Napoli Basketball, Rizzetta: "SSC Napoli? Importantissimo per il progetto, vogliamo arrivarci in un modo o nell'altro in qualche anno! ADL lo invito a vita al palazzetto..." | VIDEO CN24

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Notizie basket Napoli - Matt Rizzetta è stato a Napoli, nel giro di 48 lascerà la città dopo aver visto il suo Napoli Basketball, maschile e femminile, giocare all'Alcott Arena in campionato ed Eurocup. È stato all’evento “L’impresa di fare sport: dall’America’s Cup ai progetti sociali per il territorio” tenutosi presso la Fondazione Banco di Napoli. Ma si è emozionato all'Ospedale Santobono-Pausilipon, tra i bambini meno fortunati: "In questi mesi stiamo lavorando intensamente sui nostri obiettivi del progetto, abbiamo lanciato la squadra femminile e abbiamo esordito in campo europeo, ma le situazioni viste all’ospedale sono state una esperienza unica per me stamattina ho capito la vera importanza della vita, che è molto fragile e imprevedibile. Vedere ragazzi che soffrono e affrontano problemi molto più grandi dei nostri ci fa capire che cosa conta davvero. Per me è stata un'esperienza unica. Un saluto a tutte le loro famiglie, che sostengono sacrifici molto più importanti di quelli che stiamo sostenendo noi in questo periodo”.

Prima di Napoli-Tofas Bursa di EuroCup, Rizzetta ci accoglie in sala stampa alla Alcott Arena per fare il punto della situazione in poco meno di mezz'ora, spaziando dalla sua presenza allo stadio Diego Armando Maradona, ospite di Aurelio De Laurentiis per Napoli-Bodo/Glimt, all'idea di portare il Napoli Basketball ai massimi livelli europei e mondiali, tra Eurolega e NBA Europe. Curiosità: ha alloggiato nell'hotel giusto a fianco a quello prediletto dal patron calcistico, al limite se avessero voluto vedersi e sentirsi avrebbero potuto farlo anche tramite balconate. Cosa che non può essere smentita con facilità, il contatto tra le parti, anzi.

"Parlando del progetto siamo ad un buon punto: sono 15-16 mesi che sono qui a Napoli e stiamo lavorando ad un progetto ambizioso, serio, senza fare il passo più lungo della gamba. Vedere il nome di Napoli all’apice in EuroCup è stato commovente, mi sento a casa e sono qui per mettermi a massima disposizione della piazza, ma non prometto nulla. Abbiamo le idee chiare e il mio impegno è mettere la nostra squadra, sul campo e fuori, in condizione di rendere al meglio. I risultati sono però imprevedibili, quindi serve unità e finora ho trovato tanta sintonia, come abbiamo sempre cercato e voluto. La piazza ha esigenze particolari, cercherò sempre di migliorarmi.

Ho incontrato De Laurentiis ieri sera allo stadio, sono stato suo ospite al Maradona: ho un grandissimo rispetto e stima per lui, sulle nostre idee ci sono state ispirazioni a ciò che ha fatto lui. Non è un segreto, sono qui a Napoli per cercare di costruire un progetto ambizioso, polisportivo, che pian piano stiamo cercando di portare avanti. Il pezzo calcistico è importantissimo nella nostra visione, in un modo o nell’altro, nel giro di qualche anno, la nostra volontà è di arrivarci. Attraverso Napoli voglio ribadire che ho un impegno a Campobasso e a loro devo molto. La strategia calcistica fa parte del piano, dipende se proseguiremo tramite De Laurentiis o tramite un’altra strada su cui stiamo ragionando.

Proprietà americane in Italia? Sicuramente, quando abbiamo visto questo trend, il basket era fortemente in crescita e, se analizzavi i dati, c’era la NBA che investiva, la NCAA con gli accordi NIL. Iniziava a diventare una realtà la commistione americana ed europea. Scorciatoie io non ne ho mai prese, non volevo andare a Roma rimuovendo realtà per ambire a un obiettivo commerciale: ho cercato e deciso su Napoli perché volevo migliorare una comunità già in essere, una piazza importantissima e conosciutissima, anche se nel basket non è mai cresciuta come meritava. Sono fiero, i fatti dimostrano che anche altri cercano di inserirsi in questo ambito. Io penso che l’ambiente del basket italiano stia crescendo, c’è rispetto per la cultura locale e io, in 18 mesi, ho sempre cercato di rispettare la cultura napoletana in maniera importante, aggiungendo una mentalità americana, commerciale e imprenditoriale, che potesse aggiungere valore. Spero, in un’ottica futura, quando arriveranno altri gruppi stranieri in Italia, che questi abbraccino comunità già esistenti, aggiungendo dei valori.

Polisportiva Napoli con il calcio? La cosa più importante è la programmazione vera, anche a Campobasso l’abbiamo fatto: se un giorno dovessi avere l’onore e il piacere di prendere una società legata alla polisportiva che stiamo costruendo, che sia a Napoli o in un’altra realtà, bisogna avere una programmazione sul patrimonio calcistico e sociale del bene che porti avanti. Qui bisogna investire in strutture e settore giovanile, sono cose fondamentali a prescindere. Se dovessi andare avanti su una strada calcistica, nel basket o altrove, questi sono i passi più importanti da fare.

De Laurentiis ha fatto un grandissimo lavoro, ha costruito un modello sostenibile vincendo, è qualcosa di unico. Ora fa fatica? Bisogna guardare dieci anni avanti: questa realtà cosa potrebbe essere? Cosa si può fare? Costruire impianti, investire nella comunità e nel settore giovanile, iniziare a ottenere appeal internazionale, come stiamo facendo con il basket. Non credo ci sarebbero tante variabili. Non ho avuto appuntamenti con De Laurentiis, però, ma lo invito a vita al palazzetto.

Eurolega? La cosa più bella per me è che, quando abbiamo iniziato questo percorso, ho scelto Napoli e non altre realtà più storiche perché ho creduto nelle potenzialità. Ho sempre creduto nella nostra volontà di entrare al livello più alto europeo e mondiale. Mi sono sempre detto: se solo potessi introdurmi e farmi conoscere, sicuramente penso che loro avrebbero visto ciò che ho visto io in società. Con un amico in comune ho incontrato NBA ed Eurolega e abbiamo fatto passi in avanti. Siamo stati voluti e amati da NBA ed Eurolega, ancora non sappiamo quale sarà la struttura burocratica, ma sono fiducioso che, quando avranno deciso di far entrare altre franchigie, ci saremo anche noi. Sarei scioccato se non entrassimo in Eurolega, dopo tutti questi sforzi fatti e i rapporti che vantiamo con i leader dell’Eurolega e i 13 shareholders.

NBA? Siamo in buonissimi rapporti con chi gestisce questa iniziativa, in questo momento la priorità rimane l’Eurolega e la mia strategia è quella di rimanere in buoni rapporti con entrambi. Poi, al momento giusto, con maggiore chiarezza, saremo nella posizione di decidere.

Investitori americani su Napoli? Sto cercando di migliorarmi sotto l’aspetto comunicativo, il cestista dei New York Knicks Josh Hart è un grande amico e un tifoso di Napoli ed è stato qui in viaggio di nozze. Ma non voglio commettere errori come lo scorso anno.

Title sponsor? Stiamo lavorando su due-tre marchi, trovarne uno tanto per è facile, ma noi cerchiamo uno in grado di sposare il nostro progetto, di condividere i nostri valori come marchio e piazza internazionale. Nei prossimi giorni penso che avremo belle notizie.

L’investimento fatto qui a Napoli è sportivo e commerciale, è qualcosa che deve avere un ritorno e io penso che i dati economici parlino da soli: due o tre anni fa potevi prendere e acquisire una società di basket europeo per poco, ora le grandi piazze hanno una valutazione di 3-4 milioni di euro. Poi c’è un bilancio da gestire, perdite e utili. Per quanto riguarda il valore e il patrimonio, le valutazioni societarie mi portano a pensare che Napoli sia un gioiellino. Ci sono due gruppi che avevano squadre NBA tra le proprietà e volevano entrare in NBA Europe, e mi hanno chiamato per capire se fossimo aperti ad accogliere altri soci di livello.

I risultati stagionali finora? Il Napoli Basket è una realtà maschile e femminile, sono contento del lavoro svolto, ma già stiamo vedendo i frutti. Coach Repesa è una garanzia, stiamo giocando con sette uomini, ovvero i giocatori, poi il coach e poi i tifosi. C’è un gran lavoro dirigenziale dietro, c’è una bella sintonia e poi, sul mercato, va detto che è diverso dal calcio: il mercato del basket è sempre aperto, ma abbiamo una buonissima base e valuteremo. Sono arrivato qui umilmente, ma senza fare promesse. Se dovessimo pensare di poter arrivare a un punto in cui valuteremo di poter fare qualcosa di storico, uno sforzo in più non ci metterebbe paura"

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