22-04-2019
22:00
Secondo posto e quarti di finale di Europa League, se c’è (e c’è) un netto scostamento tra parte della tifoseria e squadra qualche motivo dovrà pur esserci. Nel giorno di Pasquetta, con uno stadio semideserto, i messaggi dagli spalti fanno più rumore dei gol mangiati dal Napoli.
La partita con l’Atalanta passa in secondo piano (ed è quanto dire), i ricordi vanno ad un anno fa, quando tutto sembrava possibile. Quest’anno il discorso scudetto era chiuso già prima di Natale. Questa mancanza di indecisione, l’assenza di imprevedibilità in campionato: alla fine il Napoli le ha pagate a caro prezzo. Con una delle cose che fa più male all’ambiente: il distacco tra una grossa fetta di tifosi e il club, che a tratti sembra colpire anche i giocatori. I fischi ad Insigne un esempio, ma non solo. "Onorate i nostri colori", come se costantemente ci fosse bisogno di un incentivo per accendere la fiammella di una squadra a cui troppe volte manca benzina mentale.
De Laurentiis e Ancelotti si facciano delle domande. Perché è vero che questo pubblico si è imborghesito. Ma è pur vero che le responsabilità vanno ripartite. L’anno scorso anche mettendo una partita alle 3 di notte si sarebbe arrivati tranquillamente a 30mila spettatori. Quest’anno una cifra del genere sarebbe da big match. Solo “colpa” della Juve?
Quella dell’anno scorso resta una stagione che fa storia a sé, difficilmente paragonabile. Ma è sinceramente triste che una squadra, con Carlo Ancelotti in panchina e risultati fondamentalmente sufficienti, sia un corpo estraneo alla tifoseria. A fine stagione la società dovrà interrogarsi su come sanare questa crepa: il calciomercato è solo uno dei mezzi a disposizione per farlo, ma non l'unico.
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