Castellacci: "Ottimista per il futuro dell'Italia. Protocollo? E' arrivato il momento di cambiarlo"

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Castellacci: Ottimista per il futuro dell'Italia. Protocollo? E' arrivato il momento di cambiarlo

Castellacci sul COVID-19 e i protocolli

Ultime calcio - Il professor Enrico Castellacci, medico dello sport, ha parlato in diretta a TMW Radio nel corso della trasmissione Stadio Aperto:

"Il girone è abbordabile, ma per l'esperienza che ho avuto tutte le partite sono difficili: l'importante è cominciare bene, col passo giusto. La nostra è una squadra giovane, che ha voglia e volontà di far bene. Siamo tutti ottimisti, i risultati delle ultime partite sono nettamente incoraggianti e ci portano la speranza di una qualificazione sufficientemente agevole".

Polemiche sul protocollo: che ne pensa?
"Una riflessione andava fatta da tutti, cioè che questi sono protocolli desueti. Quando ci siamo resi conto che il protocollo dice una cosa ma che non può essere concretizzata perché chi decide sono le aziende sanitaria, beh, siamo davanti a un problema di legge. Abbiamo visto che le partite perse a tavolino vengono poi ribaltate in giudizio, e non si capisce perché i protocolli, alla luce di una legge già vigente, non cambino. Ci vorrebbe uniformità da parte delle varie Asl sulle decisioni, è sconcertante veder decidere una cosa a Napoli e l'altra a Torino".

Cosa dovrebbe sostituire la discrezionalità delle Asl?
"La questione è governativa, perché la legge dice così. Se possono bloccare tranquillamente, lo fanno, e il protocollo, se non si cambia, non può intervenire. Inutile però dare partite perse a tavolino a chi non si presenta, ormai si sa che chi non parte è perché gli viene impedito dall'Asl. I protocolli hanno senso se si possono concretizzare: se la legge lo contraddice, si leva. A quel punto decidi di recuperare le partite quand'è possibile e discorso chiuso. Ma questo circolo vizioso, sapendo che i punti saranno restituiti e la partita recuperata, non serve".

Perché chi l'ha firmato oggi si lamenta? Le polemiche sono ipocrite?
"Ognuno guarda al suo lato. O ipocrisia o superficialità, entrambe cose deleterie. Basterebbe il buonsenso e la razionalità di cambiare le regole in corso, nulla lo vieta".

Da medici sportivi avete iniziato ad analizzare i postumi del Covid sui calciatori?
"Dati ufficiali non ne abbiamo, anche perché in un solo anno averne specifici è difficile. Arriveranno mano a mano, ma vi posso confermare che ci sono in corso degli studi. Ci siamo resi conto come il Covid possa essere dannoso in diversa misura: nei sintomatici c'era la nostra preoccupazione maggiore che non fossero toccati solo i polmoni ma anche altri organi già da marzo-aprile scorsi, tant'è vero che abbiamo richiesti esami multi-organo; negli asintomatici sembra che comunque ci siano strascichi come debolezza e difficoltà nel rientrare in forma al 100%. Qualcosa sembra portare comunque: abbiamo notati problemi di tipo neurologico, stanchezza mentale e insonnia. Stiamo scoprendo tutto pian piano".

Con i vaccini eviteremo focolai anche nei gruppi di lavoro calcistici?
"Lo sappiamo con sicurezza: dove è stata utilizzata la bolla, per esempio, problemi non ce ne sono mai stati. Non potendo né uscire né entrare, nella mia esperienza in Cina per esempio non ci sono stati casi. Non avremo il 100% di sicurezza neanche col vaccino, ma in generale sarà una grande protezione, e anche se prendi il virus è in forma molto lieve, quasi innocua. Vaccinando si risolve tutto, non solo sul lato sportivo. Entro 4-5 mesi speriamo di avere la possibilità di immunizzare quasi tutti gli italiani".

Quindi anche i tifosi negli stadi torneranno?
"Piano piano, che siano 5 o 10mila, quando torna tutto tranquillo si rivedrà la serenità. Si può ipotizzare che tra qualche mese, per la prossima annata, ci si arrivi".

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