De Laurentiis: "Scudetto? Ogni anno può essere quello del Napoli, il calcio può essere il riscatto per la città. Non ho nulla da farmi perdonare con Higuain"

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Intervista De Laurentiis al Corriere della Sera del 08/09/2017Intervista De Laurentiis al Corriere della Sera del 08/09/2017

Dal Festival del Cinema di Venezia, Aurelio De Laurentiis ha rilasciato una lunga intervista al Corriere della Sera. Ecco alcuni passaggi evidenziati da CalcioNapoli24.

Aurelio è il nome di suo nonno.
"Irpino di Torella dei Lombardi. Sposò nonna Giuseppina, che era di Torre Annunziata, e aprì un pastificio: “Pasta extra di lusso Aurelio De Laurentiis” era il marchio. Ora voglio cominciare a produrre pasta con quel marchio. Già produco un olio premiato a Barcellona per il miglior involucro. Vorrei investire anche sul mondo dei gelati e sull’agricoltura bio".

Ma lei si sente romano o napoletano?
"Napoletano. Il più bel ricordo d’infanzia è il ragù con cui la nonna condiva le candele o gli ziti fumanti".

Lei quando esordì?
"Nel 1968 la Dino De Laurentiis produsse Rosolino Paternò, soldato e mio padre mi iniziò al cinema come aiuto segretario di produzione: mi alzavo alle 4 e mezza del mattino per vestire migliaia di comparse. Gli attori erano Nino Manfredi, Peter Falk, Martin Landau e Jason Robards. Il film era girato in inglese, di cui Nino e il regista Nanni Loy non sapevano una parola. In più Loy era un fervente comunista che inveiva contro l’America; Robards per protesta si rapò a zero, dovetti procurargli una parrucca. Sergio Leone nel ’64 reinventa il genere western, Bava il genere horror... questi film girati in inglese conquistano l’estero, facendo raggiungere all’industria cinematografica italiana il secondo posto nel mondo. Ma gli americani ci ricordano che i patti non sono quelli. E il governo impone una legge, la 1213, che uccide il nostro cinema a livello internazionale, costringendo a girare solo in italiano, con personale artistico e tecnico italiano, in teatri italiani. Allora Dino deciderà di trasferirsi, più tardi, in America".

Dove ora è andato suo figlio, Luigi.
"Che mi ricorda molto mio padre. Si è ricreata la coppia Luigi e Aurelio De Laurentiis: papà il diplomatico, io il guerriero. Perché, sia chiaro, io continuo a crederci, a investire sul grande schermo. Domani (oggi, nda) assegniamo a Venezia il premio alla migliore opera prima, come da 22 anni a questa parte: e oltre al Leone d’oro per il Futuro intitolato a mio padre Luigi daremo anche centomila dollari da dividere tra regista e produttore. Torniamo a cosa fare nel nostro mondo, è il momento di diversificare".

De Magistris com’è?
"Con un miliardo e 700 milioni di deficit all’anno, fa quello che può. A Napoli e a Roma ci vorrebbe un Marchionne. Un grande manager, altro che un sindaco".

Nel calcio sarà l’anno del Napoli?
"Ogni anno può esserlo".

Con Higuain vi siete perdonati?
"Non ho nulla da farmi perdonare. Higuain fu una mia intuizione. Al Real stava spesso in panchina. Lo pagai 38 milioni. Napoli gli ha dato moltissimo. È una città che ha un grande bisogno di amare. Autolesionista, incapace di vedere la verità. Sottomessa da secoli, sempre alla ricerca di un riscatto legato a qualcosa di impossibile; che diventa possibile con il calcio".

Lei è il nuovo capo del marketing della Lega europea. Come mai?
"Il marketing per me è la liason tra il fruitore e il prodotto. Il mio committente è il pubblico. Il poeta ha la voce, il letterato la carta; il film è un’opera dell’ingegno che si realizza attraverso un processo industriale, cui lavorano centinaia di persone. Deve rispondere a regole di mercato. I film che mi sarebbe piaciuto fare non li avrebbe visti nessuno".

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