Caso cori-Samp, l'avv. Chiacchio spiega: "Punizione morbida? L'intervento di Ferrero ha pesato, il giudice ha riconosciuto delle attenuanti"

Rassegna Stampa  
Caso cori-Samp, l'avv. Chiacchio spiega: Punizione morbida? L'intervento di Ferrero ha pesato, il giudice ha riconosciuto delle attenuanti

Ventimila euro di multa e diffida del campo: questa la pena inflitta alla Sampdoria per i cori di denigrazione territoriale contro il napoletani. Eduardo Chiacchio, esperto di diritto sportivo, spiega ai microfoni de Il Mattino la sentenza del giudice sportivo Mastrandrea.

Perché solo una multa, non si tratta di un provvedimento troppo blando?
«La decisione si spiega sotto un profilo tecnico con il fatto che la Sampdoria ha goduto di istanze attenuanti che il giudice ha considerato in maniera rilevante».

Quali?
«La prima è quella prevista dal codice di giustizia sportiva, l’articolo 13 citato nella delibera, e cioè che la società ha dimostrato di aver collaborato con le forze dell’ordine per evitare questi comportamenti prima, durante e dopo la gara: questo ha pesato molto sulla riduzione della pena».

E poi?
«Di notevole importanza è stato considerato l’intervento operato dal massimo dirigente della società, il presidente Ferrero, come forma di collaborazione per limitare la portata dei cori».

Ma poteva starci almeno la chiusura del settore?
«Questo rientra nella discrezionalità del giudice: se non l’ha inflitta evidentemente ha ritenuto pregnanti le attenuanti».

La gravità di quanto stesse succedendo al Ferraris è dimostrata dalla sospensione di tre minuti da parte dell’arbitro Gavilucci.
«Infatti, senza queste attenuanti si poteva arrivare alla squalifica del campo. E poi la Samp non è recidiva».

Ora ha la diffida: se si ripetesse la stessa cosa al Ferraris scatterebbe la squalifica del campo?
«Esatto. Se tutto ciò avvenisse di nuovo scatterebbe la squalifica».

Quando Koulibaly fu preso di mira dai tifosi della Lazio con ululati razzisti il giudice chiuse i settori dell’Olimpico: come mai stavolta non è stata presa la stessa decisione?
«Le circostanze erano diverse, la Lazio pagò la recidività».

Non sarebbe più giusto allargare il campo ai casi da condannare più severamente, come quello di Genova?
«Significherebbe non tenere presenti le attenuanti. E io invece ritengo che sia giusto tenere presente il comportamento collaborativo delle società al quale il codice di giustizia sportiva dà grande valenza»

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