De Laurentiis: "FIGC, UEFA e FIFA, tutti attaccati alle poltrone! Sono offeso e mi cascano le braccia perché..."

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De Laurentiis parla di FIFA, UEFA e FIGC e del calcio italiano in generale

Il presidente della SSC Napoli Aurelio De Laurentiis è intervenuto in collegamento video da Ginevra all'appuntamento di "Motore Italia", il roadshow crossmediale di Milano Finanza all'Aula Magna del Centro Congressi dell'Università Federico II, interamente dedicato alla prossima edizione di America's Cup, la più importante gara di vela al mondo che si terrà nel 2026 proprio a Napoli.

Tra le altre cose, hanno chiesto a De Laurentiis quale fosse la difficoltà principale di un imprenditore che lavora nello sport. Il presidente ha risposto così:

"Mio padre è stato un maestro di Walter Veltroni. Io amo molto Veltroni, perché anche lui si diretta con il cinema e scrive bellissimi romanzi. Nel '96, lui stabilì che i club di calcio non fossero solo club, ma fossero società di capitali. Cosa fa una società di capitali? Deve avere i bilanci a posto e non può chiudere in rosso. Da lì è partita una nuova sfida che però pochi hanno raccolto.

Siamo ancora troppo istituzionalizzati, abbiamo troppo strutturato federativamente questo sport: abbiamo la FIGC, la UEFA, la FIFA, dove nessuno vuole staccarsi dalla poltrona che gli dà la visibilità. Voi immaginatevi: uno che prima era un piccolo avvocaticchio di un Paese slavo che si ritrova a comandare; uno che faceva il segretario e diventa il presidente dell'organizzazione mondiale del calcio e viene ricevuto da Trump, a Dubai ecc.. questi perdono la testa! Non molleranno mai la poltrona. Io dico: non la mollate, ma lasciateci organizzare lo sport come una vera impresa. Voi volete sempre rovinare tutto, sfasciare la macchina, fare tantissime partite per incassare più soldi, quando poi di questi incassi ce ne arrivano pochi. Qualcuno direbbe sono tanti, ma io dico che potrebbero arrivarcene di più. Rendetevi conto che con la nuova Champions League e le altre competizioni, alla Lega Serie A rimarrà ben poco tra qualche anno.

Io ho lasciato Los Angeles per venire al Napoli nel calcio, prendendo una società fallita, come fosse una start-up. Io mi sono sacrificato, mi sono divertito e mi diverto ancora come quando faccio i film. Però mi cascano le braccia quando poi vedo che intorno a me ci sono i fondi, le proprietà non sono mai presenti e non si è mai uniti in un ragionamento che sia foriero di qualcosa di formidabile per il futuro. Questo mi infastidisce, mi offende e offende il sentimento comune popolare di tutti i tifosi.

I tifosi non conoscono tutte le vere problematiche che sono dietro a tutto un sistema. Qualcuno può pensare che il presidente è uno sciocco, l'allenatore sbaglia, l'arbitro... ma è tutto il contesto che andrebbe impostato diversamente. Fare impresa è fare impresa. Fare presa, invece, lo lascio ai ladri. E se questo è un mondo di ladri, io devo cercare di combattere. Mi diverto ancora alla mia età e lo farò finché avrò fiato".

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