Quando Allegri disse: "Vorrei parlassero di me per un nuovo sistema di gioco, non ci riesco". Sul gioco di Sarri diceva l'opposto

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Quando Allegri disse: Vorrei parlassero di me per un nuovo sistema di gioco, non ci riesco. Sul gioco di Sarri diceva l'opposto

Tancredi Palmeri, nel suo editoriale per Tuttomercatoweb, ha parlato delle ultime uscite del tecnico della Juventus: Massimilano Allegri è già l’allenatore che ha vinto più Panchine d’Oro nella storia, 4. Anche se ovviamente i suoi obiettivi sono altri. Il primo e ovvio è vincere la Champions (Allegri è anche il primo allenatore italiano a perdere entrambe le prime due finali di Champions a cui partecipa).

Il secondo, probabilmente, diventare l’allenatore che ha vinto più scudetti: ne ha già 5 come Capello e Lippi, quest’anno probabilmente arriverà a 6, e davanti a quel punto rimarrebbe solo Trapattoni a 7.

In un sondaggio che ho lanciato su Twitter su chi meritasse di più la Panchina d’Oro tra Allegri e Sarri, 3811 votanti hanno scelto l’ex mister del Napoli con il 52%, davanti a quello attuale della Juve con il 48%. Questione di gusti.

Del resto la prima Panchina d’Oro è proprio così che Allegri l’aveva ottenuta. Era il 2009, allenava il Cagliari, e vinse il voto dei colleghi e connazionali davanti a Mourinho che pure aveva vinto il suo primo scudetto con l’Inter (nonché quarto consecutivo dell’Inter). Questione di gusti. L’annosa dicotomia tra essere e avere, tra estetica e pratica, tra giocare bene (o meglio?) e vincere, ognuno la può risolvere come vuole.

Giustamente Allegri, che non perde occasione per sferzare i suoi critici, sul palco di Coverciano ha ribadito un concetto da sempre a lui caro: “A calcio bisogna essere efficaci e non divertenti, altrimenti non si vince e ci arrabbiamo tutti”.
L’ha sempre detto, da quando è alla Juve. Sempre. …Ma prima?

Gli archivi di internet possono regalare perle. Per un quinquennio ho tenuto una fortunata rubrica sulla Gazzetta, il Blob del Lunedì, che spulciava tra varie dichiarazioni che cadevano nel dimenticatoio. E anche se si è fermata nel 2013, tutt’ora si possono ritrovare cose preziose. Come quella detta da Allegri.

Guarda caso, se queste sue parole adesso arrivano dopo un Milan-Juventus, queste altre che abbiamo ritrovato arrivarono prima di un Juventus-Milan, il primo scontro con Conte, 2011-12, una sconfitta che sarà poi decisiva per cedere il titolo ai bianconeri.

Allegri aveva vinto lo scudo con il Milan al primo colpo, in Champions faceva quello che poteva, eppure sembrava avere un cruccio. Allegri disse le seguenti parole: “Mi piacerebbe che parlassero di me per un nuovo sistema di gioco, ma non ci riesco…”.
Ah, però. Che giro di ruota rispetto alle parole sardoniche sullo giocare meglio che ha sempre avuto Allegri da quando è alla Juve.
Beh, come dice Battiato, il tempo cambia molte cose nella vita: il senso, le amicizie, le opinioni. Congratulazioni per la Panchina d’Oro.

A proposito di quel Milan di Allegri, aveva Ibrahimovic, e Ibra potrebbe tornare. La trattativa è sul piatto, e si parla. Ecco a che punto stiamo.
Zlatan non era andato e non è andato nei Galaxy a svernare, ci teneva a vincere il campionato, per poi puntare alla Champions della Concacaf, e ritirarsi nel Mondiale per Club.
Piccolo incidente di percorso: i 22 gol in 27 presenze con i Galaxy non sono stati sufficienti nemmeno a entrare nei playoff, e adesso Ibra ha bisogno di sfide. E Leonardo è molto solleticato, e per Gattuso niente osta.
La richiesta di Raiola è stata chiara: 1 milione e mezzo all’anno, diritti d’immagine a Ibrahimovic, contratto di un anno e mezzo, scadenza giugno 2020 con Ibra sulla soglia dei 39 anni (e forse passo d’addio con la Svezia agli Europei?).
Il Milan è d’accordo sulle clausole, non sulla durata: 6 mesi di durata e opzione di rinnovo.
Zlatan e Mino dicono ‘prestiti mai’. Ma vedremo, il tempo cambia molte cose nella vita.

Come per esempio alla Juve, dove Raiola fino ai giorni di Pogba era il reuccio di Vinovo, mentre adesso lo scettro è passato a Jorge Mendes.
Juve che è dappertutto sul mercato. Mentre Szczesny fa rimpiangere Buffon in Champions, spuntano i bianconeri dietro il mancato rinnovo di De Gea.
Mentre il Bayern non riesce a stabilizzare la situazione con James nonostante il rendimento positivo, spuntano di nuovo i bianconeri a tessere per il colombiano.
E indovinate chi è l’agente di De Gea e James? Esatto, proprio il Jorge internazionale.
Ovvio il canale Mendes-Juve, imbastito con Cancelo e proclamato con CR7.
Ma altrettanto ovvio che i bianconeri siano in debito con l’agente portoghese: tu club manifesti interesse per un giocatore per cui sto trattando il rinnovo, anche se magari non ti interessa così tanto; così io procuratore posso contrattare con più forza il rinnovo con il suo club…
I debiti con gli amici si pagano. Se poi il debito è Cristiano Ronaldo, lo paghi anche con il sorriso.

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