Diego Armando Maradona

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Diego Armando MaradonaDiego Armando Maradona

Diego Armando Maradona: biografia, carriera, storia, vita privata, curiosità, premi, vittorie, problemi di salute, Messi, Pelè, Napoli

Diego Armando Maradona è un ex calciatore argentino. Attualmente è un allenatore di calcio e dirigente sportivo dei Dorados.


DIEGO ARMANDO MARADONA, LA BIOGRAFIA

Nato a Lanús il 30 ottobre 1960 da Diego e DalmaMaradona è stato capitano della Nazionale argentina vincitrice del Campionato del Mondo 1986. Noto anche come El Pibe de Oro ("il ragazzo d'oro"), è considerato uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi della storia del calcio. Diego Armando Maradona è padre di 5 figli. Nel 2009, invece, nasce Benjamin, suo primo nipote, dato alla luce dal calciatore Sergio Agüero e di sua figlia Gianinna. Il 5 luglio 2017 ha ricevuto la Cittadinanza Onoraria dal Comune di Napoli a palazzo San Giacomo con conseguente festa a Piazza del Plebiscito. Suo figlio Diego Jr, così come i suoi fratelli Hugo e Raúl e i i suoi nipoti Diego Hernán ValeriNicolás e Santiago Villafañe, sono tutti calciatori.

MARADONA, LA CARRIERA

In venti anni di carriera ha vestito le maglie di Argentinos Juniors, Boca Juniors, Barcellona, Napoli, Siviglia e Newell's Old Boys. Non è mai potuto entrare nelle graduatorie del Pallone d'oro, perché fino al 1994 il premio era riservato ai giocatori europei: per questo motivo nel 1995 vinse il Pallone d'oro alla carriera

  • Argentinos Juniors 1976-1981: Maradona iniziò a giocare da piccolo nella squadra del padre, l'Estrella Roja, di cui Diego era il talento più apprezzato. L'acerrima antagonista era la squadra del miglior amico di Maradona: Goyo Carrizo. Fu proprio questo a farlo partecipare ad una selezione nelle giovanili dell'Argentinos Juniors di Buenos Aires. Entrò così a far parte delle Cebollitas (Cipolline), la squadra giovanile dell'Argentinos, il 5 dicembre 1970 a 10 anni. Il suo primo allenatore fu Francisco Cornejo, che all'inizio non credette alla giovane età di Maradona. Infatti, gli fu addirittura richiesto un documento, che però non aveva con sé al momento del provino. Con lui in rosa, la squadra giovanile raggiunse una striscia di 136 risultati utili consecutivi. Dopo sei anni nelle giovanili, Maradona iniziò la sua carriera da professionista nell'Argentinos Juniors nel 1976, debuttando con la maglia numero 16 il 20 ottobre nella partita contro il Talleres, dieci giorni prima di compiere sedici anni. Poco prima di farlo esordire l'allora allenatore dell'Argentinos Juniors, Juan Carlos Montes, disse a Maradona: "Vai Diego, gioca come sai". In tutta risposta, Diego fece subito un tunnel al primo avversario che gli si parò davanti, Juan Domingo Patricio Cabrera. Iniziò così a giocare spezzoni di partite fino a diventare titolare. I primi gol nell'Argentinos arrivarono il 14 novembre dello stesso anno, con una doppietta al San Lorenzo. Nel 1978 divenne capocannoniere del campionato argentino con 22 reti, di cui una dal dischetto di centrocampo dopo il fischio d'inizio. Nel 1979 e nel 1980 vinse il Pallone d'Oro sudamericano, il premio che spetta al miglior giocatore del continente. Sempre nel 1980 mise già a segno uno dei più bei gol della sua carriera nella partita contro il Deportivo Pereira disputata il 19 febbraio. Lui stesso ha affermato che si tratta del più bel gol in assoluto da lui realizzato. Chiuderà con la maglia dell'Argentinos con 166 presenze e 116 gol.
  • Boca Juniors 1981-1982: successivamente approda al Boca Juniors, la squadra per la quale tifava il padre, nella trattativa, oltre a un conguaglio di 2 milioni di dollari, hanno cambiato casacca Salinas, Santos, Bordón, Zanabria e Randazzo, tutti passati all'Argentions. Per il passaggio alla nuova squadra fu organizzata un'amichevole con l'Argentinos, il 20 febbraio 1981. Maradona giocò il primo tempo con i vecchi compagni e la ripresa con il Boca Juniors. L'amichevole finì 3-2 per l'Argentinos, con un gol di Maradona. Due giorni dopo il debutto ufficiale alla Bombonera, il Boca vinse contro il Talleres per 4-1, con doppietta di Maradona. Un infortunio lo fermò per quattro giornate, e al suo rientro segnò 28 gol in 40 partite e guidando il Boca Juniors alla vittoria del Campionato Metropolitano di Apertura 1981. L'anno successivo, a causa di problemi economici, il Boca Juniors dovette privarsi di Maradona, non essendo in grado di pagare il suo trasferimento definitivo, visto che era arrivato in prestito. Si fece quindi avanti il Barcellona, con l'offerta di un milione e duecentomila peseta spagnole (pari a circa dodici miliardi di lire). L'ufficializzazione arrivò dopo i Mondiali del 1982, disputati proprio in Spagna e per i quali Maradona venne convocato per la prima volta. In un'intervista del 2013 raccontò: "Prima che io andassi al Barcellona la Juventus mi ha contattato attraverso Omar Sivori, ma io in quel momento ero troppo piccolo e non avevo voglia di andarmene dall'Argentina, e poi l'avvocato Agnelli aveva un grosso problema con la Fiat, e portare un giocatore come me, con quello che costavo, poteva far restare male tutti gli operai della Fiat e non ne abbiamo parlato più. Sono rimasto in Argentina".

  • Barcellona 1982-1984: il 5 giugno 1982 diventò un giocatore del Barcellona dell'allora presidente Josep Lluís Núñez. Fu colpito da diversi infortuni, fino a un'epatite virale lo allontanò dai campi per oltre tre mesi. In Coppa delle Coppe i catalani furono eliminati ai quarti di finale dall'Austria Vienna, e Maradona poté giocare solo la partita di ritorno allo stadio Camp Nou a causa dell'epatite che ancora lo debilitava. A fine anno il Barcellona ottenne il quarto posto nel campionato spagnolo, vincendo la Coppa del Re, sconfiggendo il 4 giugno 1983 in finale il Real Madrid, e la Copa de la Liga nella doppia finale sempre contro il Real Madrid (2-2 all'andata il 26 giugno 1983 e 2-1 al ritorno il 29 giugno 1983), con un gol di Maradona in entrambe le partite. La stagione 1983-1984, con César Luis Menotti sulla panchina del Barcellona, Maradona segnò una tripletta nella partita di Coppa delle Coppe contro la squadra tedesca del Magdeburgo, la partita terminò 5-1. Alla quarta giornata di campionato, durante l'incontro fra Barcellona e Athletic Bilbao, mentre la partita era sul 4-0 a favore del Barça, Maradona subì un infortunio per un fallo del difensore dell'Athletic Andoni Goikoetxea Olaskoaga. Durante il suo infortunio il Barcellona vinse la Supercoppa spagnola nella doppia finale con l'Athletic Bilbao (1-3 all'andata il 26 ottobre 1983 e 0-1 al ritorno il 30 novembre 1983). Rientrato all'inizio del 1984, grazie alle cure del suo medico di fiducia Ruben Dario Oliva, Maradona condusse il Barcellona a sei risultati utili consecutivi, fino a quando una sconfitta di 2-1 contro il Real Madrid fermò i blaugrana. Intanto a marzo riprese la Coppa delle Coppe: il Barcellona contro il Manchester Utd vinse 2-0 la gara d'andata, ma il 3-0 del ritorno per gli inglesi lo condannò all'eliminazione. Nella stagione 1983-1984 il Barcellona arrivò ancora una volta lontano dal primo posto nella Liga. Maradona giocò 16 partite in cui segnò 11 gol. A maggio si tenne la finale di Coppa del Re fra Barça e Athletic Club, gara che segnava l'occasione per Maradona per rincontrare Goikoetxea. Alla fine della partita, vinta dal Bilbao per 1-0, Maradona si avventò contro il giocatore basco, innescando una maxi rissa tra le due squadre. In seguito si scusò personalmente in un incontro ufficiale con il re di Spagna Juan Carlos«Mi stanno uccidendo, non possono più tenermi in questa incertezza. Il Barcellona deve decidere prima possibile se tenermi ancora oppure no. Ormai mi sembra quasi tutto fatto, tra l'altro l'offerta del Napoli non può che essere considerata ottima.». Maradona prima di lasciare il Barcellona.

MARADONA  AL NAPOLI

  • Napoli 1984-1991: «Voglio diventare l'idolo dei ragazzi poveri di Napoli, perché loro sono come ero io a Buenos Aires.» (Diego Armando Maradona alla presentazione al San Paolo il 5 luglio 1984). E' cosi che iniziò la sua avventura in azzurro. Ripresosi completamente dall'infortunio, infatti, Maradona fu ingaggiato dal Napoli per 13 miliardi e mezzo di lire. Il contratto fu firmato senza che il Napoli avesse la liquidità per regolarizzare l'acquisto; il denaro venne versato solo in un secondo momento. Il 5 luglio 1984 Maradona venne presentato ufficialmente allo stadio San Paolo e fu accolto da circa ottantamila persone, che pagarono la quota simbolica di mille lire per vederlo. Nella prima stagione il Napoli raggiunse una posizione di centro classifica, mentre l'anno successivo ottenne il terzo posto. Il Napoli vinse il suo primo scudetto nel campionato 1986-1987 alla guida del tecnico Ottavio Bianchi, battendo dopo trentadue anni la Juventus al "Comunale" di Torino. Il 10 maggio 1987 il Napoli pareggiò per 1-1 la partita casalinga con la Fiorentina conquistando matematicamente il suo primo scudetto. Il Napoli vinse anche la sua terza Coppa Italia, vincendo tutte le 13 gare, comprese le due finali disputate contro l'Atalanta. L'accoppiata scudetto/coppa fu un'impresa che fino a quel momento era riuscita solo al Grande Torino ed alla Juventus. Nella stagione 1987-1988 il Napoli di Ottavio Bianchi partecipò per la prima volta alla Coppa dei Campioni, venendo eliminato dopo un doppio confronto con il Real Madrid. In campionato il Napoli, fino alla ventesima giornata, mantenne cinque punti di vantaggio sulla seconda, quindi si fece superare dal Milan, perdendo quattro delle ultime cinque partite. Maradona fu capocannoniere del torneo con 15 reti all'attivo. Nel 1994 un pentito camorrista sostenne che Maradona e compagni avevano venduto lo scudetto su pressioni del Clan Giuliano di Forcella che, in caso di vittoria dello scudetto da parte dei partenopei, avrebbe perso decine di miliardi nelle scommesse clandestine, accuse che successivamente si riveleranno infondate. Nel 1989 il Napoli sfiorò il triplete, concludendo il campionato ancora al secondo posto, dietro l'Inter dei record, arrivando in finale di Coppa Italia e vincendo la Coppa UEFA dopo aver battuto nella doppia finale lo Stoccarda (2-1 all'andata e 3-3 al ritorno). Durante l'estate del 1989, Maradona fu quasi sul punto di trasferirsi al Marsiglia: aveva già firmato il contratto, ma poi il presidente del Napoli, Corrado Ferlaino, bloccò la trattativa. Nella stagione 1989-1990 a Bianchi subentrò Albertino Bigon. Maradona non giocò le prime partite della stagione e venne sostituito da Gianfranco Zola, rientrando presto in squadra. Il campionato fu riconquistato dal Napoli con Maradona pronto a presentarsi ai Mondiali fregiandosi del titolo di Campione d'Italia. Ultima stagione italiana La stagione 1990-1991 cominciò con la vittoria nella Supercoppa italiana del 1990 ottenuta battendo la Juventus per 5-1. Nelle prime tre partite di campionato, invece, la squadra ottiene un punto. In Coppa dei Campioni, dopo la doppia vittoria sugli ungheresi dello Újpesti Dózsa, al secondo turno il Napoli incontrò lo Spartak Mosca; l'andata al San Paolo finì in parità, 0-0, e in occasione della partita di ritorno in Russia Maradona non partì con la squadra, bensì noleggiò un aereo privato ed arrivò a Mosca solo la sera successiva; il caso fu ampiamente affrontato dalla stampa italiana, che tra l'altro riportò alcune dichiarazioni di Luciano Moggi (allora dirigente del Napoli) e Albertino Bigon. Maradona entrò in campo solo nel secondo tempo, l'incontro finì 0-0 anche dopo i supplementari e i russi vinsero la partita ai rigori (nonostante Maradona avesse siglato il suo). L'esperienza italiana di Maradona finì il 17 marzo 1991 dopo un controllo antidoping effettuato al termine della partita di campionato Napoli-Bari (1-0) che diede il responso di positività alla cocaina. Il Napoli chiuse la stagione 1990-1991 al settimo posto. Queste le parole di Maradona: «So di aver fatto del male prima di tutto a me stesso e quindi alla mia famiglia, alle mie figlie. Credo che in futuro imparerò a volermi più bene, a pensare di più alla mia persona. Non mi vergogno però. Non ho fatto male a nessuno, salvo a me stesso e ai miei cari. Mi dispiace, sento una profonda malinconia, soltanto questo. Non voglio più essere costretto a giocare anche quando non sono in grado, a farmi infiltrare di cortisone perché devo essere in campo per forza per gli abbonamenti, per gli incassi, perché bisogna vincere a qualunque costo per lo scudetto o per la salvezza, perché in ogni partita ci si gioca la vita. A me gli psicologi stanno cercando di levarmi il vizio della cocaina, non quello di vivere». Nel 2000 il Napoli decise che mai più nessun calciatore avrebbe indossato una maglia col numero 10 appartenuto a Maradona. Nel 2004, a causa del fallimento e della successiva iscrizione al campionato di Serie C1 e per il regolamento della numerazione delle maglie di quest'ultima, il Napoli fu comunque costretto a ristampare la maglia con quel numero, fino al nuovo ritiro nel 2006, grazie alla promozione in Serie B.

  • Siviglia 1992-1993: Dopo un anno e mezzo di squalifica per doping, nel 1992, la carriera di Maradona riprese nel Siviglia. Dei 7,5 milioni dovuti al Napoli dalla squadra spagnola, la società italiana ne ricevette solo quattro: la FIFA, infatti, autorizzò il Siviglia a non completare il pagamento. Al Siviglia, Maradona incontrò nuovamente Carlos Bilardo, l'allenatore dell'Argentina ai Mondiali del 1986. Maradona debuttò il 28 settembre contro il Bayern Monaco e il 4 ottobre giocò la sua prima partita nella Liga in cui il Siviglia fu sconfitto dall'Athletic Bilbao per 2-1. Tornato anche nella Nazionale argentina come capitano, vinse, nel 1993, il trofeo Artemio Franchi, ovvero la Coppa Intercontinentale per Nazioni (disputata, nella storia, per due volte; l'altra coppa fu vinta nel 1985 dalla Francia), superando la Danimarca vincitrice dei campionati europei nel 1992. Il Siviglia fallì la qualificazione per la Coppa UEFA, in 25 partite Maradona segnò 5 gol e fece 12 assist. Dopo solo una stagione, la sua esperienza sivigliana giunse al capolinea.
  • Newell's Old Boys 1993-1994: Maradona tornò a giocare in Argentina nel Newell's Old Boys; il 31 ottobre 1993, un giorno dopo il suo compleanno, ritornò a giocare con la Nazionale, a Sydney, contro l'Australia per gli spareggi di qualificazione ai Mondiali USA 1994. La partita finì 1-1 e la rete argentina di Abel Balbo fu propiziata da un cross di Maradona. Nel ritorno del 17 novembre al Monumental l'Argentina vinse 1-0 qualificandosi per i Mondiali. Dopo 7 partite disputate, a seguito della partita contro l'Huracán, il 12 febbraio 1994, Maradona sciolse il contratto con il Newell's, recependo un milione e mezzo di dollari, la metà di quanto previsto dal contratto. In seguito si ritirò per alcuni mesi dalle competizioni in attesa dei Mondiali in USA, tornando a giocare in Nazionale il 20 aprile.
  • Boca Juniors 1995-1997: il 7 ottobre dello stesso anno tornò a giocare con la maglia del Boca Juniors nella partita contro il Colón (1-0). Rimase nel Boca Juniors per due anni dove mise a segno 7 gol in 30 presenze prima di ritirarsi dal calcio, il 30 ottobre 1997, giorno del suo trentasettesimo compleanno.

MARADONA CON LA NAZIONALE ARGENTINA

«Ho due sogni: il primo è giocare un Mondiale, il secondo è vincerlo.» (Maradona a 17 anni nel giugno 1978 nella sua prima intervista).

Pochi mesi dopo il debutto in campionato per Maradona arrivò anche il debutto internazionale: il 27 febbraio 1977 l'allora allenatore della Nazionale maggiore César Luis Menotti lo convocò per un'amichevole contro l'Ungheria allo stadio La Bombonera di Buenos Aires. Successivamente esordì anche con la Nazionale Under 20 il 3 aprile dello stesso anno. Diventato capocannoniere del campionato argentino, non venne inserito nella rosa della Selección (che divenne Campione del Mondo per la prima volta nella sua storia). Subito dopo la vittoria mondiale, Maradona divenne titolare della Nazionale; nell'amichevole fra Argentina e Resto del Mondo allo stadio Monumental di Buenos Aires, il 25 giugno 1979, finita 2-1 per gli avversari, fu suo l'unico gol degli argentini. Contemporaneamente continuò a giocare con la Nazionale Juniores, vincendo nello stesso anno i Mondiali di calcio giovanili in Giappone (finale vinta contro l'URSS 3-1, segnando un gol), durante il torneo segnò 6 reti diventando il secondo miglior marcatore del torneo dietro il compagno di squadra Ramón Díaz. Maradona venne convocato per i Mondiali del 1982, disputati in Spagna.

Complessivamente collezionò 5 presenze e fece 2 gol, venendo anche espulso contro il Brasile all'85' minuto per un fallo di reazione su João Batista da Silva. Nel 1986 Maradona vinse i Mondiali in Messico: segnò 5 gol e realizzò 5 assist nelle 7 partite giocate nel torneo (tutte vinte, tranne l'1-1 contro l'Italia nella prima fase a gironi). Ai quarti di finale segnò un gol contro l'Inghilterra, dopo aver dribblato tutti gli avversari che provarono ad ostacolarlo nella sua corsa dalla linea di centrocampo alla porta difesa da Peter Shilton. La segnatura al termine di quello slalom (che fu quella del provvisorio 2-0, alla fine l'Argentina vinse per 2-1) risultò essere il gol del secolo. È stato inoltre votato come il più grande gol nella storia della Coppa del Mondo, in un sondaggio indetto dalla FIFA nel 2002. Nella stessa partita aveva aperto le marcature segnando un gol di mano che aveva rotto l'equilibrio dell'incontro ed era stato erroneamente convalidato dall'arbitro tunisino Ali Bennaceur. Maradona rivendicò la legittimità di quel gol come atto di giustizia a seguito della sconfitta patita dagli argentini per mano dei britannici nella guerra delle Falkland del 1982 (a segnare, secondo Maradona, fu La Mano de Dios). Due gol al Belgio in semifinale valsero la finale contro la Germania Ovest, vinta per 3-2 con gol decisivo di Jorge Burruchaga su assist di Maradona. Per l'Argentina si trattò del secondo titolo mondiale, il primo e unico di Maradona.

 

Con la Nazionale argentina ha partecipato a quattro edizioni dei Mondiali (1982, 1986, 1990 e 1994); i 91 incontri disputati e le 34 reti realizzate in Nazionale costituirono due record, successivamente battuti.

Maradona capitanò l'Argentina anche nei Campionati del Mondo 1990, svoltisi in Italia. Un infortunio alla caviglia pregiudicò le sue prestazioni. Negli ottavi di finale contro il Brasile, Maradona fu autore dell'assist a Claudio Caniggia per il gol vincente. Nei quarti di finale l'Argentina affrontò la Jugoslavia; dopo che i tempi regolamentari e supplementari si erano chiusi a reti inviolate, gli argentini superarono gli jugoslavi 3-2 ai calci di rigore nonostante l'errore dello stesso Maradona e del compagno di squadra Troglio. In semifinale affrontò l'Italia proprio allo stadio San Paolo di Napoli dove era padrone di casa e il pubblico si divise a metà tra il sostegno alla Selección e agli Azzurri guidati da Azeglio Vicini. La gara si risolse anch'essa ai rigori dopo un 1-1 all'overtime; questa volta Maradona segnò il suo tiro dal dischetto, e l'Argentina si qualificò per la finale. Nella gara decisiva, a Roma, l'Albiceleste perse contro la Germania Ovest per 1-0 con un rigore trasformato da Andreas Brehme all'85'. In quest'occasione, Maradona si rese protagonista di un discusso episodio extracalcistico: prima della partita, il pubblico dell'Olimpico fischiò l'intera esecuzione dell'inno nazionale argentino e il giocatore, ripreso dalle telecamere, rispose con l'esclamazione «hijos de puta», rivolta agli spalti.

In attesa dei Mondiali per alcuni mesi Maradona si ritirò dalle competizioni di club e tornò a giocare il 20 aprile, in un'amichevole tra Argentina e Marocco che terminò 3-1 per l'Argentina, con una rete di Maradona su rigore. Maradona non avrebbe potuto partecipare alla prevista tournée pre-mondiale in Giappone in quanto gli fu negato il visto di ingresso a causa dei precedenti con la droga. La Nazionale argentina decise di non recarsi in Giappone senza Maradona, cambiò quindi il programma di incontri sfidando Israele (3-0), Ecuador (1-0) e Croazia (0-0). Ai Mondiali, iniziati a metà giugno, l'Argentina vinse 4-0 la prima partita a Boston contro la Grecia, in cui Maradona realizzò il terzo gol. Gli argentini vinsero (2-1) anche la seconda partita contro la Nigeria. Ancora una volta l'esito positivo di un controllo antidoping fermò la carriera di Maradona, che fu trovato positivo all'efedrina, sostanza stimolante proibita. La FIFA lo espulse dal campionato e l'Argentina fu eliminata agli ottavi contro la Romania di Gheorghe Hagi. «Mi hanno ucciso quando volevo rientrare per dimostrare alle mie due figlie che posso lottare con dei ventenni. Nel paese della democrazia non mi hanno lasciato parlare, e non mi hanno permesso di dire ciò che sento. Con la mia uscita dal mondiale è uscito anche un intero paese e sono usciti anche quelli che mi vogliono bene. Avevo detto che la Fifa mi aveva tagliato le gambe. Adesso dico che mi ha finito di tagliare il corpo, mi ha ucciso». Così Maradona esprime tutto il suo disappunto dopo l'esito del controllo antidoping e la conseguente squalifica comminata dalla FIFA attaccando Blatter. Maradona si è sempre difeso affermando che la positività al test era dovuta all'ingestione di una bevanda energetica, la Ripped Fuel, datagli dal suo allenatore personale in sostituzione della Ripped Fast, che in Argentina usava regolarmente e che era permessa dalla FIFA, a differenza della Ripped Fuel, versione statunitense che, all'insaputa dell'allenatore, disse conteneva efedrina.

MARADONA, CARRIERA DA ALLENATORE

Con la squalifica per doping rimediata durante i Mondiali per positività all'efedrinaMaradona provò a lavorare come allenatore in due brevi periodi, guidando il Dep. Mandiyú di Corrientes (dal 3 ottobre al 30 dicembre 1994), dove diede le dimissioni dopo uno scontro con la dirigenza del club, e il Racing Club (dal 6 gennaio al 26 marzo 1995), nel secondo caso Maradona lasciò la conduzione tecnica quando l'allora presidente del Racing perse le elezioni per rimanere a capo della società. 

Ritiratosi dal calcio giocato, il 28 ottobre 2008 viene nominato nuovo CT dell'Argentina, dandone l'annuncio di persona, in sostituzione del dimissionario Alfio Basile. Come suoi collaboratori vengono nominati Carlos Bilardo, tecnico dell'Albiceleste ai Mondiali 1986, Héctor Enrique, Campione del Mondo nel 1986 quando passò la palla per il gol del secolo di Maradona, e Alejandro Mancuso. La prima partita della sua gestione è stata giocata il 19 novembre del 2008 a Glasgow contro la Scozia e vinta per 1-0. Il 1º aprile 2009 l'Argentina subisce però la sconfitta più pesante nella storia delle qualificazioni mondiali, crollando 6-1 con la Bolivia, penultima in classifica. Nonostante le difficoltà incontrate nella strada verso la qualificazione a Sudafrica 2010, la Nazionale riesce a guadagnare la qualificazione per il torneo all'ultima giornata del girone battendo l'Uruguay a Montevideo il 14 ottobre 2009. Dopo la partita Maradona si è scagliato contro i giornalisti, colpevoli di aver messo in dubbio le sue qualità di allenatore. Per questo fatto la FIFA lo ha squalificato per due mesi. Dopo un inizio mondiale travolgente, grazie a quattro vittorie consecutive, il 3 luglio 2010 conclude malamente il Mondiale 2010 alla guida della nazionale argentina che viene sconfitta 4-0 dalla Germania nei quarti di finale. Parte della stampa argentina gli ha rimproverato la cattiva conduzione della squadra, augurandosi che di Maradona il calcio argentino faccia definitivamente a meno: «Si faccia a Maradona un monumento come miglior giocatore del nostro calcio, ma basta sfruttare la sua figura o che egli sfrutti questo suo merito per trasformarsi in un dinosauro da museo. Gli si faccia una gran festa e poi vada a scrivere le sue memorie. Se continuiamo così, finirà che diventerà rettore della Facoltà di filosofia o presidente della Nazione» Dall'altra parte, il popolo argentino ha accolto Maradona e la sua Nazionale come eroi, con oltre 20.000 persone ad aspettarli presso l'aeroporto e seguendoli per tutto il tragitto con cori festanti e fuochi d'artificio.

Il 14 maggio 2011, dopo 10 mesi di inattività, Maradona viene ingaggiato dall'Al-Wasl di Dubai firmando un contratto biennale da 4,5 milioni a stagione più un jet privato a disposizione come benefit. Si porta dietro i fidi Héctor Enrique come vice e Alejandro Mancuso come assistente. Viene presentato ufficialmente alla stampa il 4 giugno a campionato terminato definendo Joseph Blatter, rieletto per la quarta volta presidente FIFA, un «dinosauro» e «la persona meno opportuna per ricoprire un ruolo istituzionale così importante perché non ha mai tirato un calcio a un pallone». Il 15 settembre seguente perde la sua prima partita di Emirates Cup per 4-3 contro l'Al-Jazira. Debutta in campionato il 16 ottobre con la vittoria contro lo Sharjah per 3-0. Dalla Coppa del Presidente degli Emirati Arabi Uniti viene eliminato nei quarti di finale dopo la sconfitta per 3-2 contro l'Al-Wahda del 10 gennaio 2012. Debutta poi anche nella Coppa dei Campioni del Golfo il 6 marzo vincendo contro l'Al-Nahda dell'Oman per 0-2. L'11 marzo esce dall'Emirates Cup eliminato in semifinale dall'Shabab Al-Ahli dell'amico Fabio Cannavaro con il risultato di 1-0. Vincendo tutte e quattro le partite del girone della Coppa dei Campioni del Golfo si qualifica ai quarti di finale dove il 15 maggio elimina i connazionali dell'Al-Wahda per 5-3 ai calci di rigore dopo che i tempi regolamentari erano terminati con il risultato di 1-1. Il 26 maggio all'ultima giornata di campionato perde per 2-6 in casa contro l'Al-Alhi terminando il campionato all'ottavo posto con 26 punti. Conquista poi la finale della Coppa dei Campioni del Golfo il 30 maggio dopo aver superato i qatariani dell'Al-Khor in semifinale. Il 5 giugno vince la gara d'andata della finale per 1-3 contro l'Al-Muharraq del Bahrain. Il 10 giugno perde però la gara di ritorno ai rigori per 4-5 dopo che i tempi regolamentari erano terminati con il punteggio di 1-3 per gli ospiti. Il 10 luglio seguente dopo alcuni attriti con la dirigenza e con alcuni giocatori, viene sollevato dall'incarico.

Il 7 maggio 2017 viene nominato allenatore dell'Al-Fujairah, tornando così in panchina dopo cinque anni. La squadra gioca nella seconda divisione degli Emirati Arabi, firma un contratto annuale. Il 27 aprile 2018 si dimette dopo aver fallito la promozione in prima divisione, nonostante l’ottimo campionato, la sua squadra è stata l’unica a non aver perso neppure una partita in stagione.

Il 7 settembre 2018 viene annunciato come nuovo tecnico del club messicano Dorados.

MARADONA, I PREMI

Nel corso della sua carriera ha vinto 9 trofei con le squadre di club e 3 trofei con la Nazionale.

PREMI DI SQUADRA CLUB

  • Campionato argentino: 1 - Boca Juniors: 1981;
  • Coppa di Spagna: 1 - Barcellona: 1983;
  • Coppa della Liga: 1 - Barcellona: 1983;
  • Supercoppa di Spagna: 1 - Barcellona: 1983;
  • Campionato italiano: 2 - Napoli: 1986/87, 1989/90;
  • Coppa Italia: 1 - Napoli: 1986/87;
  • Supercoppa italiana: 1 - Napoli: 1990;
  • Coppa Uefa: 1 - Napoli: 1990.

PREMI DI SQUADRA NAZIONALE

  • Campionato Mondiale Under-20: 1 - Giappone 1979;
  • Campionato Mondiale: 1 - Messico: 1986;
  • Coppa Artemio Franchi: 1 - Argentina: 1993.

PREMI INDIVIDUALI

Ha ricevuto altri numerosi riconoscimenti individuali: condivide con Pelé il premio ufficiale FIFA come Miglior giocatore del XX secolo, e nel 1993 è stato insignito del titolo di miglior calciatore argentino di sempre, tributatogli dalla federazione calcistica dell'Argentina (AFA). Nel 2002 è stato inserito nella FIFA World Cup Dream Team, selezione formata dai migliori undici giocatori della storia dei Mondiali, ottenendo, tra gli undici della squadra ideale, il maggior numero di voti. Nel 2004 è stato inserito da Pelé nel FIFA 100, la lista dei 125 migliori calciatori viventi, stilata in occasione del centenario della federazione. Nel 2012 viene premiato come Miglior Calciatore del Secolo ai Globe Soccer Awards e nel 2014 entra a far parte della Hall of Fame del calcio italiano tra i giocatori stranieri. 

MARADONA, VITA PRIVATA

  • FRATELLI MARADONA

Diego Armando Maradona ha ben sette fratelli: Hugo, Raúl, Rita, Elsa, Maria Rosa, Ana Maria e Claudia.

  • FIGLI MARADONA

Dalma Nerea (1987) e Gianinna Dinorah (1989), nate dal matrimonio con l'ex moglie Claudia Villafañesposata nel 1984 e dalla quale ha poi divorziato nel 2004

Diego Sinagra (1986), nato dalla relazione con Cristiana Sinagra e non riconosciuto da Maradona fino al 2007;

Jana (1996), dalla relazione con Valeria Sabalaín;

Diego Fernando (2013), nato dalla relazione con Veronica Ojeda

  • MARADONA, PROBLEMI DI SALUTE

Dai primi anni ottanta fino al 2004 Maradona fu dipendente dalla cocaina: egli stesso ammise, nella sua autobiografia pubblicata nel 2000, di aver iniziato a farne uso dal 1983 quando giocava nel Barcellona. Durante il suo soggiorno a Napoli il consumo divenne una vera e propria tossicodipendenza, che cominciava ad interferire con la sua capacità di giocare a calcio. 

Negli anni successivi al suo ritiro, la sua salute peggiorò progressivamente: alla mezzanotte del 1º gennaio 2000, durante una vacanza a Punta del Este (in Uruguay), dovette essere trasportato d'urgenza nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale locale, il Cantegril. Qui gli fu riscontrata una aritmia ventricolare e una crisi ipertensiva: nella successiva conferenza stampa, i medici dichiararono di aver riscontrato danni al muscolo cardiaco e il suo rappresentante Coppola affermò che il ricovero non era dovuto all'abuso di cocaina, ma al fatto che Maradona soffrisse di ipertensione. In realtà le analisi del sangue e delle urine rilevarono tracce di cocaina: fu pertanto coinvolta la polizia uruguaiana, alla quale Maradona dovette rispondere anche se il solo consumo non era considerato reato. Due settimane dopo Maradona fu dimesso e si recò a Cuba, dove rimase per qualche tempo, per iniziare un piano di riabilitazione e disintossicazione

Il 18 aprile 2004 Maradona fu nuovamente ricoverato d'urgenza nella clinica Suizo-Argentina di Buenos Aires, questa volta per un infarto e una nuova crisi ipertensiva dovuti a un'overdose di cocaina. Il respiratore artificiale fu rimosso il 23 aprile ma Maradona rimase in terapia intensiva fino a quando fu dimesso, il 29 aprile. Entrò il 9 maggio nella clinica neuropsichiatrica "Del Parque" per iniziare un nuovo ciclo di disintossicazione: dopo 3 mesi cercò di ripartire per Cuba, ma la sua famiglia si oppose avendo ottenuto la responsabilità legale sulle azioni di Maradona, dato che egli non era in grado di esercitarla in base al codice civile argentino. Il trattamento pertanto continuò in Argentina.

Lontano dall'attività sportiva e a causa degli eccessi con cibo e cocaina, Maradona aumentò considerevolmente di peso, arrivando a pesare 120 chili nel febbraio del 2005. Il 6 marzo 2005 si fece ricoverare in una clinica di Cartagena de Indias (Colombia) specializzata nelle cure contro l'obesità: tramite un intervento gli venne impiantato un bypass gastrico che, grazie anche ad un regime alimentare controllato, gli permise di perdere più di 50 chili.

Il 29 marzo 2007 fu nuovamente ricoverato all'ospedale Güemes di Buenos Aires a causa di un'epatite dovuta all'eccesso di alcool, aggravata da un nuovo aumento di peso e dall'abuso di sigari cubani. Ciò costrinse Maradona a una degenza di circa due settimane e fu dimesso l'11 aprile. Il suo medico personale, Alfredo Cahe, dichiarò: "quello che mi preoccupa è il suo entourage, perché tutti quelli che gli si avvicinano lo fanno per approfittarsi di lui. E da quando ha cominciato con il cosiddetto showbol mangia e beve in quantità eccessive". 

Due giorni dopo essere stato dimesso, Maradona avvertì un nuovo malore che lo costrinse a un ennesimo ricovero, questa volta nella clinica privata Madre Teresa di Calcutta di Buenos Aires, dove rimase fino al 21 aprile. Circolarono alcune notizie riguardo alla sua morte che furono subito smentite, così come le voci precedenti che lo dichiaravano morto in un incidente automobilistico. Per curare la sua dipendenza dall'alcool, rimase per due settimane nelle clinica psichiatrica Avril, dalla quale fu dimesso il 7 maggio. Il giorno dopo apparve in televisione, dichiarando di aver smesso di bere e di non usare droga da due anni e mezzo. Il 14 gennaio 2012, dopo la vittoria per 7-1 contro l'Al-Ahli Club, viene ricoverato a Dubai dopo aver sofferto di lievi complicazioni di calcoli renali. Maradona, dopo essersi sottoposto a un intervento chirurgico, viene dimesso dall'ospedale il 16 gennaio. Nel novembre 2015 a Maracaibo (Venezuela) si sottopone a un secondo intervento di bypass gastrico. Il 26 giugno 2018, dopo la vittoria dell'Argentina ai Mondiali contro la Nigeria, Maradona viene colpito da un lieve malore.

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