I veri amici si vedono nel momento del 'bisogno'. Napoletani, criticate pure, ma poi...tornate ad amare!
19:21
di Fabio Cannavo (Twitter: @CannavoFabio)
Ebbene sì. Stavolta non si possono ‘nascondere’ le critiche. Stavolta, la ragione è di chi al San Paolo e in tutti gli stadi d’Italia canta “Noi vogliamo vincere”. E’ giusto, lecito ascoltare la voce di chi fa grande questo Napoli giorno dopo giorno. I tifosi. Sempre presenti al fianco degli azzurri, che si tratti della partita di cartello o dell’amichevole precampionato, sono sempre lì a sostenere. E, a questo punto, sarebbe anche giusto dargli modo di esprimere il loro disappunto per questo momento cruciale del campionato del Napoli. Ci sta che piovano critiche amare su Benitez e la squadra, i protagonisti delle nostre domeniche nell’ultimo anno e mezzo. E’ vero, gli errori messi in risalto da stampa e tifoseria sono evidenti e, stavolta, se li sono proprio meritati. Però, c’è sempre un però. C’è chi attribuisce la colpa di questo crollo vertiginoso all’allenatore, c’è chi se la prende con Higuain, Callejon e Hamsik, ma ora, proprio in questo periodo, bisognerebbe un attimo staccarsi da questo tipo di critica sterile. La stagione sta per concludersi e il Napoli è ancora in corsa in tre competizioni: campionato, Europa League e Coppa Italia. Giustificata la rabbia, adesso passiamo al capitolo successivo. Quello dove bisognerà stringersi, ‘spalla a spalla’, fianco a fianco, per aiutare il Napoli a salvare la stagione. O con la vittoria di un trofeo o con la qualificazione in Champions, ora quasi impossibile. Esempio. E’ un po’ come quando si litiga col proprio partner: si discute animatamente, si chiarisce, ma poi si va avanti, obbligatoriamente. Le ‘paternali’, quelle che durano settimane e settimane, servono a ben poco. La stampa fa il proprio dovere e analizza i momenti della stagione secondo le proprie conoscenze e le proprie sensazioni, ma il tifoso no. Non può criticare a spada tratta. O meglio, può farlo, deve farlo. Ma poi, subito dopo, deve tornare ad amare. Ed è questo di cui avrebbe bisogno il Napoli, ad oggi. Di affetto, di calore. Son ragazzi dai 20 ai quasi 40 anni. Il tecnico è come uno di noi, una persona ben distinta che prova a fare il suo mestiere nel migliore dei modi. Ad un singolo individuo, può capitare il periodo in cui gli riesce tutto e bene, ma il tempo della salita va trascorso e affrontato con estrema maturità. Litigare con un partner e poi fare la pace. Non v’è cosa più bella. Diamo questa opportunità anche ai nostri beniamini. Lasciamoli lavorare, anche perché c’è ancora tanto da poter godere. Napoletani, sorridete! Non fischiate, ma amate! Amate quella maglia che spesso ‘idolatrate’ con cori o striscioni. E’ un momento ‘del bisogno’. E voi, che siete veri amici, sapete già cosa fare, no? Buona Pasqua a tutti.
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