Disciplina, squallore ed una città 'rapace'
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di Claudio Russo – twitter:@claudioruss
Il Napoli perde, e tutti sono scontenti. Tutti, a partire da Aurelio De Laurentiis passando per Rafa Benitez, i calciatori ed i tifosi azzurri. Vedere lo sgretolamento, partita dopo partita, di tante cose belle messe in piedi nel giro di un anno è stancante, desolante, lascia impietriti. C'è una frase, "United we stand, divided we fall". Uniti si resiste, divisi si cade. Il Napoli cade, ma le colpe da imputare sono per tutti.DE LAURENTIIS - A prescindere dall'impegno con i tifosi azzurri, il progetto-Napoli è suo ed i soldi pure. Il suo sfogo in conferenza stampa, mentre gran parte dei mezzi d'informazione stava smontando le attrezzature, ha l'effetto di un uragano. Uno sfogo covato forse da un po', ingrandito dalle ultime prestazioni e dagli ultimi risultati. Uno sfogo che arriva in ritardo? Può darsi, di certo uno sfogo che chiude il cerchio e i conti con le sue stesse dichiarazioni rilasciate a Dimaro, quando si arrischiò a parlare di scudetto: facile a dirsi, un pizzico più difficile a farsi se non si consegnano all'allenatore i mezzi adatti per farlo.
L'episodio di Maxime Gonalons e di Christoph Kramer, praticamente già chiusi e sfumati per problematiche indipendenti dalla volontà del Napoli, è il segnale più evidente: una società forte, che vuole osare e che nel giro di qualche settimana si gioca la Champions League, una società forte davvero e dotata della forza economica del Napoli sarebbe corsa ai ripari firmando un nuovo giocatore.
La mossa per Fellaini è stata giusta, ma se il direttore sportivo vola a Bruxelles per incontrare il giocatore lo fa per bloccarlo e non per tenersi in contatto in attesa di mosse mai arrivate. Altrimenti il filo rischia di spezzarsi e si finisce per affrontare il preliminare senza uno straccio di nuovo acquisto in un reparto che necessitava terribilmente di rinforzi di qualità. Chiesti da Benitez, cercati da De Laurentiis, avvicinati da Bigon. Mai arrivati. Qualche tempo fa ha ammesso di dover rinforzare difesa e centrocampo, a quel punto rischia di finire ancora una volta sul banco degli imputati.
BENITEZ - Qualche settimana fa scrivevamo "un allenatore che, pur conscio dei limiti della propria squadra (frutto sempre delle scelte societarie fatte sul mercato), prova a spingere i suoi uomini al limite e anche oltre, rischiando di schiantarsi e andare incontro all'autodistruzione". Il problema è che la strada intrapresa è esattamente questa qui. Rafa si è trovato con le mani legate da diktat societari legati al mercato che lo hanno privato dei giocatori chiesti, dovendo accontentarsi di una rosa senza uno straccio di leader all'interno dello spogliatoio.
Anche Benitez ha le sue colpe, senza mettere in mezzo il modulo che abbiamo saputo apprezzare nel suo biennio ma legato indissolubilmente a calciatori che l'anno scorso avevano un rendimento e quest'anno sembrano la peggior copia di loro stessi. L'allenatore spagnolo paga sicuramente le colpe di una squadra apparsa spesso poco concentrata in campo e quasi spavalda o addirittura tronfia, come se il risultato positivo le fosse dovuto a prescindere senza fare i conti con le squadre italiane, specialmente le piccole, che hanno sempre espresso prove concrete. Ha messo in campo decine e decine di formazioni diverse, ha cambiato decine e decine di combinazioni nei vari reparti ma il pallone non è mai entrato dentro. La fortuna non è tutto, ma aiuta.
C'è da dire, per rettificare i tanti che mettono Benitez nel mirino di De Laurentiis, che il presidente azzurro nel suo sfogo in conferenza stampa e su Twitter ha parlato di rispetto per la società e per l'allenatore, mettendo nel mirino i calciatori. Anche perchè, se De Laurentiis puntasse realmente Benitez e lo mettesse sul banco degli imputati a quel punto non gli avrebbe proposto un rinnovo contrattuale. Può aver influito il contratto in scadenza nella mente dei calciatori? Tutti dicono di no, ma forse per qualcuno può aver influito eccome. Ieri sera, finita la conferenza stampa, prima di uscire dalla sala ha mormorato un "mi dispiace, ma grazie" con una espressione nella quale era racchiusa la delusione per un'avventura che, salvo l'Europa League, davvero rischia di essere etichettata come fallimentare.
LA SQUADRA - Vuota, assente, senza leader, giocatori di livello discreto che prima si esaltano e poi si abbattono senza un minimo equilibrio. De Guzman e David López, per citare due acquisti di quest'anno, non sono quelli che si guadagnavano i sette in pagelle ma nemmeno i quattro. Sono due giocatori, loro ma anche altri, semplicemente non adatti totalmente ad una sfida, quella del Napoli e dei tre fronti da vivere al massimo dell'impegno auspicato da Benitez.
Semplicemente non ce la fanno. Molli una volta, fortissimi un'altra volta. Una squadra che, perso Reina, ha visto una fase difensiva balbettante che ha concesso troppe volte reti facili agli avversari. Una fase difensiva che, tuttavia, è stata sempre messa da parte da una fase offensiva in grado di segnare oltre cento gol l'anno scorso. Il Napoli è una squadra che non può non attaccare: non può non farlo perchè l'attacco azzurro è forte forte forte, i giocatori hanno sempre trovato facilmente la via del gol e hanno permesso di soprassedere sui difetti di una difesa mai completamente rinforzata dal mercato.
Ragazzi sprovvisti di carisma a partire dal capitano, ricchissimi di un talento che da solo non può portarti in alto, dotati di poca forza mentale in campo e conseguente reazione alle disavventure contro gli avversari: sprecare doppi vantaggi o non essere capaci di reagire dopo schiaffoni in avvio di partita sono due cose che, alla lunga, finisci col pagare. I calciatori, lo ripetiamo, non sono scarsi. Assolutamente. Ma sono usciti fuori, violentemente, i loro limiti quando si è trattato di affrontare tre competizioni al massimo. Al momento non possono essere sostenute, sarebbe bellissimo essere smentiti ma al momento la situazione è questa qui. Ha provato Higuain ad ergersi come leader, ci ha provato Gargano ma nè uno nè l'altro ci son riusciti.
L'accusa grave, però, è quella, in poche parole, di fare la 'bella vita': poco allenamento e molto divertimento, stando alle parole dello stesso De Laurentiis ("Napoli è una città di una bellezza rapace e piena di distrazioni. Allora decido che fino alla fine di campionato se non si cambia rotta, se non si è capaci di onorare la maglia che si veste, si sta in ritiro. Poichè il ritiro è scomodo in una città come questa, mi auguro che tutto ciò serva come una sferzata nell'orgoglio, di chi orgoglio ne ha tra l'altro"). Una città rapace e piena di distrazioni, un messaggio forte e chiaro.
PS: Si potrebbe parlare anche dei tifosi, certo, ma ascoltare cori come "Se non vincete vi massacriamo" fa calare drasticamente il livello. Già il Napoli naviga nelle peggiori acque da due anni a questa parte, ci mancherebbe solo il massacro. Bastano, e avanzano, lo squallore (cit.) delle ultime 6-7 settimane. Disciplina, squallore ed una città rapace: gli elementi giusti per evitare o meno l'autodistruzione.
"C'è bisogno di concentrazione, super allenamento, ma allenamento di testa, rispetto per i tifosi, per la società e per l'allenatore. Rispetto per loro stessi anche, è la prima cosa importante": il ritiro come punto di non ritorno, oltre il quale c'è solo il nulla pitagorico ed il vuoto pneumatico nel quale si perderebbe un progetto (che parolaccia da usare) che, come sulle montagne russe, prima sale su e poi scende giù. Un po' troppo giù. A causa di tutti, però.
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