ESCLUSIVA - Manitta: "Napoli, che ricordi..dal Ballo di Nando al fallimento! Il pugno a Cagliari fu una bravata, volevo far sbagliare Kakà. Dalla laurea post-carriera ai luoghi comuni sul calcio..."

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ESCLUSIVA - Manitta: Napoli, che ricordi..dal <i>Ballo di Nando</i> al fallimento! Il pugno a Cagliari fu una bravata, volevo far sbagliare Kakà. Dalla laurea post-carriera ai luoghi comuni sul calcio...

"La mia carriera? Mi ritengo soddisfatto di ciò che ho fatto, anche perchè sappiamo quante sono le difficoltà per noi al Sud. Magari mi dispiace aver avuto problemi alla cartilagine del ginocchio già a 26 anni, forse è questo il rammarico più grande". Parola di Emanuele Manitta, ex portiere del Napoli ma anche di Ragusa, Messina, Lecce, Catanzaro, Bologna, Livorno (un'esperienza anche in Europa League, sebbene in panchina) e Siena. Quindici anni di carriera professionistica, interrotta nel 2009 per inseguire altro...e per tornare al primo vero amore sportivo, la pallavolo: "Eh sì, effettivamente sono stato dirottato dal volley al calcio: avevo le giuste qualità atletiche, poi piano piano mi sono appassionato..." racconta in esclusiva a CalcioNapoli24.

Avevi qualche idolo, no?
"A dir la verità no, all'inizio no. Con il passare degli anni però ho avuto dei punti di riferimento come Angelo Peruzzi oppure Alberto Fontana, che peraltro avete avuto anche voi a Napoli..."

Subito una curiosità: ad inizio carriera, ai tempi del Messina, segnasti un gol su azione contro il Castrovillari. Non accade tutti i giorni che un portiere segni...
"Non direi, anzi posso dire che è una cosa che, se ti va bene, capita una volta nella vita (ride, ndr)"

Nel 2000 in Serie C1 con il Messina non perdeste mai in casa (il primo ko arrivò solo alla ventesima giornata, ndr), e l'anno dopo arrivò il doppio salto: che ricordo hai del tuo primo anno in A, quello a Lecce da secondo di Antonio Chimenti?
"Un ricordo sicuramente bello, anche se il doppio salto comportò anche delle difficoltà: la categoria era davvero tosta, forse non ero pronto per un'esperienza del genere"

Prima di arrivare a Napoli tornasti a Messina in B, e nel 2002 fosti protagonista di un brutto episodio a Cagliari: ricevesti un pugno da un tifoso in mezzo al campo, cosa ti ricordi di quella sera?
"La verità? Non ho mai saputo niente, nè peraltro ho chiesto i motivi di quel gesto: fu la bravata di qualcuno, tutto qui"

Come arrivasti al Napoli? Eri il secondo del compianto Francesco Mancini, che ricordo hai di lui?
"Chiesi io di andar via dal Messina, avevo voglia di cambiare aria e di provare nuove esperienze...e qualsiasi sportivo del Sud accetterebbe l'offerta del Napoli, che a quel tempo si interessò a me. Con Francesco ebbi un ottimo rapporto nonostante la grossa differenza d'età che c'era, anche quando ci fu l'avvicendamento tra i pali e diventai io il titolare..."

E l'esperienza in azzurro? Tu vivesti l'ultimo anno e mezzo di vita della società, cosa ricordi di quei giorni del 2004? Ancora non si sapeva quale sarebbe stato il futuro del Napoli...
"Ho dei ricordi bellissimi, escludendo ovviamente il fallimento. Fino al gennaio del 2004 la società era stata brava a mantenere la situazione ovattata e ci dava sostegno: però da febbraio in poi capimmo che era finita, e nonostante tutto tenemmo fino alla fine nonostante i problemi esistenti"

Il vecchio centro sportivo di Soccavo ormai è caduto in stato di totale abbandono, però scovando in giro su Internet abbiamo trovato un articolo in cui c'è scritto che all'allenamento arrivò l'inviato di Libero, la trasmissione di Teo Mammuccari, che provò a farvi ballare il Ballo di Nando che a quel tempo era un vero e proprio tormentone. E tu desti la disponibilità...
"(Ride, ndr) Ricordo, ricordo! Ballai eccome, però venimmo preavvisati: il 'Ballo di Nando' lo facemmo in cinque-sei, tra i single e quelli magari più disinibiti... Di quel gruppo ricordo un mix di giovani come Floro Flores, Mariano Stendardo...mi inserisco pure io! In quella rosa c'erano sia i giovani che i calciatori più esperti e navigati"

Passano gli anni, e con essi arriva l'esordio in Serie A con il Livorno: debuttasti contro la Roma, e a San Siro col Milan ti ritrovasti un certo Kakà sul dischetto del rigore. Magari gli dicesti qualcosa per farlo sbagliare, no?
"Lo ricordo quel rigore...lui stava cercando il buco della valvola sul pallone, ed io gli dissi dov'era: magari sbagliava (ride, ndr)"

Ripercorrendo la tua carriera, ci sono un allenatore ed un compagno di squadra che ricordi con più piacere?
"Me ne vengono in mente tanti: ad esempio Luigi Simoni oppure Marco Giampaolo, senza dimenticare la buon'anima di Franco Scoglio. Tra i calciatori invece scambio ancora gli auguri per le festività con alcuni ex compagni, ma i rapporti sono un po' più rari..."

Ti sei ritirato a 32 anni, hai preferito riprendere gli studi universitari invece di restare in panchina ed avere lo stipendio: una scelta non comune, come mai?
"Comincio col dire che a 32 anni non ne avevo più perchè la cartilagine del ginocchio continuava a darmi problemi. Poi gli studi di Scienze Motorie mi sono sempre piaciuti, e piano piano sono riuscito ad arrivare al risultato della laurea"

Eppure non è semplice, di questi tempi, trovare calciatori laureati...
"Non è vero, col passare degli anni il numero è aumentato..."

Completo la domanda, allora: spesso si dice che i soldi prendano il sopravvento già dalla giovane età ed il calciatore è portato a mettere da parte l'istruzione. Luogo comune oppure no?
"Luogo comune, secondo me. Così come tanti altri luoghi comuni sul mondo del calcio: magari su mille calciatori ce ne sono uno o due che sono single e finiscono sotto i riflettori per ciò che fanno fuori dal campo...ma è sbagliato dire che siamo tutti sbadati oppure festaioli"

Ti sei laureato presentando una tesi sulla formazione del portiere nel calcio moderno: quanto è cambiato il ruolo negli anni? Viene in mente Manuel Neuer per la capacità di giocare con i piedi, ma anche Pepe Reina...
"La preparazione in sostanza è rimasta la stessa, però adesso il portiere viene 'costruito' anche come calciatore: all'inizio si dedicava un 10% a questo aspetto, mentre adesso è il 40% magari a discapito della tecnica..."

Che ne pensi dello spagnolo? 
"Sono un estimatore, lo ritengo completo e non plateale. Di lui ad esempio mi piace l'intuito, così come lo stile e la postura in campo"

Reina però va per i 35 anni, bisogna iniziare a pensare a chi potrebbe prendere il suo posto in futuro: un nome per sostituirlo?
"Fatico a trovarne uno, in verità: Napoli è una grande piazza ma molto esigente, forse la pressione è superiore rispetto alla Juventus e al Milan. Per giocare in azzurro devi avere le spalle larghe, oppure un po' di incoscienza..."

Negli anni la scuola italiana dei portieri sembra aver perso un po' di smalto: mancanza di talenti oppure cattiva gestione? 
"Parto dal presupposto che ritengo la scuola italiana la migliore al mondo, però forse mancano i talenti. Mi spiego: i ragazzi di adesso fanno poca attività motoria, non c'è molta attenzione, ed allora vengono fuori le lacune..."

Abbiamo ripercorso un po' tutta la tua carriera...ma adesso? L'attualità di Manitta in cosa consiste?
"Per adesso sono fermo (fino alla stagione scorsa aveva un incarico al Catania, ndr), però mi piacerebbe ottenere l'abilitazione per insegnare educazione fisica. Per il resto mi occupo a tempo perso...o a tempo guadagnato, dipende dai punti di vista, della squadra di volley della mia città (Randazzo, ndr) per la quale mi occupo della preparazione atletica".

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