"Con 18 persone si può fare un colpo di Stato". E con 12?

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Maurizio Sarri (Napoli, 10 gennaio 1959) è un allenatore di calcio italiano, attuale tecnico del Napoli.Maurizio Sarri (Napoli, 10 gennaio 1959) è un allenatore di calcio italiano, attuale tecnico del Napoli.

Il Napoli è primo in classifica, i risultati danno ragione alle mosse di Sarri ma non è detto che sia tutto oro ciò che luccica. Il pareggio di ieri pomeriggio contro il Chievo Verona, arrivato dopo il match di Champions League con il Manchester City (che ha lasciato gli azzurri stremati fisicamente), ha fatto storcere più di un naso tra i tifosi del Napoli. Mettendo da parte quelli più catastrofisti, che quasi godono degli infortuni di Ghoulam e Milik per attaccare, ci sono comunque alcuni appunti che possono tornare utili. A prescindere dal fatto che la squadra sia sotto gli occhi di Sarri tutti i giorni e a tutte le ore.

  1. La condizione di Marek Hamsik: mai in discussione, per bocca dell'allenatore, la sua partenza dal primo minuto. Va bene, perchè lo slovacco è un concentrato unico di tecnica e di discontinuità. Ma così anonimo e brutto in mezzo al campo non lo avevamo mai visto. Sarri è convinto della bontà delle sue scelte - sempre titolare, sempre sostituito: una partita da subentrato no? Guai a toccarlo eh: è la stessa situazione vissuta alla Roma con Francesco Totti.
     
  2. L'ostinazione tecnica e tattica: il 4-3-3 è il modulo che ha portato Maurizio Sarri al top in Europa, grazie alle sue intuizioni e al suo lavoro in mezzo al campo. Ma in certe occasioni, come quella del Bentegodi, il match non si sblocca: era impossibile cambiare dal 4-3-3 al 4-2-4, provando a tirare fuori Hamsik per inserire un altro attaccante? A sensazione sarebbe stato importante vincerla in qualsiasi modo: Hamsik - ed altri - una mano non l'hanno data e magari l'inserimento di Ounas poteva essere anticipato. Non perchè Ounas sia Messi, ma quantomeno il contributo sarebbe potuto essere differente.
     
  3. L'impossibilità della coppia Zielinski-Hamsik, ad una condizione: se uno dei due non è al top della forma, il rendimento della squadra ne risente. L'attuale Allan è il migliore centrocampista della rosa, ma non può giocarle tutte: visti i pochi minuti di Rog, e la titolarità inamovibile di Hamsik, Zielinski è l'unica alternativa. In Europa non hanno fatto bene assieme, in Serie A sì. Ma solo quando Marek e Piotr godevano di buona forma. Altrimenti si soffre, o ci si snatura (Zielinski molto meglio in fase difensiva).
     
  4. Il minutaggio in attacco: Callejon-Mertens-Insigne, li sentiremo e li vedremo partire dal primo minuto per tanto altro tempo. Giaccherini ha giocato un'ora complessiva in tre mesi, Ounas qualcosa in più. Il confronto è impietoso, certo, ma se sono le uniche due alternative è lecito immaginare un minutaggio maggiore. Non perchè siano al livello dei tre titolari, ma quantomeno per farli rifiatare un po': Mertens e Callejon a Verona sono sembrati degli ectoplasmi, Insigne qualche tiro l'ha provato. Ounas, invece, è entrato al minuto 79: troppo tardi, visto il rendimento di almeno due dei tre titolari. D'altronde se manca brillantezza dal punto di vista fisico...si può sempre cambiare.
     
  5. La fiducia nei ricambi: poca, guardando i minutaggi. Prima del match con il Chievo Verona, soltanto tredici giocatori avevano superato il 23% di utilizzo totale sui 1530 minuti stagionali. Più Milik infortunato. Il gruppo dei 'titolarissimi' si restringe a dodici giocatori, considerando anche l'infortunio di Ghoulam. Chiriches è a 313 minuti, Rog ha accumulato scampoli in più ruoli, Maksimovic ha giocato solo quando Albiol e Chiriches erano ko. Mario Rui, prima di ieri, aveva totalizzato tre giri di lancette. Nell'ottobre 2015 Sarri aveva detto che "con 18 persone si può fare un colpo di Stato". Cosa si può fare con 12-14 giocatori? Premesso che la rosa attuale del Napoli è la più forte e la più talentuosa dell'era De Laurentiis, sia chiaro.

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