Due indici e una variabile impazzita: la verità di Benitez e quella contraddizione milionaria
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di Bruno Galvan. Twitter: @Bruno Galvan85
“Si crea tanto, ma rispetto lo scorso anno si concretizza di meno”. Così Rafa Benitez al termine della sconfitta dolorosa del Napoli a Roma. L’analisi dello spagnolo sul piano statistico è più che fondata. Andando ad analizzare i numeri da gennaio ad oggi degli azzurri per quanto riguarda le percentuale di attacco e di pericolosità verso la porta avversaria, vengono fuori spunti interessanti. Sono 13 le partite di campionato disputate dopo Doha. Il Napoli solo una volta è sceso sotto il muro del 40% di attacco, nella fattispecie contro il Torino dove si è toccato il 35.7%. Nel complesso la squadra di Benitez ha sempre oscillato tra il 40 e il 50% di attacco frontale alla porta avversaria, raggiungendo due picchi assoluti. Il primo contro l’Udinese (52.4) e contro la Roma (52.2). Sono dati significativi che sottolineano la vocazione offensiva e soprattutto nel voler imporre il gioco come mentalità di base. Come dice però don Rafè, è mancata la precisione. In questo senso l’indice di pericolosità lascia poche interpretazioni. Ad esempio: contro la Roma a fronte di una percentuale offensiva di 52.2%, la pericolosità effettiva degli attacchi è stata solo del 38.1%. Una disparità enorme che dimostra la mancanza di lucidità e qualità negli ultimi metri. Con l’Udinese fu del 61% tanto che poi il risultato finale fu 3-1 per il Napoli. A questi numeri, va aggiunta la variabile portiere avversario che sfugge ad ogni previsione statistica. Handanovic, Sportiello, De Sanctis sono stati i migliori in campo contro il Napoli.
Ciò che ha fatto la differenza in questo periodo nero partenopeo è tutto nella scarsa precisione e pericolosità nell’attaccare.. Questa squadra per suoi difetti strutturali, subirà sempre reti. Bisogna rassegnarsi a questo aspetto. Solo che rispetto al passato, dove il tutto veniva colmato con tanti gol e maggiore pericolosità, oggi il Napoli si è inceppato perché gli attacchi appaiono poco precisi e spesso confusionari. Inutile cercare ora il cinismo, quello lo si ha e basta, in questo punto della stagione. L’ancora di salvezza di questo Napoli è l’attacco dove Higuain e Callejon si sono fermati, dove Hamsik non ha la più continuità e dove Mertens e de Guzman non stanno offrendo un rendimento costante. All’Olimpico l’ennesima contraddizione che sta costando 50 milioni. Senza precisione negli attacchi, la mira diventa errata e ogni obiettivo rischia di essere mancato. A buon intenditore, poche parole...
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