Il preparatore Albarella: "Giocare ogni 7 giorni non è un vantaggio per il Napoli: vi spiego"

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Il preparatore Albarella: Giocare ogni 7 giorni non è un vantaggio per il Napoli: vi spiego

Albarella sul Napoli

Ultime calcio - Oggi su Radio CRC, nel corso della trasmissione “In Ritiro Con Te” di Marco Giordano e Umberto Chiariello, è intervenuto il preparatore atletico Eugenio Albarella. Di seguito le sue parole riportate nel comunicato stampa:

Albarella sul Napoli

«Quando si interviene in corso di campionato, come è successo a me nella passata stagione, è necessario capire la cultura del lavoro della squadra, il DNA e assecondare, per quanto sia possibile, le linee guida, cercando di fare meno danni possibile. Spesso chi eredita cerca di portare a prescindere i propri principi ed è un errore grossolano, perché bisogna capire in quale contesto si opera e cercare in funzione del poco tempo che si ha a disposizione di incidere in quello che si ritiene opportuno. Logicamente non creando ulteriori danni oltre quelli che possono già esserci. Bisogna lavorare migliorando ciò che era già presente in forma qualitativa e ottimizzare la resa dell’atleta.

Ho avuto la fortuna e l’onore di allenare da atleta Fabio Cannavaro, ma ora ho conosciuto nelle sue nuove vesti un potenziale grande allenatore. Al di là del suo carisma, mi sono confrontato con un allenatore capace, con grandi conoscenze e con l’umiltà di confrontarsi e queste sono le basi per poter ambire a grandi livelli. Questi allenatori che hanno avuto carriere importanti da giocatori e quindi sono stati allenati da top tecnici – in questo caso come Lippi, Sacchi, Malesani, Zaccheroni – hanno avuto la fortuna di avere da loro grandi conoscenze. Da questo deriva soprattutto la voglia di trasmettere queste informazioni, che, se dall’altra parte si trovano atleti evoluti con una forte capacità di sintesi a questo vulcano di idee, si riesce ad ottimizzare la propria gestione. Quindi, come sta dimostrando De Rossi, sono profili già pronti per squadre di alta qualificazione.

Dicevano i latini “Tutte le strade portano a Roma”, nel senso che ognuno sceglie le proprie strategie. Conte enfatizza il lavoro a secco per far arrivare un messaggio bello chiaro: bisogna allenarsi duramente per tutta la settimana, così non si molla mai durante le partite. Quindi, il sacrificio, lo spirito di disponibilità deve essere coltivato giorno dopo giorno. Lui, attraverso determinate tipologie di esercitazione, soprattutto quella a secco, va proprio alla ricerca di questo principio.

Però, bisogna contestualizzare il momento e le scelte: il Napoli è una squadra che l’anno prossimo non sarà nelle competizioni europee e quindi avrà, suo malgrado, la possibilità di gestire le settimane tipo. Per questo motivo, l’educazione al lavoro in questo periodo qui è fondamentale per poter entrare poi dopo nella forma mentis di una stagione atipica. I giocatori, oltre al poter gestire in tempi più diluiti la preparazione alla gara, devono anche saper gestire la non abitudine a fare competizione ogni 7 giorni. Non è assolutamente vero che giocare ogni 7 giorni è un vantaggio: se nel DNA sei un animale da competizione, non è semplice tale gestione. La Juve ha fatto scuola su questo: si diceva che dovesse stravincere il campionato, perché poteva gestire la settimana tipo, ma a lungo andare si è rivelato essere un boomerang. Se l’ambiente stesso non è abituato, non è assolutamente facile.

Il lavoro duro e il dare un certo tipo di educazione sin dall’inizio, è un segnale che va letto con questo intento. Tutto, però, dipende dall’empatia che lo staff e il mister riusciranno a creare con la squadra. Lo sottolineo spesso, soprattutto quando ho la possibilità di confrontarmi e fare lezione a dei master: possiamo inventarci in forma teorica il mezzo scientificamente più allenante possibile, ma se non abbiamo la capacità di entrare nella testa dell’atleta, abbiamo fallito ancora prima di iniziare. Qui è la chiave. E questo può essere fatto solo in un contesto di disponibilità da parte di entrambi i ruoli, staff e atleti, e attraverso un percorso di sacrificio e spirito di appartenenza.

Spesso si confonde il mezzo con l’intensità del lavoro e la fatica. Non è detto che altri mezzi non ti possano portare a grande quantità di fatica. Dipende da cosa si vuole raggiungere ed in che modo. La scelta di grande volume a secco è finalizzata soprattutto alla ricerca dello spirito di sacrificio e della resilienza da parte della squadra. Questo deve essere lo spirito che deve caratterizzare la squadra di Conte nel prossimo campionato».

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