Mourinho: "Chivu? Non era un allenatore in campo. Al ristorante spunta sempre un tavolo per me"
14:15
José Mourinho torna a far parlare di sé con un’intervista a SportWeek che alterna confessioni personali e stoccate al mondo del calcio. Il tecnico portoghese, accostato con insistenza al ritorno al Real Madrid, sorprende inizialmente con un lato più intimo: “Non mi piace quando entro in un ristorante in cui non ho prenotato e magicamente spunta un tavolo, per me e chi mi accompagna. Penso che se non fossi la persona che sono, non succederebbe. Ecco perché non mi piace”. Un’ammissione insolita per lo Special One, che però ritrova subito il suo stile pungente quando il discorso si sposta sul campo.
Mourinho Inter, lo Special One punge anche Chivu
L’allenatore portoghese commenta il ventunesimo scudetto conquistato dall’Inter di Cristian Chivu, ex protagonista del Triplete nerazzurro. Mourinho riconosce il lavoro dell’ex difensore, ma ridimensiona il peso del trionfo: “Quest’anno Chivu ha avuto un pochino la ‘stellina’, perché nessuna delle altre è stata davvero un competitor forte per lo Scudetto”. Poi aggiunge: “Non ci è riuscito il Napoli, il Milan è in fase di transizione, la Juve pure, però vincere ti dà credito”.
Non manca però l’elogio al percorso dell’allenatore romeno: “Quando giocava non era un allenatore in campo, la sua non è stata una germinazione spontanea. Ha fatto un percorso di formazione, ha allenato la Primavera dell’Inter per tre stagioni, si è preparato, ha fatto molto bene a Parma”. Un riconoscimento che certifica la stima per chi, secondo Mourinho, ha costruito la propria carriera senza scorciatoie.
Il passaggio più duro arriva nel confronto tra l’Inter attuale e quella del Triplete. “Mi piacciono tanti giocatori di questa Inter, ma nessuno avrebbe giocato nella squadra del Triplete”, afferma senza esitazioni.
Tra i paragoni inevitabili spunta quello tra Lautaro Martinez e Diego Milito: “Amo Lautaro, però amo Milito tre volte perché sto parlando di uno degli uomini del Triplete”. Per Mourinho, il valore di un campione si misura soprattutto nei momenti decisivi.
Sul dibattito tra estetica e risultati, il tecnico ribadisce la sua filosofia: “Il giochista vincente mi piace, il giochista perdente non mi piace”. E ancora: “La qualità dei giocatori è più importante”. Una visione pragmatica che continua a dividere il calcio moderno.
Spazio anche a un ricordo elegante dedicato a Zidane: “Mi viene in mente subito Zidane. Marco Materazzi si incazzerà con me, ma vedere giocare Zizou era una bellezza”.
Infine, il capitolo più emotivo riguarda la Roma. Mourinho definisce l’esperienza giallorossa unica nella sua carriera: “Roma è stato il posto più bello della mia carriera. Non ho mai sentito un ambiente così incredibile intorno a una squadra di calcio”. E ai tifosi manda un messaggio chiaro: “Nessuno deve toccare i tifosi giallorossi”.
