazioni o atti, il soggetto interessato ha l’obbligo di astenersi». Nessuno parla della necessità di un periodo di “raffreddamento” tra la perdita dell’incarico e il voto".
Ma lo stesso presidente del CONI Luciano Buonfiglio potrebbe astenersi, a causa del legame di suo figlio Marco con la Kings League Italia, negli ultimi tempi spesso in conflitto con Serie D ed Eccellenza.
