Rizzetta a CN24: "SSC Napoli? Pronti a sederci con De Laurentiis, è un amico e lo stimo! Impossibile un progetto polisportivo senza calcio. Non sono qui per vendere fumo e non voglio illudere nessuno" | VIDEO

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Notizie basket Napoli - Matt Rizzetta è disponibilissimo e sorridente, si concede volentieri ai microfoni di CalcioNapoli24 dopo aver passato venticinque minuti in conferenza stampa a rispondere senza filtri ad ogni genere di domanda, che riguardi il suo Napoli Basketball di cui è presidente e imbattuto in Eurocup, ma anche il progetto Eurolega-NBA Europe e, ovviamente, la SSC Napoli.

di Claudio Russo (@claudioruss)

Ha incontrato il presidente Aurelio De Laurentiis allo stadio Maradona durante Napoli-Bodo/Glimt e lo ha fatto anche all’hotel De Bonart a Corso Vittorio Emanuele, la base operativa del suo omologo calcistico. Rizzetta, per ora, ha alloggiato dieci metri affianco, all’Hotel Parker’s. Così come c'è distanza tra le due strutture, così c'è distanza tra le ipotesi di valutazioni economiche per una cessione della SSC Napoli.

Da ottimo equilibrista, non si scompone e anzi sorride quando gli chiediamo se, dopo la partita di Champions League, sia più uno da team De Bruyne o uno da team McTominay. A distanza di qualche ora, avrebbe esultato al termine del match di Eurocup vinto dalla sua Napoli contro i turchi del Tofas Bursa per 105-101 dopo un tempo supplementare, con al suo fianco nuovi investitori ed una lunga serie di dirigenti della Underdog Global Partners, la sua azienda specializzata nella gestione e della consulenza di squadre sportive - la napoletanissima Nadia Cavezza, Executive Assistant; il Managing Partner Joseph Greco; l’Head of Operations, responsabile delle attività operative, John Hannaway; Carolyn Singer, che si occupa di marketing e della gestione dell’esperienza degli investitori in UGP. Tutti molto divertiti dopo una partita durata quasi tre ore.

Incontriamo Matt Rizzetta a margine della lunga conferenza, felpa del Napoli Basketball con logo in bella vista e l’amicizia confermata con Josh Hart, giocatore dei New York Knicks campioni in carica della NBA ma anche investitore finanziario, sicuramente un amico del club dopo la pubblicazione sui propri social, nelle scorse settimane, delle immagini della Alcott Arena festante. Hart ma anche con una e in più, heart, cuore: Josh ha vissuto la sua luna di miele in Costiera Amalfitana e ha visitato Napoli.

Dobbiamo partire dal calcio, perché Napoli è una città pallonara. Ci ha confermato che l'intenzione di puntare al pezzo più pregiato della polisportiva non è tramontata. Prima o poi, in un modo o nell'altro, questo obiettivo potrebbe concretizzarsi. A che punto siamo? E quanto sarebbe importante portare il Napoli al centro di questo progetto, che è sempre stato uno dei suoi obiettivi?

«Innanzitutto, voglio ribadire il mio impegno nei confronti di una realtà calcistica come il Campobasso, che mi ha dato tanto in questi ultimi sette anni, cinque dei quali da presidente. È un impegno che porterò avanti anche oggi, con piacere e convinzione. Non voglio mancare di rispetto a una piazza e a un popolo che mi hanno dato tantissimo in questi anni.

Detto questo, non nego che la nostra visione e la nostra strategia siano sempre state quelle di costruire una realtà polisportiva qui a Napoli, ispirandoci a modelli come Real Madrid, Barcellona e Bayern Monaco, tra le più grandi realtà polisportive al mondo.

È impossibile realizzare un progetto del genere senza una componente calcistica, un asset di valore patrimoniale, sociale e sportivo. Questo fa sicuramente parte della nostra strategia e siamo molto motivati a raggiungere l'obiettivo, in un modo o nell'altro.

Abbiamo già un paio di idee. Da parte nostra c'è anche la disponibilità a sederci nuovamente attorno a un tavolo con il presidente De Laurentiis, che è un amico e una persona che stimo tantissimo, che ha fatto la storia del Napoli. Se un giorno dovessi avere il piacere di diventare presidente qui, cercherei di portare avanti, con grande rispetto e ambizione, il percorso che lui ha costruito in questi ultimi vent'anni, provando magari a dargli ulteriore slancio».

L'ha emozionata vedere il pubblico dell'Alcott Arena tutto esaurito contro Milano? Ha detto di immaginare guardando ai prossimi dieci anni: una scena simile anche al Maradona, con lo stadio pieno e questa sinergia tra le diverse realtà della polisportiva, è così che immagina il futuro?

«Sì. Quando sono arrivato a Napoli, i tifosi storici mi hanno raccontato delle bellissime domeniche vissute tra gli anni Sessanta e l'inizio degli anni Novanta, quando si condividevano le giornate tra calcio e basket: la partita al Mario Argento, il pranzo in famiglia e poi tutti insieme allo stadio, che allora si chiamava San Paolo. Erano momenti che univano generazioni diverse.

Credo che rivivere quelle esperienze sarebbe qualcosa di straordinario. Farei di tutto per renderlo possibile. Naturalmente, non dipende soltanto da me, ma, per quanto riguarda il mio impegno, sia sul piano infrastrutturale sia su quello sportivo, potete contare sulla mia massima disponibilità e su quella del mio gruppo».

Ha parlato delle infrastrutture, un elemento decisivo per qualsiasi progetto sportivo. Al Napoli Calcio mancano alcune strutture fondamentali: penso al centro sportivo e al settore giovanile, aspetti sui quali il presidente De Laurentiis, per vari motivi, non è riuscito a intervenire come avrebbe voluto. Sarebbero queste alcune delle priorità del suo progetto nel caso in cui dovesse acquisire il Napoli?

«Questo vale per qualsiasi azienda, soprattutto in ambito sportivo. Quando si intraprende un progetto del genere, bisogna guardare almeno dieci anni avanti.

Non voglio illudere nessuno, né nel basket né nel calcio, nella pallavolo, nella pallanuoto, nel rugby o in qualsiasi altra disciplina. Non sono qui per vendere fumo o creare false aspettative. A prescindere dalla realtà che prenderemo in gestione, sarà necessario un periodo di transizione e di programmazione.

Se si trattasse di una società calcistica, dovremmo sicuramente pianificare un percorso di due o tre anni per sistemare le cose e creare le condizioni per compiere un salto di qualità. L'obiettivo, poi, sarebbe costruire nell'arco di cinque, dieci o vent'anni una realtà capace di competere a livelli sempre più alti, anche a livello mondiale.

È vero, si può anche riuscire a fare qualcosa di straordinario in una singola stagione. Ma la cosa più importante è riuscire a ripetersi anno dopo anno, garantendo continuità. Per farlo bisogna investire anche in quegli aspetti che oggi non producono risultati immediati, ma che potranno dare i loro frutti tra cinque, dieci o vent'anni».

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