25-12-2014
14:07
di Lorenzo Sorianiello
Il 2014 volge al termine e per far sì che la finale di Doha non resti l'unica gioia in una stagione fatta di alti e bassi, a gennaio servirà tornare sul mercato. Su Manolo Gabbiadini ormai non ci sono dubbi: non è ancora formalmente un calciatore del Napoli, ma lo sarà non appena la burocrazia del caso lo permetterà. L'altro nome in voga è quello di Ivan Strinic, terzino sinistro del Dnipro che pare possa garantire l'esperienza giusta per sostituire Faouzi Ghoulam, impegnato in Coppa d'Africa. Un mancino, ma non solo: dopo il rinnovo estivo, Mesto sembra essere stato tagliato fuori dagli schemi di Benitez, così come Henrique, e con Maggio che non può più essere l'instancabile 'Superbike' degli scorsi anni, il Napoli è alla ricerca anche di un esterno destro.
Il mercato di gennaio, o meglio, "di riparazione", come ama chiamarlo De Laurentiis, però, non ha mai offerto garanzie. Da quando il club è tornato in Serie B, nella stagione 2006/2007, l'incubo del terzino non ha mai smesso di tormentare la dirigenza azzurra, prima con Pierpaolo Marino, poi con Riccardo Bigon. Nel gennaio di quell'anno arrivò dal Lecce, per 1,5 milioni di euro, Erminio Rullo: lanciato giovanissimo dal grande Zeman, nei quattro anni in cui è orbitato al Napoli il suo contributo alla causa è stato pari a zero, tanto che il calciatore, per di più con origini partenopee, è stato a lungo l'emblema di una gestione da molti ritenuta fallimentare, conclusasi con l'esonero di Marino.
L'anno successivo le cose non andarono meglio, fatta eccezione per l'acquisto dalla Fiorentina di Michele Pazienza che, piaccia o meno, divenne poi protagonista del Napoli di Walter Mazzarri. Nel gennaio 2008, per "riparare" la rosa, furono acquistati Nicolas Navarro e Fabiano Santacroce. Il primo è praticamente scomparso dal calcio che conta; il secondo, presentato come il futuro del calcio italiano, oggi al Parma non gioca nemmeno, vittima di una carriera sfortunata costellata di gravi infortuni. Soprattutto, però, quel gennaio sbarcò a Napoli, per ben 7 milioni di euro, Daniele Mannini. Di lui Pierpaolo Marino disse "Mi ricorda Cristiano Ronaldo": in due stagioni fu in grado di collezionare 41 presenze e, soprattutto, una squalifica dal Tas di Losanna per un ritardo ad un controllo antidoping nel 2007 (successivamente ritirata). Il "Ronaldo di Pisa", oggi, gioca in Lega Pro.
Arriviamo al 2009. In piena 'carestia' di portieri, il Napoli si fionda sullo svincolato Luca Bucci: giocherà una sola partita e, come previsto, andrà via a giugno. L'investimento più importante, però, fu quello che dal Boca Juniors portò a Napoli Jesùs Dàtolo: quasi 7 milioni di euro al Boca ed un quinquennale da 650mila euro l'anno al calciatore. L'intenzione era quella di adattarlo al ruolo di esterno sinistro nel 3-5-2 e, almeno inizialmente, l'esperimento sembrava essere riuscito: tutti ricorderanno il gol del momentaneo 2-2 segnato alla Juventus nello storico 2-3 di rimonta a Torino. Nel gennaio dell'anno successivo, però, "Dragon Ball" Datolo, come lo avevano soprannominato per la strana capigliatura, posa per la rivista gay argentina "Romeo Mag", violando gli accordi sui diritti d'immagine firmati con il Napoli e, rientrato in Italia, va via pochi giorni dopo.
Stagione 2009/2010. L'unico acquisto di gennaio è, ancora una volta, un terzino sinistro: Andrea Dossena, pagato 4 milioni di euro al Liverpool di Rafa Benitez. L'esperienza del "Colosso di Lodi" è forse l'unica degna di nota: dopo un anno e mezzo a buoni livelli con Mazzarri, verrà pian piano relegato al ruolo di comprimario con l'inserimento in rosa di Camilo Zuniga e oggi, a tre stagioni di distanza, è finito in terza serie inglese.
L'esperienza negativa degli anni precedenti non servì a migliorare la campagna acquisti di gennaio: nei due anni successivi arrivarono Victor Ruiz, Beppe Mascara ed Edu Vargas. Il primo durerà a Napoli solo 7 mesi, prima di essere ceduto al Valencia per 8 milioni; il secondo, con poche chances a disposizione, sigla solo quattro goal in un anno e mezzo; il terzo, presentato in grande stile come il "Pallone d'oro del Sudamerica", resta tutt'oggi la più grande incognita dell'era De Laurentiis ed è rimasto un idolo solo per i compaesani di La Renca, la cittadina cilena dov'è nato.
Nel 2013 l'incubo del terzino torna ad incombere sul Napoli: a gennaio è il turno di Pablo Armero, la freccia nera colombiana che in maglia azzurra non ha espresso tutto il potenziale che sembrava custodire ai tempi dell'Udinese. L'anno successivo andò ad aggiungersi alla lunga lista degli acquisti che non sono riusciti a lasciare il segno a Napoli. Con lui, ricordiamo, arrivò quell'anno anche Rolando, difensore del Porto, che dopo un'esperienza anonima all'ombra del Vesuvio fu richiamato da Mazzarri all'Inter, dove ha in parte riscattato la sfiducia iniziale.
Ma veniamo a noi. Nell'ultimo mercato di riparazione, lo scorso gennaio, la storia si ripete: escluso Jorginho, centrocampista, alla corte di Benitez arrivano Ghoulam ed Henrique. Per motivi diversi, a solo un anno di distanza, il Napoli sarà costretto a sostituirli entrambi. Certo, per ovvi motivi, da Rullo a Ghoulam di cose ne sono cambiate molte in casa Napoli ma, oggi più di ieri, la società, in accordo con lo staff tecnico, dovrà fare serie valutazioni prima di investire cifre considerevoli in calciatori sui quali si ha intenzione di costruire un progetto a lungo termine. Il tempo degli esperimenti può dirsi concluso, la piazza ha fame di vittorie importanti e non si può più sbagliare: Napoli, il prossimo gennaio do it better!
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