"Obbligati a dimettersi", terremoto arbitri: messaggi Whatsapp e testimonianze, la scoperta

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Clamoroso AIA: cosa viene fuori dalle indagini della Procura federale

Ultimissime calcio italiano - Terremoto in arrivo nel mondo arbitrale. Un’inchiesta ha infatti portato alla luce ulteriori dettagli di una vicenda molto ambigua con alcuni designatori arbitrali costretti a dimettersi. Al centro dei fatti ci sarebbe il presidente dell'Aia, Antonio Zappi. 

Terremoto AIAI, scoppiano i casi di Ciampi e Pizzi 

Ecco quanto si legge direttamente dalle colonne de La Repubblica oggi in edicola: 

Due designatori obbligati a dimettersi. Con la promessa, poi disattesa, di conservare i benefici economici. Le carte dell'inchiesta della procura della Federcalcio sul presidente dell'Aia Antonio Zappi rischiano di sbriciolare il mondo arbitrale.

Dallo stesso giornale poi si leggono le testimonianze dei diretti interessati: 

«Confermo che nella telefonata Zappi intendeva convincermi a dare le dimissioni tanto che io ebbi una crisi di nervi e mi misi a piangere». A raccontarlo alla procura federale è Maurizio Ciampi, ex designatore della Can C. 

La ricostruzione è confermata anche dall'ex designatore della Can D Alessandro Pizzi. Quando la procura federale gli ha chiesto se le sue dimissioni dall'incarico fossero state libere, lui ha risposto: «No, non lo sono state pienamente». 

Aggiungendo: «Feci presente che avevo un contratto con la Figc ancora per un anno per il compenso di 50mila euro annui. Lui mi disse di stare tranquillo che avrebbe gestito in prima persona la questione». Non successe. 

E ancora: «Mi era stato promesso da Zappi che mi sarebbe stato riconosciuto un progetto integrativo di coaching per gli arbitri»: così avrebbe dovuto integrare la cifra persa con il cambio di ruolo. Ma «ad oggi di questo progetto non ho avuto notizia».

Caso AIA-Zappi, anche i messaggi Whatsapp lo inchiodano

A mettere spalle al puro Zappi sono anche dei messaggi Whatsapp riscontrati e risalenti alle 00.30 del 4 luglio verso i due ex designatori coinvolti dove, testualmente, suggeriva come scrivere le dimissioni. La Procura federale ora ha pochi dubbi: messaggio inviato per "far apparire le dimissioni come spontanee".

Tant'è che quando Pizzi non si attenne e optò per una formula diversa, Zappi gli scrisse "Questa formula non va bene in quanto sembrerebbe che io ti abbia fatto una richiesta di dimissioni, circostanza che non corrisponde alla realtà".

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