Siamo noi ad inchinarci a te...

Editoriale  
Maggio e l'inchino alla curvaMaggio e l'inchino alla curva

Brividi, commozione e anche qualche lacrima. Al San Paolo c'è stato il saluto a Pepe Reina e Christian Maggio, che, almeno da contratto in scadenza, lascia il Napoli dopo dieci stagioni: era arrivato nel 2008 e ha salutato i tifosi con il suo tipico inchino davanti allo striscione "sei l'esempio", che gli è stato dedicato prima del match dalla curva B e poi, a fine match, dalla curva A. Un calciatore d'altri tempi, un uomo prima di tutto. La sua tenacia, il suo mordente, ma la sua passione per la maglia azzurra lo rendono protagonista di dieci anni colorati di cielo, di dieci anni di passioni per uno che Napoli l'ha vissuta, e ne ha sposato il progetto, diventando napoletano, pur essendo vicentino, negli anni iniziali della rinascita, in quelli della costruzione, in quelli che hanno riportato l'azzurro a risplendere nei palcoscenici in Europa. Ha giocato poco in questa stagione, va detto, soltanto 1133 minuti in 20 presenze totali, ma mai una parola fuori posto o una polemica. Mai un cenno, pur soffrendo in panchina, per uno che ha vestito la fascia da capitano e che negli scampoli di partita ha sempre dato il suo contributo, importante, alla causa. Sempre pronto nei momenti di difficoltà, sempre attento a fare gruppo e dare consigli a chi, come Hysaj, li apprezza e li applica, crescendo e togliendogli di fatto il posto da titolare. Uomo nel vero senso della parola, amato dal popolo partenopeo come pochi. Il suo inchino quel marchio di fabbrica da poter sfoggiare in occasione di un gol, correre sotto la curva per omaggiare i propri tifosi in festa, ma oggi, caro Christian, siamo noi, è il popolo partenopeo ad inchinarsi a te.

Il saluto commosso del San Paolo

Il San Paolo non può perdere questa occasione, non si tira indietro, e saluta come deve essere fatto, prima sotto la curva B e poi sotto la curva A l'esterno destro: lui commosso non può fare altro che rispondere allo stesso modo. Un giro di campo, in solitaria, con i figli e la moglie che gli corre incontro a fine partita per abbracciarlo. Un abbraccio che in quel caso racchiudeva la spinta di un'intera città, l'amore di un intero popolo. Anche se, però, un rammarico c'è, una scelta che non si è affatto capita. Era l'ultima partita, qualche minuto Sarri doveva concederglielo, doveva farlo, lo avrebbe meritato per quello che ha mostrato di essere e il suo volto triste in panchina dice, in quei minuti della consapevolezza di non poter entrare, più di mille parole, ma oggi, caro Christian, siamo noi, è il popolo partenopeo ad inchinarsi a te.

Ma non è detto che sia finita

Però potrebbe non essere finita. Non è arrivato alcun riconoscimento dalla SSC Napoli al suo calciatore, in maniera ufficiale e visiva, vero è, a dire la verità, neanche per Reina, ma per Maggio sembra possa esserci l'opportunità di continuare in azzurro. Da giocatore? Difficile, ma da dirigente sicuro con l'offerta arrivata dalla società. La sua voglia di giocare è tanta ancora, il Torino dell'amato Mazzarri preme, si fa sentire, lui ci pensa e magari aspetta a decidere, c'è ancora tempo. La certezza, però, è soltanto una, caro Christian, al di là delle scelte che ci saranno, oggi siamo noi, è il popolo partenopeo ad inchinarsi a te.

di Ciro Novellino

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