Il Roma - Il tridente dei Reds come le Bluebell Girls al Lido di Parigi

Rassegna Stampa fonte : di Mimmo Carratelli
Il Roma - Il tridente dei Reds come le Bluebell Girls al Lido di Parigi

E’ mancato il gol, il gol che valeva la qualificazione, e il Napoli non mette la ciliegina sulla torta di un magnifico girone Champions. Il Livepool vince col peggior risultato per gli azzurri, 1-0, che vale la retrocessione del Napoli in Europa League. Quello che riuscì a Mazzarri nel 2012 e a Sarri nel 2017, non è riuscito ad Ancelotti. La speranza è morta al 92’ quando Allison con un ginocchio ha respinto la palla-gol di Milik. L’unica parata del portiere del Liverpool, letale per il Napoli. E’ mancata agli azzurri una convincente manovra offensiva per quell’unico gol che serviva. Tre, quattro azioni del Napoli in ampiezza, disorientando la difesa inglese, non hanno trovato la conclusione a rete. Il Liverpool ha fatto una buona partita, vivendo sul gol di Salah quando l’egiziano ha superato Mario Rui sul vertice dell’area, è sgusciato a Koulibaly in area e ha messo dentro con la complicità di Ospina a gambe aperte (34’) Non era la fine del mondo. La sconfitta non significava il fine-corsa degli azzurri. Perché serviva quel maledetto gol pur perdendo. E, dopo il vantaggio del Liverpool, c’è stato tanto tempo per piantare la bandierina della qualificazione, mentre il Paris Saint Germain dilagava a Belgrado contro la Stella Rossa.

Il Liverpool ha gestito con intelligenza il vantaggio. Ha avuto persino cinque occasioni per segnare ancora. Cominciava Salah a buttar fuori la palla del possibile raddoppio inglese (50’). Sullo stesso Salah, Ospina salvava due volte consecutivamente (74’). Anche Van Dijk batteva fuori la sua palla-gol (78’). Ne falliva due Manè (87’ e 93’). Il Napoli ha evitato una goleada.Che cosa non ha funzionato? Poca creatività del centrocampo. Buon inizio di Hamsik che poi si perdeva per rinascere nel finale. Più quantità che qualità di Fabian Ruiz. Gli attaccanti non hanno mai avuto la palla buona se si eccettua l’occasione di Callejon al 79’, palla alle stelle sul lungo traversone di Insigne. Le due punte azzurre si sono sfiancate nel pressare i centrali difensivi avversari.

Il Napoli è stato anche impreciso, per fretta, per ansia, nell’ultimo passaggio, ma bisogna dire che i giganti della difesa britannica (Matip 1,95 e Van Dijk 1,93) hanno concesso nulla. Difensori e centrocampisti inglesi sono stati anche abili nell’inserirsi sulle linee di passaggio finale del Napoli.Era il girone più duro con Liverpool e Paris Saint Germain e il Napoli sembrava schiacciato. Si è rivelato, invece, il protagonista del gruppo. E’ mancato lo spunto finale a pochi metri dal traguardo. Alla ricerca del gol il Napoli è stato spesso lento. Troppo palleggio nel cercare di aprire la difesa inglese che non si apriva mai. Poca profondità. Poco coraggio nel tentare il lancio. Non è che la squadra azzurra abbia subito la suggestione dell’Anfield, ma è mancata sicuramente l’audacia per quel gol salvifico. Costruendo partita per partita la “torta” della qualificazione, secondo la parabola di Ancelotti, mancava la ciliegia della certezza assoluta.

A Liverpool era possibile, ma l’allenatore-pasticciere e gli azzurri non hanno completato il dolce europeo. Anfield è stato tutto un canto per i reds, appassionato e continuo, una cornice romantica, una passione che non conosce insulti. Il Napoli aveva il vantaggio di due risultati su tre per accedere agli ottavi. Non ha avuto la forza per riuscire nell’impresa. E’ mancato in attacco, spesso vuota la metà campo del Liverpool. Il contropiede non è mai scattato con convinzione. Sono mancati anche gli inserimenti di Allan, mentre Callejon è rimasto sulla trequarti con rari e inutili spunti in avanti. Mario Rui ha cominciato da ala, poi si è dovuto preoccupare di Salah. Albiol si è esaltato in difesa, Koulibaly ha sottratto otto palloni a Salah, ma sul gol è stato piantato dall’egiziano. Il finale è stato all’insegna della disperazione. Non funzionavano i cambi (62’ Zielinski per Fabian Ruiz, 67’ Milik per Mertens). Intanto entrava Ghoulam (70’ per Mario Rui sofferente a un adduttore) e si è sperato sui cross taglienti e sui corner dell’algerino. Niente da fare.

Il Napoli, accennando a un assalto finale, ha portato Koulibaly in attacco per avere due torri (con Milik) sui cross. Ma ci sono stati pochi traversoni e, del resto, contro i due colossi centrali del Liverpool la via area era pressoché proibita. Il Napoli ha giocato in formazione-Champions, i nuovi titolarissimi di re Carlo. Il Liverpool ha mandato in vetrina il trio delle meraviglia Salah-Firmino-Mané, l’egiziano, il brasiliano e il senegalese, come le Bluebell Girls al Lido di Parigi. Noi siamo quelli che non si fanno lavare col fuoco. Di qua il nostro leader calmo, di là il funambolo tedesco. Ancelotti e Klopp, l’acqua santa e il diavolo. Il trio inglese delle meraviglie non ha funzionato a pieno regime. Ha fatto tutto Salah, non solo il gol. Il Faraone è stato l’intero attacco del Liverpool con Firmino molto arretrato e Manè fuori partita sino ai due clamorosi errori finali sotto la porta azzurra. C’è stata sempre speranza di farcela. La sconfitta non significava nulla purché avessimo segnato un gol. Il tempo è passato sul filo del rasoio di questa speranza. Ma il Napoli, tranne nell’occasione finale di Milik, non è stato mai veramente pericoloso, Allison è rimasto a guardare la partita per lungo tempo esibendosi nella prodezza nei minuti di recupero, la paratissima anche fortunata che è stata la condanna del Napoli.

 

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