Perché lo Stato dovrebbe aiutare società in rosso da decenni che usano la 'finanza creativa' per iscriversi? Basta con l'alibi Covid

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Perché lo Stato dovrebbe aiutare società in rosso da decenni che usano la 'finanza creativa' per iscriversi? Basta con l'alibi Covid

Il calcio chiede aiuti allo Stato dopo che per decenni non è riuscito a gestirsi

Ultimissime Napoli - Non c'era bisogno della pandemia per capire che tutto il sistema calcio italiano fosse ormai alla canna del gas. Vero, il lockdown ha messo in ginocchio tutti i club, specialmente quelli della B, C e dei Dilettanti che ormai vivono una situazione di sofferenza finanziaria da tempi non sospetti. Vero anche che il calcio è una delle aziende più importanti del nostro sistema economico per quello che produce e l'indotto che crea. Ed è anche vero che rappresenta una valvola di sfogo sociale in un periodo in cui, tra restrizioni di vario genere, il tifoso si aggrappa a quei 90' per svagarsi e distrarsi dale notizie quotidiane sul Covid.

Il calcio ora chiede una mano al Governo perché i ricavi sono diminuiti e molte società rischiano davvero di saltare per aria. Il cosiddetto 'sistema' scrive lettere, sollecita Conte e Spadafora, lancia ultimatum e con Dal Pino lancia il grido di dolore per un piatto sempre più vuoto. Ci chiediamo come mai gli stessi che in passato, sempre con norme governative ed escamotage, sono riusciti ad avere scorciatoie sconosciute a qualsiasi imprenditore per dilazionare debiti con l'erario oppure metterci una toppa per iscriversi ad un campionato. Perché mai i soldi dei contribuenti dovrebbero andare in soccorso ad un calcio che non sa autoregolarsi su conti e norme, che fa iscrivere squadre con debiti da capogiro (ad un imprenditore comune gli avrebbero già chiesto di chiudere) e permette con la 'finanza creativa' di gonfiare talvolta i bilanci altrimenti i potenti non potrebbero partecipare al campionato. Ha il diritto di chiedere aiuti chi riesce ad avere bilanci sani e non chi vuole cavalcare il momento per tappare buchi debitori da capogiro. 

Molti dicono che il calcio è impresa, ed allora come mai ad un imprenditore comune che non ha a che fare con Cristiano Ronaldo, Messi o Neymar gli vengono negati i privilegi del mondo del pallone? Forse quella è economia di serie B? Se il calcio va a rotoli non desse la colpa soltanto al Covid, ma si guardasse al suo interno per capire come mai il nostro pallone è diventato ormai una bolla di soldi del monopoli. Volete i prestiti? Bene, a patto si applichino gli stessi tassi d'interesse per tutti. Senza avere imprenditori di un cosiddetto Dio minore.

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