Chiariello: "Ma questo Napoli esiste davvero nelle mani di Allegri? Affrontare queste partite con la coppia Marianucci-Rafa Marin è un rischio"

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L'editoradio di Umberto Chiariello su Radio Napoli Centrale: il Napoli ritrova fiducia, ma ora serve continuità.

"Come cambiano i rapporti di forza da un momento all'altro? Il calcio è il mondo dei giudizi caduchi, mutevoli ed effimeri. Una giornata di campionato ti fa dire delle cose, quella successiva te ne fa dire altre.

Siamo passati da un po' di depressione dopo Napoli-Roma a un rinnovato, non dico entusiasmo, che mi sembra francamente eccessivo, ma sicuramente a un nuovo anelito di fiducia dopo Monza. Perché siamo tutti quanti umorali e soggetti soltanto ai risultati? Può darsi, non è da escludere.

Il pareggio con la Roma, dobbiamo dirlo apertamente, è stato vissuto da tutti, indistintamente, come una mezza sconfitta. L'allenatore, i calciatori, l'ambiente Napoli, i tifosi, gli addetti ai lavori e gli opinionisti: tutti lo hanno considerato più un risultato negativo che qualcosa di positivo. Del presidente non so, non l'ho sentito, tra l'altro era fuori. Ma basta guardare la faccia dell'allenatore per capire il sentimento generale.

Eppure si era detto che fermare questa Roma, una squadra più forte e più avanti del Napoli, sarebbe stato un risultato da festeggiare. Si era parlato di una sorta di approvazione plebiscitaria nelle piazze per un pareggio del genere. Ma il modo in cui è arrivato ci offende ancora, direbbe il sommo poeta.

Perché quando vai a San Siro e vinci 2-0, poi affronti la Roma, vai in vantaggio, vieni raggiunto e riesci persino a riportarti avanti a pochi minuti dalla fine senza portare a casa la vittoria, l'amarezza ti assale. Il sentimento comune diventa questo: siamo una squadra che vorrebbe, ma non può? È un'incapacità strutturale di chiudere le partite e portare a casa il risultato?

Poi guardi gli altri e la frustrazione aumenta. L'Inter rimonta cinque volte su cinque. La Roma, all'81', subisce un gol dal Cagliari e poi ne segna altri due. Il Como perde a Torino fino all'81', pareggia e poi segna altre due reti. E allora ti chiedi: «Ma soltanto noi non siamo capaci di vincere?».

A Monza, la coazione a ripetere ci ha assalito di nuovo e alla fine del primo tempo eravamo terrorizzati. All'intervallo ci assalivano i pensieri neri, perché il Napoli era andato in vantaggio giocando anche bene, con un gol straordinario per costruzione e finalizzazione della coppia Di Lorenzo-Højlund.

Il Napoli spreca. È la coazione a ripetere, appunto: con Politano manca il gol della sicurezza, quello che avrebbe messo la partita in cassaforte, esattamente come era successo contro la Roma, quando aveva sprecato l'occasione del 3-0.

E loro ci riprendono. Con chi? Con quell'uomo che è il più temuto di tutti, Varela, un giocatore poco conosciuto, pagato due milioni e praticamente preso a saldo zero dal Monza. Non dallo scouting del Paris Saint-Germain, dell'Inter, del Milan, del Napoli, della Roma o della Juventus: dal Monza. Hanno pescato questo ragazzo, classe gennaio 2005, che ha 21 anni e fra poco ne farà 22, e questo ti ha già segnato otto gol.

Ma non è soltanto una questione di reti: mostra qualità importanti, tecniche, calcistiche e fisiche. Per la miseria! Guardate come anticipa l'ottimo Rafa Marin, uno dei migliori di questo campionato, e segna di testa come un centravanti consumato.

Milinkovi?-Savi? deve metterci qualche pezza e disputa una bella partita. E noi continuiamo a chiederci: ma davvero non riusciamo ancora a raddoppiare sugli esterni? Ci portiamo gli avversari in area di rigore, concediamo i cross e ci facciamo anticipare. Sono sempre le stesse cose, ancora, ancora e ancora.

Poi succede quello che non ti aspetti, o che avresti voluto vedere altre volte senza riuscirci: il Napoli reagisce. Come aveva fatto a Venezia, quando, dopo un'ora di totale immobilità, aveva subito un gol in maniera inaspettata. Aveva reagito, ma il rigore sbagliato da De Bruyne non aveva cambiato l'inerzia della partita. Poi erano arrivati l'affanno e la sconfitta.

Quel Venezia che ieri ha fatto vedere i sorci verdi all'Inter, meritando probabilmente un risultato completamente diverso, ha finito per perdere addirittura con due autoreti.

A Monza, invece, no. A suonare la carica è sempre lui, quel ragazzo orgoglioso che risponde al nome di Matteo Politano.

Dopo essersi fatto murare da Gollini e aver sprecato l'occasione del 2-0, Politano trova un gol chirurgico, di giustezza, mira e precisione. La palla passa perfettamente tra le gambe dell'avversario e si infila sul palo opposto. Il Napoli fa 2-1.

Poi Rafa Marin si prende la soddisfazione personale. È un vero guerriero, uno dei leader agonistici di questa squadra. Va a saltare di testa sfruttando la debolezza cronica del Monza, la squadra che concede più gol su calcio d'angolo. Il Napoli la colpisce proprio lì: ancora una bellissima palla di Politano, Rafa Marin la indirizza di testa nell'angolino opposto, con il portiere immobile. È il 3-1.

Entra De Bruyne, Lang gli serve una palla perfetta, con il contagiri. E De Bruyne non è Olivera: solo davanti al portiere, non sbaglia quando può andare in corsa e in profondità. Come aveva fatto contro il Frosinone, questa volta fa passare la palla sotto il corpo del portiere in uscita.

È una prova di forza, di maturità, di una squadra convinta dei propri mezzi. E allora ti chiedi: caspita, ma questa squadra esiste davvero nelle mani di Allegri? Non è soltanto quella formazione tremolante e disorganizzata che si fa continuamente rimontare, ribaltare e riagguantare.

C'è luce in fondo al tunnel e finalmente cominciamo a intravederla. Anguissa e McTominay sono tornati a essere Anguissa e McTominay. Politano torna a giocare in attacco e non deve fare il terzino, come gli era capitato nel primo tempo.

È come se dicesse: «Signori, sono ancora in grado di segnare e servire assist, ma fatemi giocare davanti!». E in transizione ti piazza uno sprint sulla destra, lasciando il difensore per strada.

Allora cominciamo a parlare anche di Lang, il vituperato Lang. Che cosa sa fare Lang? Il suo nome è diventato quasi uno slogan, un hashtag. Non salta sempre l'uomo, ma è argento vivo, sa giocare a calcio e mette Højlund nella condizione di segnare con una palla splendida.

Højlund fa un movimento fantastico, ma poi non è lucido nell'evitare il portiere in uscita. Ci voleva un bel pallonetto, direbbe Totti. Invece calcia addosso al portiere, che compie una grande parata in uscita e gli nega la doppietta personale. Ma l'assist di Lang era davvero notevole.

Lang serve a De Bruyne una palla da giocatore vero. Poi mette un cross per McTominay, leggermente alto ma fantastico. Insomma, Lang sa fare delle cose. Magari scopriremo che sa anche tirare in porta e che, prima o poi, riuscirà a saltare l'uomo. Basta dargli fiducia.

Non bisogna rinunciare mai ai tre attaccanti, né alla fase propositiva. Se mantieni questo atteggiamento, la partita la porti a casa.

E allora cambiano gli equilibri. Nel turno precedente la Juventus aveva vinto a Lecce, staccando il Napoli, che non era riuscito a battere la Roma. Il Napoli aveva perso a Venezia, era scivolato al decimo posto e vedeva le squadre davanti allontanarsi.

Oggi cambia tutto. La Juventus va in ritiro dopo aver perso malamente a Genova, senza dare alcun segnale di sopravvivenza, di esistenza calcistica. Il Napoli, invece, prende a Monza una bella dose di fiducia, di quelle davvero corroboranti.

Adesso la Juventus teme che il Napoli possa essere ciò che il Napoli temeva che fosse proprio la Juventus. Le parti si sono invertite. Ora la Juve può giocare la partita della vita, rifilarci tre gol, mandarci a casa e permettere a Spalletti di salvarsi, riprendendo il cammino.

Oppure il Napoli può passare a Torino sulle ceneri della Juventus, Spalletti può salutare, la squadra bianconera può franare e il Napoli risorgere.

Le due squadre potrebbero anche cercare di non farsi male, pareggiando: un risultato che potrebbe andare bene a entrambe. Nessuna rischia, ma nessuna si fa male. Perché, in questo momento, il Napoli ha vinto bene a Monza. E allora? Basta così? No, per niente.

Il Napoli deve dare continuità e non deve perdere a Torino. Può anche perdere, certo, perché sappiamo che le partite da vincere sono altre. Ma vincere aiuta a vincere. Un risultato positivo ti dà fiducia, e poi ti ritrovi ad affrontare un ambiente niente male, perché il Porto non era mai partito così male in Champions League. Ci sono polemiche, deve fare punti e ci assalterà.

La partita di Torino, quindi, può diventare un jolly da giocarsi. Perché poi arriva quella sfida che può cambiare tutto.

Uscire indenni da Torino significherebbe avere l'occasione, come a Giochi senza frontiere, di giocarsi i propri jolly. Battere la Lazio significherebbe invertire la rotta della stagione, fermare la corsa di Gattuso, che in questo momento sembra irrefrenabile e che è anche aiutato dal calendario.

Andare a vincere contro il Sassuolo a Reggio Emilia segnando sei gol e sbagliando due rigori non è una cosa che capita tutti i giorni.

E adesso il Napoli ha l'occasione di mettere in difficoltà Spalletti, fermare Gattuso e rilanciarsi. È in grado di farlo?

Sì, perché la squadra è forte. Ma riuscirci dipenderà da molti fattori. Il primo, sopra tutti gli altri, è la condizione di Rrahmani.

Perché affrontare queste partite con la coppia Marianucci-Rafa Marin è un rischio. A proposito, Marianucci non è in lista Champions e dovrà probabilmente essere inserito al posto di Badiashile. Due ragazzi molto validi, uno dei quali, Rafa Marin, sta attraversando un momento di difficoltà, mentre l'altro è ancora in cerca di una propria dimensione.

Ma si può rinunciare al principe della difesa? Certo, purché sia in condizioni accettabili. Perché Rrahmani, quest'anno, ha commesso molti errori e offerto prestazioni negative. A Monza non stava in piedi, anche per i postumi dell'influenza. Non è stata propriamente la sua migliore annata.

Ha disputato un primo tempo che, se non si chiamasse Amir Rrahmani, lo avremmo impallinato. Letteralmente.

Ma davvero il destino del Napoli può dipendere da un solo uomo? No, mai. Soltanto uno poteva arrogarsi questo diritto, ma non era di questo mondo: Diego Armando Maradona.

Resta però fondamentale capire come sta il Napoli in difesa. Badiashile non c'è, Buongiorno non c'è e anche Badiashile, che era stato annunciato, è indisponibile. È stata una follia prendere un giocatore con un rischio fisico così alto?

E chi rimane? Beukema, che finora si è fatto notare soltanto per interventi episodici e catastrofici.

Trenta milioni più altri quaranta fanno settanta milioni. Una cifra che, se ci pensa, fa venire il mal di testa anche a De Laurentiis. Non gli basta Qualiano, non gli basta il Kuwait: se pensa ai settanta milioni spesi per Buongiorno e Beukema, ai trentacinque per Lucca e ai venti per Giovane, senza nemmeno voler inserire Lang nel discorso, viene da immaginare la sua reazione.

Aurelio furioso, altro che Tasso, altro che Ariosto, altro che la Gerusalemme liberata, altro che l'Orlando furioso. Le urla di De Laurentiis arriverebbero fino al cielo.

E allora pensiamo alle cose concrete. Speriamo che Amir possa recuperare una condizione accettabile nel più breve tempo possibile, perché abbiamo assolutamente bisogno di lui.

Altrimenti, Allegri, stai dimostrando molto più coraggio di quanto normalmente ti si riconoscesse.

A Napoli lo diciamo sempre, ed è uno dei detti che avrai imparato subito: «Chi non tiene coraggio non se cocca ch' 'e femmene belle». Tra un Rrahmani al dieci per cento e un Marianucci che sta bene, Allegri, scegli tu"

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