30-11-2015
13:30
La Gazzetta dello Sport scrive sulla filosofia di calcio applicata da Sarri e Mancini: "Qualcosa in più della partitissima di giornata. Napoli-Inter racchiude altro, il faccia a faccia tra due allenatori che hanno percorso strade diverse e che hanno opposte vedute. Il duello Sarri-Mancini contiene la grande domanda del calcio moderno: meglio il bel gioco o i grandi giocatori? Meglio tutti e due, risponderebbe Jacques de La Palice, da cui l’aggettivo lapalissiano, ma coniugare le due cose è improbo, pochi sono riusciti nell’impresa. Maurizio Sarri appartiene alla galassia degli allenatori «sacchiani», quei tecnici che si sono formati negli anni Novanta sull’onda della rivoluzione calcistico-culturale scatenata da Arrigo Sacchi tra Parma e Milan, sul finire degli Ottanta. Sacchi a suo volta aveva preso dagli olandesi. I «sacchiani» ritengono che conti di più lo spartito (il gioco) dei suonatori (i giocatori). Sarri, come Sacchi, arriva dal basso. Fusignano e Alfonsine, le prime squadre del vate romagnolo. Stia e Faellese i primi club dell’attuale allenatore del Napoli. Roberto Mancini va classificato nella categoria degli allenatori «capelliani». Tecnici che sono stati grandi giocatori, e convinti che la differenza la facciano i campioni e/o fuoriclasse"
30/04/26, 09:40
Redazione
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