Bagno di umiltà

Editoriale  
Napoli-Arsenal, squadra schierata. Foto: SSC NapoliNapoli-Arsenal, squadra schierata. Foto: SSC Napoli

Napoli-Arsenal, il club di De Laurentiis e la squadra allenata da Carlo Ancelotti escono con le ossa rotte e qualche perplessità: urge un bagno di umiltà.

Napoli-Arsenal proprio non scende giù. Si era chiesta l'impresa, la realtà è che sarebbe bastato tanto impegno, fame, grinta e il forte tentativo quantomeno di provarci. Il Napoli visto in campo ieri, salvo la pace del terzetto difensivo impeccabile, è stato nettamente fra i peggiori dell'intera stagione. Probabilmente il peggiore. Perché non passare in semifinale di Europa League ci può stare, ma non averci praticamente quasi mai provato in 180' ha stupito (e in negativo).

Napoli-Arsenal, usciti con le ossa rotte: serve un bagno di umiltà

Bagno di umiltà, sembra proprio ciò che serve in questo momento nell'ambiente Napoli per fermarsi un secondo, ragionarci su, metabolizzare e ripartire. Perché non è la prima, non sarà l'ultima notte deludente. Dura a mandar giù, questo sì. Ma la sensazione netta che arriva dall'ennesimo passo falso su grandi palcoscenici e dal mancare le grandi occasioni è che è questa (al momento) la dimensione del Napoli, comprenderlo e accettarlo non è segno di debolezza né una resa, sembra invece il primo passo obbligatorio per guardare al futuro. Diversi soggetti sia del microambiente che del macroambiente attorno alla SSC Napoli, per motivi diversi, devono ripartire proprio da qui: dall'umiltà, virtù per la quale l'uomo riconosce i propri limiti, rifuggendo da ogni forma d'orgoglio, di superbia, di emulazione o sopraffazione.

  • Bagno di umiltà per la squadra, nel complesso ma soprattutto nei singoli chiave. Non si può che partire da loro, i protagonisti in campo di 180' deludenti in Napoli-Arsenal (e reduce da tre sconfitte di fila in Europa League, compresa la gara di Salisburgo). Pompati da media e ambiente? Forse, ma bisogna ripartire dalla dichiarazione di Dries Mertens a fine partita:

"Non so cosa manca a questo Napoli, dico solo che che dobbiamo capire che siamo giocatori normali e stiamo facendo davvero bene".

Giocatori normali, sì. Perché probabilmente (e già lo si diceva un anno fa, nonostante il calcio-spettacolo di Sarri) l'unico top player in rosa ha il nome e il cognome di Kalidou Koulibaly. Il primo passo per ripartire è tornare a fare le cose semplici, è tornare a considerarsi una squadra capace di tutto solo quando dà il 101% in campo, gioca sovraritmo e quando, come con Sarri, riesce a creare una forte identità. Serve più grinta, più attaccamento che ieri non si son visti. Troppi i singoli che tentano colpi e giocate con sufficienza, tocchetti sterili e conclusioni pretenziose: da ZielinskiCallejon, da AllanMertens Insigne. Nessuno escluso, ovviamente. Ma per chi crede ancora nel progetto Napoli e vuole ripartire, dovrà ripartire da questo.

Napoli-Arsenal, Koulibaly e Callejon

La gestione di Ancelotti: i dubbi

  • Ancelotti ce lo conceda, un bagnetto di umiltà anche per lui. Uno dal suo palmares non si discute, un uomo di Coppe come lui nemmeno. Ma questo Napoli nella testa e nelle gambe non è arrivato pronto a questo doppio appuntamento. Che sia colpa del campionato poco allenante come nel caso della Juve? Sembra un pretesto, la realtà delle cose è che l'Arsenal arrivava sulle palle due secondi prima degli azzurri, fino alla barricata finale per attendere il Napoli al varco nella seconda metà del secondo tempo in cui si ha semplicemente aspettato sulla difensiva l'avversario.

Ma il bagno di umiltà per Ancelotti riguarda una valutazione, necessaria e probabilmente tardiva: è vero, si tratta di un anno di transizione e lo si sapeva dall'inizio, con l'obiettivo vero e concreto societario stagionale che è stato raggiunto (il piazzamento Champions), ma la sensazione è che troppi calciatori azzurri, soprattutto nei ruoli chiave, si siano dovuti adattare ad un sistema di gioco poco adatto alle loro caratteristiche, un cambiamento repentino dopo i tre anni con Sarri. E gli effetti sono visibili nei match più probanti, con la difficoltà a imporre il proprio gioco e graffiare con gli uomini offensivi. Uomini e modulo, per il futuro del Napoli quest'estate bisognerà davvero rifletterci su.

Napoli-Arsenal, bagno di umiltà per la SSC Napoli

  • Bagno di umiltà, magari con annessa ammissione di qualche colpa, non farebbe tanto male anche alla società. E' sembrata davvero una leggerezza col senno del poi lasciar partire a cuor leggero sia Marek Hamsik che Marko Rog. Parliamoci chiaro, il risultato sarebbe stato probabilmente lo stesso, ma si è creata una divergenza palese fra le scelte societarie e gli obiettivi dichiarati dalla società a mezzo allenatore. Bisognava avere la lucidità e l'umiltà di capire che, una volta concretizzatosi il secondo posto e aver spostato le attenzioni e le motivazioni di ambiente e squadra sull'Europa League, era necessario mettere a disposizione di Carlo Ancelotti una rosa in grado di arrivare a Baku.

Poco umili anche, a fronte delle cessioni e avendo quindi soltanto 3 centrocampisti centrali in rosa (di cui due utilizzati, fino alla cessione di Marek Hamsik, prevalentemente come esterni nel 4-4-2), a chiedere più di così proprio all'allenatore partenopeo, esponendolo a critiche che non fanno certo bene all'ambiente per il futuro.

  • Bagno di umiltà per la tifoseria, che si divide e schiera fra chi si scaglia contro De Laurentiis (e chi fischia chi si scaglia contro De Laurentiis), chi fischia Insigne e chi lo applaude, chi bersaglia Ancelotti rimpiangendo ancora Sarri. Che il tifoso napoletano sia così, soprattutto nel momento immediatamente successivo alla delusione, è innegabile, comprensibile e giustificabile. Lo sanno Ancelotti e il patron, lo capirà o lo avrà capito Lorenzo. Ma l'evoluzione di questo club e di questo ambiente è arrivata ad un punto cruciale nell'era De Laurentiis: è il momento di guardarsi allo specchio e accettare la dimensione di questa società.

Chiedere e pretendere sempre il massimo, quello che non si è visto ieri, è condivisibile, poco umile è invece voler più delle concrete possibilità di questa squadra e soprattutto di questa società: è il primo passo per andare avanti, accettare ed iniziare a capire come ragionano le società di calcio di quest'epoca. Un'azienda a tutti gli effetti, con obiettivi nel breve e nel medio-lungo termine. E' vero, il calcio vive di mode che condizionano i tifosi: adesso è l'Ajax moment, ma sicuri sicuri di voler un club su modello Ajax? Non piacerà certo ai tifosi la frase pronunciata ieri sera da Carlo Ancelotti in conferenza, in continuità con quelle dichiarazioni tanto contestate dalla tifoseria al patron, ma condivisibili per onestà intellettuale:

"Non facciamo drammi, qui non li fa la società né i calciatori, siamo tutti uniti e compatti per migliorare questa squadra rispetto a quest'anno. D'altronde non mi sembra che il Napoli nella sua storia abbia fatto tanti quarti di finale, quindi l'obiettivo è cercare di migliorare sempre".

  • Bagno di umiltà infine per papà Insigne. E il signor Carmine, va precisato in sua difesa, in un'uscita infelice lasciando lo stadio va considerato solo in quanto tifoso e non strumentalizzato in una polveriera già densa nei rapporti Insigne-SSC Napoli delle ultime ore. Ma può fungere da esempio per quel bagno di umiltà richiesto alla tifoseria: considerare "Ancelotti un pacco", dà l'idea di quanto a Napoli siano tutti allenatori, tutti esperti di tattica, di gestione dello spogliatoio, tutti luminari nella scelta delle sostituzioni. Ma papà Insigne, beccato nervoso all'uscita dallo stadio, non è altro che il tifoso del posto accanto allo stadio, nel senso più positivo del termine. E come tale va considerato, non strumentalizzato.

Napoli-Arsenal, bagno di umiltà. Insigne e Ancelotti

La sensazione è che si tratti di un Napoli a fine ciclo, spinto un anno più in là solo dall'approdo in azzurro di Carlo Ancelotti, ma che ha delle scorie derivanti dalla fine dell'era Sarri e con qualche calciatore che inevitabilmente è a fine ciclo in azzurro, scarse motivazioni e voglia di cambiare aria. Anche nomi pesanti. Un anno di transizione, in cui l'obiettivo societario di essere alle spalle della Juve in campionato e di piazzarsi in Champions ogni anno è comunque stato raggiunto, ma adesso bisogna ripartire: tutti coesi, uniti e compatti, con delle colpe da dividersi e un bagno di umiltà necessario.

di Manuel Guardasole

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