Imperatore a CN24: "La trattativa con Rizzetta si è arenata, vi spiego il motivo. ADL in Senato e l'escamotage sui terreni: ho sognato questo scenario"
18:45
Il direttore di Sport del Sud, Vincenzo Imperatore, è intervenuto a CalcioNapoli24Live per fare il punto sulla possibile cessione del Napoli, svelando alcuni retroscena sulla trattativa con Rizzetta e sulle valutazioni di Aurelio De Laurentiis.
Nel suo intervento, Imperatore ha ipotizzato anche uno scenario legato alla valorizzazione patrimoniale del club, ai terreni per il nuovo stadio e al ricambio generazionale in casa De Laurentiis.
Cessione della Ssc Napoli, parla Imperatore
«C'era una trattativa in essere con Rizzetta, che probabilmente si è arenata. Quando dico queste cose, ho fonti dirette del gruppo Rizzetta, che ho sentito proprio ieri. Abbiamo fatto una scommessa su una pizza. Le fonti sono dirette, non mi sto inventando nulla. Sapete che, quando dico una cosa, ho qualche riferimento. La trattativa si è probabilmente arenata per le modalità di pagamento.
Tu giustamente mi chiedi: “Ma com'è che adesso chiede due miliardi? E se c'è qualcuno che ne vuole due e due?”. Tieni presente che il presidente inizia ad aprire la sua mente all'ipotesi di una vendita da qui a otto-dodici mesi. Non è semplice maturare questa consapevolezza.
Nella mia professione ne ho viste tante di trattative che non si sono chiuse a un prezzo migliore di quello al quale si è poi conclusa la vendita effettiva. Mi spiego meglio: molto spesso si sono vendute aziende a un prezzo inferiore rispetto alla prima offerta ricevuta da un altro potenziale acquirente. Perché? Perché emotivamente non siamo ancora pronti e abbiamo bisogno di tempo per maturare la decisione. In ogni caso, la trattativa c'era.
La seconda considerazione riguarda la possibilità che il Napoli venga venduto. Nella famiglia De Laurentiis è maturata probabilmente la consapevolezza che, anche in considerazione del ricambio generazionale, bisogna fare delle valutazioni. Uso questo eufemismo per sottolineare che forse si è ragionato su quelli che potrebbero essere i potenziali eredi di Aurelio De Laurentiis. Questa cosa potrebbe avergli fatto assumere una consapevolezza: “Ragazzi miei, nipoti e figlie, portatemi a casa due miliardi”. Non metto mica in mezzo una cosa del genere senza pensarci. È quello che farebbe qualsiasi buon padre di famiglia.
A inizio settimana ho scritto un pezzo su Sport del Sud in cui ho raccontato un sogno: ho immaginato che Aurelio De Laurentiis vendesse il Napoli all'acquirente. Ho sognato che si presentasse alle elezioni politiche l'anno prossimo, arrivasse in Parlamento e, più precisamente, in Senato. Che sostenesse una riforma della legge sulla multiproprietà, magari con una leggera proroga e poi una modifica della normativa. A quel punto inizierebbe a patrimonializzare il Napoli in maniera abbastanza furba.
Che cosa farebbe? Acquisterebbe soltanto i terreni dalla Q8 nel sogno. Terreni che valgono circa 20 milioni di euro, ma che potrebbero avere un valore potenziale molto più alto grazie alle licenze edificatorie per il nuovo stadio. Sarebbe come se chi acquista il club avesse già i pilastri dello stadio nuovo fissati. Questo potrebbe giustificare una valutazione del Napoli intorno ai due miliardi, perché attualmente il club, sulla carta e a bilancio, non vale più di un miliardo o un miliardo e 100 milioni. Quindi, circa la metà. Come faccio, allora, a chiedere due miliardi? Non è che dall'altra parte ci siano tutti ad aspettare che il Napoli venga venduto. Bisogna giustificare il prezzo anche attraverso una patrimonializzazione della società.
Sempre nel sogno, utilizzerei questo escamotage: acquisterei i terreni dalla Q8 per 20 milioni e patrimonializzerei il club. Il valore negoziale, infatti, non coincide necessariamente con il valore contabile. Mi spiego meglio: una cosa è quanto potrebbe valere una società, un'altra è quanto vale effettivamente a bilancio. Immagino la vendita dell'intero pacchetto: Napoli, Bari e Napoli comprensivo dei terreni già predisposti per il nuovo stadio. Ho sognato questo scenario.
Sulla carta, il Napoli potrebbe valere tra gli 800 milioni e 1,1 miliardi di euro. Mettiamoci nel mezzo e diciamo un miliardo. Non ha strutture, ma ha un patrimonio fondamentale: il brand, Ciro. Quando diciamo che il Napoli non ha strutture, ci siamo tutti buttati in questa narrazione. Il Napoli, però, ha un brand consolidato, costruito attraverso una storia e una storia recente fatta di successi. Questo ha un grandissimo valore, indipendentemente da quanto sia valorizzato alla voce dello stato patrimoniale.
La strutturazione patrimoniale serve più nella narrazione esterna che per il valore in sé. Serve soprattutto all'acquirente per poter dire: “È vero, sto comprando per due miliardi”. Stiamo parlando di una multinazionale. Magari questo sogno si realizzasse davvero. Bisogna giustificare quell'acquisto: sto acquistando potenzialmente una società che ha già al suo interno terreni e concessioni per costruire lo stadio. Tra il miliardo, o il miliardo e 100 milioni, e i due miliardi potrebbe esserci questo escamotage. Potrebbe portare l'acquirente, in un consiglio di amministrazione, a sostenere che il Napoli vale due miliardi.
C'è già un accordo? Nel sogno, nel sogno. Questo messaggero di Freud mi ha detto, mentre dormivo, che la Q8, per sostenere questa operazione, potrebbe dire ufficialmente: “Io ti vendo i terreni con un preaccordo già sull'acquisto della società”.
Aurelio De Laurentiis ragiona solo ed esclusivamente in termini di business. L'altro emisfero cerebrale, invece, insieme al cuore e alla pancia, comprende le emozioni, compresa quella di un genitore. Ho la sensazione che l'emisfero cerebrale orientato al business prevalga sull'altro, quello delle emozioni, del cuore e della pancia. È un discorso che faccio spesso: testa, cuore e pancia, e quanto questi elementi possano influenzarsi a vicenda.
Questo per dirti che il buon Aurelio De Laurentiis ha sicuramente fatto un'analisi del potenziale dei suoi figli. Una mente così sottile, sempre orientata all'affare e al business, proprio perché vuole bene ai figli, deve ragionare anche su questo aspetto. Qualsiasi imprenditore che voglia pianificare bene il ricambio generazionale deve rendersi conto del potenziale che ha a disposizione. Con questo non stiamo dicendo assolutamente che Luigi, Edo e Valentina non siano capaci di gestire il Napoli. Probabilmente, però, De Laurentiis si rende conto, come abbiamo detto tante volte, che gestire una bottega in un business così complesso come quello del calcio comporta dei rischi. È un rischio che forse è meglio non correre se, dall'altra parte, c'è qualcuno che ti porta a casa due miliardi».
