José Mourinho torna a far parlare di sé con unâintervista a SportWeek che alterna confessioni personali e stoccate al mondo del calcio. Il tecnico portoghese, accostato con insistenza al ritorno al Real Madrid, sorprende inizialmente con un lato più intimo: âNon mi piace quando entro in un ristorante in cui non ho prenotato e magicamente spunta un tavolo, per me e chi mi accompagna. Penso che se non fossi la persona che sono, non succederebbe. Ecco perché non mi piaceâ. Unâammissione insolita per lo Special One, che però ritrova subito il suo stile pungente quando il discorso si sposta sul campo.
Lâallenatore portoghese commenta il ventunesimo scudetto conquistato dallâInter di Cristian Chivu, ex protagonista del Triplete nerazzurro. Mourinho riconosce il lavoro dellâex difensore, ma ridimensiona il peso del trionfo: âQuestâanno Chivu ha avuto un pochino la âstellinaâ, perché nessuna delle altre è stata davvero un competitor forte per lo Scudettoâ. Poi aggiunge: âNon ci è riuscito il Napoli, il Milan è in fase di transizione, la Juve pure, però vincere ti dà creditoâ.
Non manca però lâelogio al percorso dellâallenatore romeno: âQuando giocava non era un allenatore in campo, la sua non è stata una germinazione spontanea. Ha fatto un percorso di formazione, ha allenato la Primavera dellâInter per tre stagioni, si è preparato, ha fatto molto bene a Parmaâ. Un riconoscimento che certifica la stima per chi, secondo Mourinho, ha costruito la propria carriera senza scorciatoie.
Il passaggio più duro arriva nel confronto tra lâInter attuale e quella del Triplete. âMi piacciono tanti giocatori di questa Inter, ma nessuno avrebbe giocato nella squadra del Tripleteâ, afferma senza esitazioni.
Tra i paragoni inevitabili spunta quello tra Lautaro Martinez e Diego Milito: âAmo Lautaro, però amo Milito tre volte perché sto parlando di uno degli uomini del Tripleteâ. Per Mourinho, il valore di un campione si misura soprattutto nei momenti decisivi.
Sul dibattito tra estetica e risultati, il tecnico ribadisce la sua filosofia: âIl giochista vincente mi piace, il giochista perdente non mi piaceâ. E ancora: âLa qualità dei giocatori è più importanteâ. Una visione pragmatica che continua a dividere il calcio moderno.
Spazio anche a un ricordo elegante dedicato a Zidane: âMi viene in mente subito Zidane. Marco Materazzi si incazzerà con me, ma vedere giocare Zizou era una bellezzaâ.
Infine, il capitolo più emotivo riguarda la Roma. Mourinho definisce lâesperienza giallorossa unica nella sua carriera: âRoma è stato il posto più bello della mia carriera. Non ho mai sentito un ambiente così incredibile intorno a una squadra di calcioâ. E ai tifosi manda un messaggio chiaro: âNessuno deve toccare i tifosi giallorossiâ.