ESCLUSIVA - Taccola: "Inter-Milan e quel mio errore madornale. Che risate con Boskov dopo una sconfitta per 4 a 0! Berisha mi ricorda Nista. Quando segnai tra mano e testa contro la Juve di Grecia..."

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ESCLUSIVA - Taccola: Inter-Milan e quel mio errore madornale. Che risate con Boskov dopo una sconfitta per 4 a 0! Berisha mi ricorda Nista. Quando segnai tra <i>mano</i> e <i>testa</i> contro la Juve di Grecia...

Ha Salonicco nel cuore, ma non solo. Personaggio caloroso, una vita trascorsa a fare il calciatore professionista, poi la città di Lucca l’ha adottato ed è lì che vive, ha un negozio. Pisa, Inter, Napoli, Cagliari, PAOK, Lucchese. Dai ricordi su Boskov alle esperienze più strane vissute in Grecia con la maglia del PAOK. Mirko Taccola, ex difensore centrale, è stato raggiunto, in esclusiva, dai microfoni di CalcioNapoli24.it.

Pisano doc. Le giovanili col Pisa e l’esordio in A con la maglia neroazzurra. In quella squadra c’era Alessandro Nista, attuale preparatore dei portieri del Napoli. Se fosse un portiere attuale a chi lo accosteresti? “A Berisha dell’Atalanta, molto strutturato fisicamente”.

Non solo. Max Allegri era il regista di quel Pisa nel lontano ‘88/’89. Cosa traspariva più di lui dal punto di vista caratteriale? “Un grande giocherellone, un ragazzo veramente di compagnia, faceva gruppo ed aveva la battuta pronta sempre. Max è una persona strepitosa, davvero molto simpatico”.

Dal Pisa alla Ternana e poi al Pescara con Carlo Mazzone in panchina. La frase più ricorrente che diceva. “’Ma li mo…cci vostri’. Avevamo una squadra importante, ma avemmo una partenza difficile e dopo nove giornate andò via. Il mister aveva poche colpe, persona straordinaria e grande uomo. Quella squadra non rese per le aspettative che c’erano”.

Mirko Taccola ha giocato anche con Diego Pablo Simeone, quando fece ritorno al Pisa. Che effetto ti fa guardarlo e vederlo allenare l’Atletico Madrid? “Viverli da ragazzi è un conto, vederli ora come allenatori è un altro. Allegri, così come Simeone, sembra una persona diversa. Anche Diego Pablo era un ragazzo molto vitale, ma è cambiato molto”.

Finalmente l’Inter. Arrivasti giovane a Milano. Tra i vari Zenga, Bergomi, Schillaci, Sammer. Quale campione ti colpì e perché? “Lo ‘Zio’ Bergomi. Per me rappresentava la professionalità del calciatore. Un uomo vero, sempre a tirare il gruppo da capitano ed insieme a lui anche Nicola Berti. Tutt’altro personaggio, molto spigliato, eterno single, alla ricerca sempre di nuove avventure, ma quando c’era da allenarsi era il primo”.

Hai dichiarato recentemente ‘Gullit me lo sogno ancora’. Ci racconti la serata di quel derby Inter-Milan? “Entrai nel secondo tempo. Bagnoli mi mise ad uomo su Gullit e lo stavo facendo bene. Poi ci fu una palla lunga, io mi staccai da Gullit per saltare su un altro uomo. Mi accorsi che non ci sarei arrivato, Papin spizzò la palla che andò a Gullit che fece un gol esagerato all’angolino. Mi assunsi le responsabilità anche se andavano spartite, pur avendo una giovane età. Quell’episodio lì ha inciso molto sulla mia carriera, avevo una buona considerazione all’Inter e quell’episodio lì venne letto come uno stop alla rincorsa allo scudetto, ma eravamo ancora lontani dal Milan”.

Perché Lucca è una tappa così importante della tua vita? “E’ una delle tappe importanti della mia carriera, in quell’anno mi sposai e nacque il mio primo figlio. Tutt’ora vivo a Lucca, ho un negozio. Mi ricordo che in Coppa Italia battemmo l’Inter, io ero l’ex e rischiammo di passare il turno. Perdemmo 1 a 0 a Milano, al ritorno stavamo vincendo 2 a 0, io presi una traversa e alla fine Shalimov segnò e ci mandò fuori dalla Coppa”.

Ci racconti quando ti chiamarono per andare al Napoli? “Era estate, c’era la possibilità di uno scambio con Benny Carbone che stava andando all’Inter. Rientrai in questa trattativa. Giocavo a Palermo in B e per me ritrovarmi a Napoli in A era come una rinascita. Il post Maradona era molto complicato. Giocai pochissimo, ebbi poche possibilità di mettermi in mostra”.

Un episodio particolare su Boskov. “Quella famosa frase quando perdemmo 4 a 0, lui entrò nello spogliatoio e vide la squadra abbacchiata. ‘Dai. forza, ragazzi, meglio perdere una volta 4 a 0 che quattro volte 1 a 0’. Scoppiammo tutti a ridere”.

Milan-Napoli, Simoni ti schiera a uomo su Weah. Come andò? “Entrambe le partite giocai a uomo su Weah, sia l’andata che il ritorno. A Napoli fece bene. A Milano George segnò due goal. E’ un animale, una forza fisica prorompente, davvero molto difficile marcarlo”.

Poi la brevissima esperienza a Cagliari. Che ci racconti di quello spareggio salvezza al San Paolo contro il Piacenza? “Mi ricordo che successe un ‘macello’ al porto, i tifosi del Cagliari erano chiusi nelle navi perchè non li facevano scendere. Ci fu una grossa polemica per questo. La partita fu tirata, ma loro meritarono di vincere. Ricordo uno stadio spartito a metà, rossoblu da una parte e rosso da un’altra. Piazza calda quella di Cagliari, i sardi sono persone squisite”.

Una stagione in Grecia, col PAOK Salonicco. Eppure quella terra ti è rimasta dentro. “Troppo direi. Domenica c’è il derby con l’Olympiacos e i miei amici mi invitano sempre perché quando io giocavo col PAOK successe un delirio durante quella partita. Vi racconto. La settimana precedente a quel lontanissimo, ormai, PAOK-Olympiacos, ci furono molte polemiche a riguardo della designazione arbitrale. Fu designato un arbitro che spesse volte aveva favorito i biancorossi e si iniziò già a parlarne. L’Olympiacos è come se fosse la Juventus della Grecia, per farvi intendere. Purtroppo, però, quest’arbitro confermò i dubbi che c’erano su di lui. Ricordo che loro andarono in vantaggio, noi pareggiammo, poi su rigore inventato tornò in vantaggio l’Olympiacos. Sull’azione seguente segnai io il 2 a 2, un goal come quello di Maradona contro l’Inghilterra insomma. Ancora mi chiedo se segnai di mano o di testa. Però nessuno se ne rese conto. L’arbitro concesse il goal, ma il guardalinee annullò. Per cui si scatenò un’invasione di campo a Salonicco. La terna arbitrale fu malmenata. Il giorno dopo bloccarono la città con una manifestazione di circa ventimila persone. Un’esperienza unica, ve l’assicuro. Ciò che ho ricevuto in Grecia in un anno non l’ho ricevuto in tutta la mia carriera da calciatore”.

di Fabio Cannavo (Twitter: @CannavoFabio)

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