Santacroce a CN24: "In estate ho detto ad Hamsik 'nun fa strunzat!', Cavani sarebbe tornato volentieri! Presto vorrei lavorare a Napoli, ho in mente un ruolo innovativo..."

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Santacroce a CN24: In estate ho detto ad Hamsik 'nun fa strunzat!', Cavani sarebbe tornato volentieri! Presto vorrei lavorare a Napoli, ho in mente un ruolo innovativo...

Cuore diviso a metà, tra Italia e Brasile. Papà originario del Bel Paese, mamma sudamericana. Nel mezzo, c'è Napoli. La sua Napoli. Una città incontrata per caso e da cui è rimasto folgorato, tanto da decidere di sposarla a vita. Fabiano Santacroce, ex difensore azzurro che in questi anni ha continuato a vivere all'ombra del Vesuvio dove ha famiglia, si è raccontato in esclusiva ai microfoni di CalcioNapoli24.it

Fabiano, finalmente ritrovi il campo dopo una lunga pausa

"Sì, ho ripreso a giocare a Cuneo in Serie C e le cose stanno andando bene. Qui mi trovo perfettamente, ho trovato un ottimo gruppo con un grande allenatore e un grande direttore sportivo. Sono molto, molto felice". 

Nel frattempo ti affacci già al futuro? Magari per una carriera da allenatore o altro... 

"Direi più altro al momento. Come tecnico non credo ma mai dire mai, anche perché ho visto tanti giocatore dire che sarebbe stato impossibile e poi si sono ritrovati in panchina. Però al momento sarei più propenso per altre piste". 

Intanto domenica Mazzarri contro Ancelotti, che effetto ti ha fatto? 

"Un bell'effetto sicuramente, è stata un'ottima partita. Aver visto poi giocare il Napoli così bene mi ha fatto ancora più piacere". 

Sette anni dopo il tuo addio avresti mai immaginato un Napoli con Ancelotti in panchina?  

"Era un qualcosa di immaginabile, per il semplice motivo che questi sono sempre stati anni di crescita. Il Napoli ha sempre avuto un'evoluzione continua, già nei miei anni poiché siamo passati dalla salvezza ad un posto in Champions League. Stagione dopo stagione si saliva su parecchi gradini. Ora guardiamo a un sogno più grande ancora, ma sono sicuro che di questo passo qualcosa di buono si possa fare..." .

Il Parma prossimo avversario per gli azzurri: che ricordo hai della tua esperienza emiliana? 

"Un ricordo fantastico, bello. Anche perché Parma è una cittadina molto tranquilla, dove si può lavorare molto bene. Sono stato trattato benissimo e mi hanno lasciato un ottimo ricordo, questo sicuro". 

Nel 2010 la grande gioia della chiamata in Nazionale, hai rimpianti per come è andata? 

"Sicuramente. Non sono felicissimo per quello che è successo in quegli anni, gli infortuni e poi tante altre cose... però sono anche contento, perché ci sono giocatori che giocano anche tutta la vita in Serie A ma che non riescono ad arrivare nemmeno lontanamente a questo traguardo. Sono felice e orgoglioso di aver avuto una chance, poi non sono riuscito ad esordire anche perché davanti avevo gente come Cannavaro e non solo. Ma è stato bello, molto bello...". 

Il miglior Pato ti definì il difensore più difficile affrontato in Serie A

"E' stato un bellissimo riconoscimento, ma in tanti mi hanno fatto i complimenti dopo le partite. Questa è stata la cosa più bella, sapere che di essere stato un difensore tignoso. E lo sono tutt'ora, perché non ho deciso assolutamente di smettere. Anzi, sono intenzionato a riprendermi ciò che mi sono perso in questi anni". 

Hai tenuto fisicamente testa anche alla bestia, Julio Baptista. Che duello in quel Roma-Napoli... 

"Lo ricordo ancora bene e lo racconto tutt'oggi come uno dei giocatori più grossi mai marcati in carriera. Fu dura in effetti, ma in genere avevo molta più paura dei più piccoli poiché sulla velocità era ancor più complicato. Con quelli grossi, invece, in teoria avevi più margini per recuperare se ti saltano una prima volta". 

Se dovessi nominare l'attaccante più insidioso mai affrontato? 

"Difficilissimo da dire, anche perché ho avuto la fortuna di incontrare tutti i più forti che ci sono stati in Italia in quegli anni. Ma se devo dirne uno, voto Hernan Crespo. Ricordo che con l'Inter entrò solo negli ultimi 20 minuti. Ma se avessero fatto più cross, avrebbe segnato quasi sempre. Era davvero immarcabile in area... impressionante".  

Invece la partita più emozionante con la maglia azzurra? 

"Ce ne sono davvero tante... magari a Cagliari, dove vincemmo all'ultimo secondo. Quelle sono vittorie che ti danno un qualcosa in più in termini di emozioni, poi ovviamente ricordo anche l'ultima partita che ci ha permesso il ritorno in Champions dopo anni e anni di assenza. Quella serata anche fu fantastica".

Con Mazzarri però alla fine non hai ottenuto grosse chance... che tipo era visto dall'interno? 

"Mi è sempre piaciuto, anche perché mi piacciono molto gli schemi e il suo modulo. Lo trovo un grande allenatore, anche se preferisce avere la squadra fatta ad hoc per lui per ottenere il massimo. Era un tipo scherzoso, alla mano. In genere i giocatori dicono che un allenatore è bravo e buono se con lui hanno giocato con continuità, io invece ne parlo positivamente anche se non mi ha dato molte occasioni". 

Erano gli anni del Pocho Lavezzi... 

"Fenomeno vero, ma sono del parere che avrebbe potuto fare ancora di più. Dà tutto in campo, ha dato sempre dato il massimo. Talvolta sbagliava dei goal perché correva per tutti ed arrivava esauto, come persona poi è davvero un grande. E' uno di quelli che ancora sento con grosso piacere". 

Nell'estate del 2011 termina la tua avventura all'ombra del Vesuvio

"Non è finita al punto giusto, ho chiaramente dei rimpianti in merito. Ma come ho detto prima, venivo da anni dove ho sofferto più infortuni e con Mazzarri non avevo possibilità di giocare e di riprenderemi. Così alla fine ho fatto una valutazione obiettiva, anche se poi a Parma ho trovato altre situazioni... mi sarebbe piaciuto però giocarmela anche con Benitez e Sarri, sicuramente avrei potuto dare una mano anche lì. Tutto sommato, direi che è andata bene. Se devo tirare un bilancio della mia esperienza, la reputo sempre positiva". 

Cosa ti ha più sorpreso della tifoseria partenopea? 

"Il fatto che trovi  tifosi di tutte le età, già i bambini nelle culle hanno il ciuccio del Napoli. Poi trovi anziani tifosissimi, che ricordano ancora a memoria tutte le formazioni del passato. Segno di grandissimo attaccamento alla squadra della propria città, caratteristica tutt'altro che comune. Poi c'è il San Paolo che è pazzesco. Altrove c'è la curva che canta, a Fuorigrotta invece è come se tutto lo stadio fosse una curva: non si ferma mai nessuno, tutti sostengono la squadra senza sosta. Meraviglioso". 

Ti sei spostato in virtù della chiamata da Cuneo, ma nel frattempo vivevi a Napoli

"Oltre a sposare una donna napoletana, ho sposato proprio la città: è una delle prime cose che mi son detto con Hamsik, ne parlavamo spesso e infatti sono felicissimo che lo abbia fatto a pieno anche lui. Sono stato uno dei primi a chiamarlo quando in estate sentivo le voci riguardanti per la Cina. Gli ho detto 'non fare stronzate'. Anzi, proprio precisamente: 'nun fa strunzat'". 

Alla fine ti ha ascoltato

"Sì, assolutamente sì. Ci siamo fatti un bel discorso, ma lui è legatissimo alla città come lo sono io. C'è poo da fare: è una città che ti entra dentro". 

Com'è per un ex calciatore azzurro vivere a Napoli? I tifosi continuano a fermarti più volte al giorno? 

"Fortunatamente, ultimamente, non era più così. Anche perché da calciatore sono sempre stato easy, uscivo dallo stadio a piedi e andavo a prendere l'auto. I primi mesi infatti ho sofferto un po' perché dovevo davvero fermarmi ogni metro per foto o autografi, ma oramai uno scatto con me ce l'ha ogni napoletano. Quindi sono abbastanza apposto per un po'". 

Nel frattempo Hamsik come ha vissuto il passaggio da Sarri ad Ancelotti? 

"L'ha vissuto bene, è un giocatore che è sempre stato mentalmente avanti e già da quando aveva 18 anni. Era vecchio dentro, questa è sempre stata una sua qualità. E' un professionista e l'ha vissuta bene. Il mister ora sta cercando nuove soluzioni nel ruolo di regista, ma sono sicuro che Marek ce l'avrebbe fatta se avesse insistito. E' un atleta che si applica e ha le qualità per quel ruolo".

In estate c'è stato il tormentone Cavani: ci fossero stati davvero i presupposti, sarebbe tornato? 

"Conoscendolo, dico proprio di sì. Da quello che so, aveva voglia di tornare e lo farebbe tutt'ora con molto piacere. Sappiamo che ha anche un figlio in città e sarebbe tornato volentieri, tra le altre cose, pure per stargli un po' più vicino. Ci sono poi ovviamente i discorsi tra società, che sono molto più grossi di qualsiasi altra cosa...".  

Zuniga invece tornerebbe? 

"(ride, ndr). Non lo sento da tanto, diciamo è andato via per una situazione complicata col presidente... ci sono stati parecchi problemi, ma sicuramente era felice. Da fuori si sa poco, ma dentro... e credo che mai uscirà (ride ancora, ndr)". 

Torniamo al presente: che sensazioni hai per questo Napoli? 

"Ho molta fiducia, anche perché sto vedendo che si stano applicando parecchio anche per trovareun altro tipo di gioco".  

Napoli-Parma come finirà? 

"Se il Napoli gioca come sa, non credo ci sia storia poiché c'è parecchia differenza tra le due formazioni. Se mettono in campo grinta e cattiveria, hanno grosse possibilità di portare a casa i tre punti. Ma attenzione all'attacco del Parma, che soprattutto in ripartenza è micidiale". 

In conclusione: e se chiudessi la carriera in Brasile? Magari al Bahia... "

"Mi sarebbe piaciuto, sarebbe interessante perché ho tutta la famiglia lì. Un futuro al Brasileirão sicuramente non è da escludere, anche se lavorativamente vorrei fare più qualcosa su base Napoli...". 

In che ruolo?  

"Una figura innovativa. Qualcosa legato ai ragazzi napoletani che hanno bisogno... mi fermo qui". 

di Pasquale Edivaldo Cacciola - @PE_Bahia

©RIPRODUZIONE RISERVATA, PREVIA CITAZIONE DELLA FONTE

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