Scelta giusta, tempi sbagliati

Editoriale  
Il saluto di Marek Hamsik dopo Napoli-SampdoriaIl saluto di Marek Hamsik dopo Napoli-Sampdoria

HAMSIK CINA, fine di un'era nella SSC Napoli. 12 anni dopo, Marek Hamsik saluta l'azzurro per trasferirsi in Cina. Il commento di una clamorosa trattativa che ha scosso la città

HAMSIK IN CINA - La fine di un'era nel modo e nel momento più inaspettato in assoluto. Carpe diem. Marek Hamsik l'ha fatto, la SSC Napoli no. O almeno non come avrebbe dovuto, cioè nel rispetto di una tifoseria e di una meravigliosa storia d'amore lunga 12 anni. Perché andava onorato tutto diversamente, con una tributo degno di un grande emblema e un doveroso riconoscimento a una delle ultime bandiere. Invece no. La notizia serpeggia piuttosto silenziosa nel ventre del San Paolo, per poi esplodere all'improvviso e scuotere una città che aveva appena ritrovato il sorriso. Ci pensa ancora Carlo Ancelotti, l'uomo-manager che silente sta cambiando cultura e tendenze all'ombra del Vesuvio: sempre faccia a faccia con la verità, nel rispetto di tutti e per la massima trasparenza dovuta. I tempi cambiano: ora si parla di calciomercato e situazioni delicate senza segreti di pulcinella o indagini segrete alla FBI. Normalità per chi proviene dall'Olimpo del calcio, meno per chi era abituato a tutt'altro. Era successo già con Allan nel pre partita di Milan-Napoli, poi con la schiettezza su Hirving Lozano e Pablo Fornals e ora anche col Capitano. 

Sarà dunque addio dopo quell'eterno 28 giugno 2007. Una svolta storica e tremenda contro la classica filosofia aziendale. Perché mai, prima di adesso, c'era stata una cessione pesante nel pieno della stagione. Figuriamoci poi se si trattasse dell'emblema partenopeo. La situazione di Allan sembrava aver rafforzato e questa diktat societario, invece sullo sfondo si muoveva qualcosa di altrettanto rumoroso. E alla fine, diciamolo, la decisione di entrambe le parti non è sbagliata: Aurelio De Laurentiis frà plusvalenza anche 10 anni dopo intascando una cifra quasi impossibile per un 31enne, il giocatore coglierà invece l'occasione di una vita con un mega ingaggio sul finale di carriera. Tutto giusto, ma fino a un certo punto. Poi subentrano i discorso legati alla programmazione, alla situazione attuale e agli equilibri da considerare e la conclusione cambia: andava fatto, sì, ma non ora. Bisogna avere il coraggio di dirsi addio un'estate fa, capire che si era alla fine di un glorioso ciclo senza forzare troppo la mano come è stato fatto. Perché che il giocatore volesse vivere una tale esperienza, non lo si scopre oggi. Così come anche la stessa trattativa non è esplosa di certo all'improvviso. E allora bisognava accontentarlo fin da subito, concedendo così un'uscita idonea e gloriosa. Invece ora sembra quasi uno strappo furtivo, una macchia proprio sul finale di una favola meravigliosa. Anche perché, si fosse saputa prima questa situazione, a Fuorigrotta ci sarebbe stato un plebiscito ieri sera e non un San Paolo semi vuoto. 

Al di là di tutto, c'è poi anche una stagione da considerare. Perché perdere Hamsik senza aver preso un sostituto, nonostante le presenze di Fabián RuizPiotr Zielinski e Amadou Diawara, non sarà semplice. Né dal punto di vista numerico né tecnico. E' bastato vedere come è cambiato il giro palla ieri con lo slovacco in campo, autore tra l'altro di un'apertura meravigliosa in occasione dell'1-0. E' una cessione che trascende i sentimenti e gli obiettivi: prima il business, poi tutto il resto. Non importa indebolirsi per questo finale di stagione, perché il sogno scudetto è ormai andato e la Coppa Italia anche è sfumata. Resta l'Europa Leage, sicuramente, ma la rosa è sufficiente. E in ogni caso sarebbe troppo un azzardo, per entrambi, rinunciare a una tale occasione per un obiettivo possibile ma lungo e imprevedibile. Molto probabilmente sono state queste le conclusioni tratte in casa Napoli. Così in vista dell'ennesima stagione che sembra sfilare tra le mani, la dirigenza ha convenuto per l'avvio di un cambio generazionale già in programma e che probabilmente vedrà altri protagonisti come Dries Mertens e José Callejon. Il rischio di un contraccolpo però ora esiste, perché l'organico conta con due giocatori in meno e un Allan a cui quest'addio magari riaprirà la ferita parigina. Una cosa è certa: la SSC Napoli è in un periodo di transizione, tra la fine definitiva dei cicli Benitez-Sarri e l'avvio effettivo di quello ancelottiano. Resta l'amarezza per una festa scudetto che Hamsik non ha mai vissuto ma che avrebbe meritato in tutto e per tutto. 

Non doveva finire così. Bastava cederlo in estate, come giusto che fosse. In bocca al lupo, capitanoNapoli sarà eternamente grata.

di Pasquale Edivaldo Cacciola 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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