“Il mercato dipenderà dalle ambizioni che ha la società”: la telenovela, il despota e l'impresa grottesca

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“Il mercato dipenderà dalle ambizioni che ha la società”: la telenovela, il despota e l'impresa grottesca

I petali della margherita sono stati tirati via tutti. “Il viene, non viene “, è stato il tormentone di questa sessione di mercato. Alla fine sono tutti rimasti con il petalo sbagliato tra le mani: non è venuto nessuno. E lo stelo della margherita è stato strappato con rabbia e delusione. Mai come questa volta il Napoli in questa finestra di mercato aveva bisogno di intervenire. A nulla è valso il vantaggio di conoscere con ampio anticipo i ruoli nei quali andare ad intervenire, Milik e Ghoulam si sono infortunati mesi addietro mica ieri; a nulla sono valse le dichiarazioni di Sarri all’indomani di Napoli-Verona dello scorso sei gennaio: “Il mercato dipenderà dalle ambizioni che ha la società”. A nulla è valsa la splendida cavalcata della squadra in questa prima metà della stagione. Ignorato, e su questo avevamo pochi dubbi, l’entusiasmo della tifoseria e di un’intera città che crede nell’impresa di maggio. I tifosi del resto, contano poco e niente, se non a foraggiare un altro tipo di impresa.

Una telenovela ecco cosa è stato il mercato del Napoli. Una di quelle telenovele a basso costo che si girano su set di fortuna in America Latina
dove tanto viene lasciato all’improvvisazione. Pochi e modesti attori principali, una serie infinita e spesso inutile di comparse e un solo regista
despota e padrone della scena. E’ stata una telenovela iniziata male, condotta peggio e finita malissimo per chi ha veramente creduto che il
Napoli intendesse rinforzarsi. E’ finita benissimo per chi l’ha condotta: nessuna spesa eclatante e anzi, si è provveduto ad alleggerirsi in parte
degli ingaggi di Giaccherini e Maksimovic. Quando qualcuno perde, c’è sempre qualcun’altro che vince.

Vendere prima di comprare è sempre stato l’imperativo non scritto. In questa sessione di mercato, è stato sovvertito anche questo dettame. Si è
riusciti nella non facile impresa di non far arrivare nessuno, neanche quei giocatori che pare siano stati acquistati: Inglese e Younes. Qualcosa di
grottesco o quasi. La rosa corta è stata ulteriormente accorciata. Al momento il Napoli è rimasto con diciassette giocatori di movimento, compresi Ounas e Tonelli che fino ad oggi sono stati più che altro giocatori di compagnia. Ed è a questo manipoli di uomini guidati dal condottiero Sarri che si aggrappano le speranze e i sogni di un popolo che mai come quest’anno sogna di arrivare fino in fondo. Le difficoltà forgiano gli uomini. Le sciocchezze lette ed ascoltate in questo mese ne offendono l’intelligenza.

Stefano Napolitano

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