Gentile sbotta: "Non ho più allenato a causa della mafia dei procuratori! Denunciai che volevano pagarmi per le convocazioni"

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Ultime news calcio italiano: Claudio Gentile denuncia la corruzione dei procuratori e del mondo del calcio con le convocazioni in Nazionale

Ultimissime notizie - Ci sono dolori e domande che restano dentro per una vita, nodi che non si sciolgono più: Claudio Gentile da 17 anni si chiede perché lo abbiano fatto fuori dalla Nazionale. Dalla Under 21, che allenava, e dalla Nazionale A che gli avevano promesso. Se lo ripete ogni giorno, si può dire ogni momento. E non ha risposta. E lo racconta all'edizione odierna di Repubblica, ecco alcuni passaggi salienti:

Perché è successo, secondo lei?

«Avevamo vinto l’Europeo, avevamo conquistato il bronzo alle Olimpiadi, una medaglia che mancava al nostro calcio da 70 anni. Sette miei giocatori formavano l’ossatura dell’Italia campione del mondo nel 2006, ma io venni cacciato dalla sera alla mattina senza una spiegazione. Ma non senza un motivo».

Dunque, un sospetto lei ce l’ha.

«Avevo minacciato di denunciare alcuni procuratori che volevano offrirmi denaro, molto denaro, per convocare in Nazionale i loro giocatori. Li cacciai tutti! Io stesso non ho mai avuto un agente. Guarda caso, da quel momento qualcuno me l’ha giurata».

Ha in mente un nome e un cognome?

«La risposta avrebbe dovuto darla Guido Rossi, che era commissario straordinario della Figc e decise di farmi fuori: ma purtroppo è morto. Potrebbe chiarire qualcosa Demetrio Albertini, al quale spiegai che avevo ricevuto l’offerta di un club importante (la Juventus, ndr) e che mi invitò a rifiutare. “Abbiamo progetti importanti per te”, mi disse Albertini. Come no! Il progetto di distruggermi la carriera. Da chi prendevano ordini quei dirigenti? Sono stato ingenuo a non firmare un altro contratto e a non abbandonare la Figc. L’ho fatto per troppa correttezza».

Da quel momento, Gentile non ha più allenato in Italia.

«Ricevo ancora messaggi di persone che mi chiedono perché. La gente a volte mi ferma per strada e mi dice: “Ci sono asini che allenano e lei no, come mai?”. Non so cosa rispondere. Eppure, questi asini li vedo andare e venire, cadere e ritornare in ballo: questione di scuderie. Ma io ho sempre fatto da solo, e da allenatore ho permesso a tanti ragazzi di crescere e diventare uomini. Soltanto con uno di loro non è stato possibile, eppure passava per un genio del calcio».

I procuratori erano una lobby così potente?

«La parola che mi viene in mente è mafia, senza neppure un Totò Riina al quale dare la colpa: io non so chi mi abbia fatto saltare in aria. Rubavo? Ero corrotto? Ero antipatico? Me lo dicano. Almeno, dopo quasi vent’anni ne saprò finalmente qualcosa in più. Ma poi si preparino alle denunce dei miei avvocati».

Claudio Gentile
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