Celestini a CN24: "Ho tre ricordi indelebili con Maradona: una volta chiesi di non farmi fare brutta figura in campo. Scelsi di festeggiare lo scudetto tra la gente. A Soccavo raccoglievamo le pietre per giocare" | VIDEO

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Celestini a CN24: Ho tre ricordi indelebili con Maradona: una volta chiesi di non farmi fare brutta figura in campo. Scelsi di festeggiare lo scudetto tra la gente. A Soccavo raccoglievamo le pietre per giocare | VIDEO
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Autore Bruno Galvan Giornalista professionista · Calciomercato, Economia dello Sport e statistiche

Costanzo Celestini ha rilasciato un'intervista a CalcioNapoli24 sul suo periodo con la maglia del Napoli. Tanti aneddoti ed il ricordo con Maradona

“Da bambino tifoso del Napoli all’esordio in prima squadra con lo scudetto. Ho vissuto un sogno”. Gli occhi lucidi e la voce rotta dall’emozione sono di Costanzo Celestini il quale ha raccontato tutta la sua vita calcistica trascorsa con gli azzurri dal settore giovanile fino alla prima squadra dove vinse il primo scudetto della storia del club. Un racconto che Celestini ha fatto nella “Notte dei Leoni” con le Napoli Legends che hanno affiancato al calcio un progetto anche per il sociale: l’evento è infatti legato a iniziative di beneficenza sul territorio campano, con fondi destinati alla ricostruzione del Teatro del Carcere Minorile di Nisida e al sostegno della Fondazione Santobono Pausilipon, impegnata nell’assistenza pediatrica.

Costanzo Celestini a CalcioNapoli24

Ultime notizie SSC Napoli - Costanzo Celestini si è raccontato ai microfoni di CalcioNapoli24 TV dall’Hotel Palazzo Esedra, ripercorrendo le tappe principali dal settore giovanile del Napoli fino alla prima squadra. Di seguito le sue dichiarazioni:

Dal settore giovanile al debutto in prima squadra con la conquista dello storico scudetto 1986-87. “Ha rappresentato il periodo d’oro della mia vita. Ho messo piede al San Paolo cinquant’anni fa. Avevo quindici anni e mi arrivò la convocazione per fare una gara amichevole. A quei tempi giocavo nella squadra Allievi del Napoli. Da quel momento è iniziata la trafila nel settore giovanile azzurro dove ho avuto dei maestri come mister Berardi, Canè, Sormani e Corso. Arrivò anche il primo scudetto Primavera del Napoli in quell’epoca. Poi arrivò il debutto in A per me con l’arrivo di Vinicio sulla panchina del Napoli, si giocava contro il Torino. Per me è stato un sogno perché da spettatore che veniva a vedere il Napoli, mi sono ritrovato poi a giocarci. Il mio idolo era Antonio Juliano, il capitano. Ho sempre sognato di mettere i piedi sul prato del San Paolo, indossare la maglia azzurra e mettermi la fascia al braccio. Non si può descrivere questa gioia. Devo dire che questo percorso è stato frutto di rinunce che poi sono state ripagate nel tempo”.

Cosa ha rappresentato per te un altro sogno come quello di condividere lo spogliatoio con un certo Maradona. “In quello spogliatoio, oltre a Diego, c’erano tanti altri campioni e farei un torto a loro se non li ricordassi. Avere Maradona che si spoglia accanto a te, che mangia con te oppure è il tuo vicino di stanza, è qualcosa che devi provare per raccontarlo. Molti hanno raccontato solo Maradona, ma mai come persona. Sono stato con lui tre anni, Diego è stato un esempio per tutti noi. Credo abbia pagato oltre il dovuto quel vizio. Era un calciatore immenso, un ragazzo di una bontà unica. L’affetto che mi ha regalato è tra le cose più belle che mi porto del suo ricordo”.

Facendo una ricerca, è venuta fuori questa tua frase  “Sembra un paradosso ma per noi non era semplice giocare con un giocatore del talento di Maradona”. Ce la spieghi? “Il primo giorno a Castel del Piano, eravamo in ritiro con Marchesi allenatore. Facemmo subito un esercizio a coppie in cui c’era un passaggio del pallone da un compagno all’altro. Nessuno ebbe il coraggio di mettersi con Diego, rimase da solo ed iniziò a palleggiare come sappiamo. Diede un colpo sotto al pallone che poi gli tornava indietro. Noi rimanemmo con il nostro pallone tra le mani vedendo lui cosa facesse. Era un qualcosa fuori dal comune. Anche in gara riusciva a non metterci in difficoltà perché riusciva ad anticipare anche il nostro pensiero su dove ci smarcavamo o davamo palla. All’inizio, per noi, giocare con lui era difficile, ci sentivamo tra virgolette in disagio con lui. Poi diventò routine perché bastava uno sguardo per capirci. Poi sono stato fortunato perché,, essendo uno che doveva marcare l’avversario più forte, Maradona veniva poco coinvolto nel mio gioco. Quando recuperavo palla, il mio primo pensiero era quello di dargli subito palla”.

Nel 1986 ci fu una gara amichevole tra Napoli ed Argentina prima del Mondiale e ti capitò di marcare Maradona. “Ci fu un disagio incredibile da parte mia perché dovevo marcare un amico, uno con il quale hai condiviso tutto. Gli chiesi di non farmi fare brutta figura davanti ai nostri tifosi. Fu una gara amichevole dove lui fece delle giocate stratosferiche, non ci fu contrasto minimo. Ci fu disagio, ma è stata un’esperienza che pochi hanno potuto provare. Marcare il più forte calciatore al Mondo è stato qualcosa di grande prestigio”.

Cosa ha rappresentato per te lo scudetto da napoletano... “Ho vissuto il primo scudetto da tifoso. Ero infortunato ma ho vissuto tutto il giorno prima con loro. Riuscii poi a giocare la finale di Coppa Italia che vincemmo. Io sono tifoso del Napoli e vincere lo scudetto per me è stato stare insieme alla gente. Ricordo che al fischio finale, ci ritrovammo fuori allo stadio con mia mamma e mio fratello tra le persone in festa. Siamo stati in auto insieme alla gente, volevo viverla da tifoso. Era un momento che aspettavamo. La prima volta non si può dimenticare, non me ne vogliano gli altri”.

Perché andasti via dal Napoli? “Non è stata una cosa semplice. Ho giocato nel Napoli per pura passione. Andai via da Napoli diventando un calciatore professionista nel senso che era diventato un lavoro perché non sentivo l’emozione di quando invece giocavo con quella maglia azzurra che per me era una seconda pelle. Crescere nelle giovanili, ricordarsi il campo di Soccavo dove non c’era nulla e si raccoglievano le pietre per giocare e poi arrivare al primo scudetto, significa  restare nella mente dei tifosi. Raggiungere il sogno è stato eccezionale per me”.

È l'anno del centenario del Napoli. Cosa auguri al club? “L’augurio è che si possa festeggiare tra altri cent’anni e che il Napoli possa essere amato sempre, sia che vinca oppure no. Speriamo ogni anno si possa festeggiare per questo qualcosa di bello perché esiste il Napoli”.

Il ricordo indelebile che ti lega al Napoli: una partita, un momento nello spogliatoio, un aneddoto mai raccontato.“Il gol di Diego contro la Juventus su punizione. Ero in barriera con i calciatori bianconeri. L’altra cosa che mi porto nel cuore è un ricordo di mio padre il quale perse la vista ma veniva allo stadio solo per ascoltare i cori e la formazione. Lui la viveva senza guardarla; la immaginava. Quel ricordo è sempre qua”.

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