Tardelli furioso: "Riformare il calcio italiano, declino iniziato nel 2006. Deluso da Ventura, Insigne doveva adattarsi ma giocare!"

Le Interviste  

Marco Tardelli ha rilasciato una lunga intervista all'edizione odierna de Il Mattino, ecco le sue dichiarazioni:

«Il calcio italiano dovrà risalire costruendo, cercando giovani e idee, e in questo senso ripartire dopo aver raschiato il barile può essere un vantaggio».

Da cosa può ripartire il calcio italiano? «Si è smarrito totalmente, non ha più un’identità. Bisogna riformalo completamente, in modo radicale, netto».

Cosa ci ha portato nelle tenebre? «Non è iniziato il declino pochi mesi fa o pochi anni fa: gli ultimi Mondiali sono stati uno peggio dell’altro, è una caduta in verticale iniziata nel 2006 almeno. E nessuno ha compreso i segnali che arrivavano, nessuno ha capito la gravità di certe sconfitte o di certe prestazioni».

Serve un nuovo modello? «I giovani e i centri federali. E bisogna rimettere al centro di tutto i ragazzini e i settori giovanili. Quando giocavo io c’erano dei piccoli club con dei maestri non solo di calcio ma anche di vita. Uomini che aiutavano i ragazzini come me a crescere, a formarsi. Dei veri fari per tutto».

E ora? «Nella nostra serie A non mi pare che la qualità sia aumentata, anzi è molto calata. I giovani non sognano il passo seguente, ma subito il grande palcoscenico. Io avevo conati di vomito prima di entrare in campo e non dormivo di notte dai dubbi su me stesso».

L’idea delle seconde squadre da mandare in campo in serie B o in serie C? «No. Non risolviamo il problema così. Il punto non sono i campionati da riformare, il problema è che bisogna iniziare ad azzerare la Federazione. E non mi riferisco solo al presidente ma a tutti i livelli.Perché si fanno danni ovunque».

Bisogna cominciare da Tavecchio? «Da lui.Magiusto per trovare il primo. Poi bisogna continuare con tutti gli altri».

Non è che si rischia di avere solo Ventura come capro espiatorio? «A noi piace trovare subito un colpevole da dare in pasto all’opinione pubblica. Ma chi l’ha scelto, chi ha fatto delle strategie che si sono rilevate fallimentari e magari non si vedono, devono tutti lasciare le poltrone che occupano».

Lei parlava di settori giovanili: ma questi ragazzi non arrivano mai in prima €‹squadra anche perché ci sono quasi mille stranieri in giro. «È un finto problema. Gli stranieri sono ovunque, anche in Germania e in Spagna che però sono ormai stabilmente in cima al mondo. La nazionale tedesca è piena di turchi e polacchi naturalizzati ma la differenza la fa la loro organizzazione. Che è stellare, unica, inimitabile».

Un modello tedesco da imitare? «Certo,hanno raccolto i cocci del fallimento del 2006, si sono rimessi in discussione, senza concedere vie di fuga a questo o quel dirigente. Via tutti. Ora si è visto a che livello sono».

La riforma dei campionati, le tre leghe senza progetti condivisi. Non è semplice. «Per di più la Lega di A e quella di B sono commissariate e lo scenario è deprimente.€‹ Ognuno difende i suoi interessi e perde di vista l’obiettivo».

Lei debutta con Bearzot a 21 anni e a 23 va in Argentina. Nel frattempo ha vinto due scudetti e una coppa Uefa con la Juventus. Non è che i nostri maturano troppo tardi? «E peraltro molti non hanno l’abitudine a giocare ad altissimi livelli. Quelli che sono andati all’estero non hanno fatto bene. Il problema della nostra serie A è che non c’è più un campione italiano: dei Del Piero, Totti, Baggio e Pirlo si sono perse le tracce».

Come mai? «Perché ai ragazzini si insegna la tattica in maniera ossessiva. Invece occorrerebbe ricominciare dal gioco: magari anche imponendo agli istruttori e agli allenatori dei settori giovanili delle regole.Ma ci vuole la voglia di farlo».

Cosa l’ha deluso di Italia-Svezia? «La Svezia arriverebbe a metà classifica nel nostro campionato. E poi rinunciare a Insigne è una cosa davvero incomprensibile».

Che ruoli devono avere i club in questa fase? «Smettano di intromettersi nelle faccende della Nazionale, siano di appoggio e non di intralcio. La smettano di lamentarsi per paura che si stanchino o si facciano male».

Gli stage non erano male? «La Germania ha 366 centri federali e adesso pensano di fare altri 45 centri di eccellenza ancora migliori per formare i giocatori più bravi di tutti. Da qui bisogna ricominciare. Ma ce n’è la voglia?».

Ventura si doveva dimettere subito? «Sono deluso perché non lo ho fatto. Nei playoff ha fatto confusione, ha messo in campo una squadra confusa con Gabbiadini che ha giocato in tutto 36 minuti con l’Italia prima di lunedì».

Per Insigne, lei avrebbe cambiato modulo? «Chi va in nazionale deve saper giocare in ogni modo. Ma fare a meno di lui è stata una cosa che non trova spiegazioni».

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