22-04-2026
18:45
Calciomercato SSC Napoli - Kerim Alajbegovic è uno di quei nomi che iniziano a circolare con insistenza tra osservatori e addetti ai lavori, pur non essendo ancora entrato stabilmente nel calcio di vertice. Il suo profilo rientra nella categoria dei talenti in ascesa: giocatori giovani, tecnicamente dotati e con margini di crescita tali da attirare club importanti, soprattutto nei campionati più attenti allo sviluppo, come la Serie A. Ed il Napoli sui giovani è sempre attento, alla ricerca di talenti da sgrezzare e far crescere in rosa.
L'esterno del Salisburgo a fine stagione tornerà al Bayer Leverkusen - che nelle ultime settimane ha attivato la recompra nei suoi confronti - ma la sua idea sarebbe quella di non rimanere a Leverkusen, e vuole una nuova avventura in Serie A. Come riportato da Sky Sport, Inter, Napoli e Roma sono le squadre interessate al bosniaco, e hanno iniziato a parlare sia con il pare del calciatore che con l'ex Miralem Pjanic, il quale ricopre il ruolo di intermediario.
Kerim-Sam Alajbegovic è nato a Colonia il 21 settembre 2007, figlio d'arte: suo padre Semin e suo cugino Kenan Vrban sono stati a loro volta calciatori professionisti. Ala sinistra, ambidestro, tecnico, abile nel dribbling, cresciuto nei settori giovanili di Colonia e Bayer Leverkusen, il 3 luglio 2025 è stato acquistato a titolo definitivo per 2 milioni di euro dal Red Bull Salisburgo, esordendo il 23 luglio nel preliminare di UEFA Champions League vinto 4-1 contro i norvegesi del SK Brann.
Ha giocato con le nazionali giovanili della Bosnia ed Erzegovina Under-15, Under-17, Under-19 e Under-21. Il 6 settembre 2025 ha esordito nel successo per 0-6 contro San Marino nelle qualificazioni ai Coppa del Mondo, realizzando un gol. Al termine delle qualificazioni, la Bosnia ai play-off incontra il Galles in semifinale. Alajbegovic fornisce a Dzeko l’assist per l’1-1, poi segna il rigore decisivo. In finale contro l’Italia realizza il proprio rigore, contribuendo alla qualificazione ai Mondiali.
Kerim Alajbegovic è un esterno offensivo moderno, capace di giocare prevalentemente sulla fascia ma con libertà di accentrarsi. La sua qualità principale è il dribbling: ama puntare l’uomo in situazioni di uno contro uno e possiede un controllo di palla molto pulito anche ad alta velocità.
Dal punto di vista fisico, non è un giocatore imponente, ma compensa con agilità e rapidità nei primi metri. Questa combinazione lo rende particolarmente efficace negli spazi stretti, dove riesce a creare superiorità numerica e a rompere le linee difensive.
Un altro aspetto interessante è la sua imprevedibilità. Non è un’ala “monotematica”: può andare sul fondo per il cross oppure rientrare sul piede forte per cercare la conclusione. Questa doppia opzione lo rende difficile da leggere per i difensori.
In fase offensiva mostra buona visione di gioco. Non si limita alla giocata individuale, ma è in grado di dialogare con i compagni e di servire assist, soprattutto quando riesce ad attirare più avversari su di sé. Deve ancora migliorare nella continuità e nella gestione dei momenti della partita, aspetto tipico dei giocatori giovani.
Dal punto di vista tattico, è ancora in evoluzione. Nei sistemi più organizzati dovrà adattarsi a richieste precise, come il ripiegamento difensivo e il posizionamento senza palla. Tuttavia, il suo potenziale lascia immaginare un giocatore capace di integrarsi in diversi moduli, dal 4-3-3 al 3-4-2-1.
Come molti prospetti della sua età, Kerim Alajbegovic ha ancora ampi margini di miglioramento. La fase realizzativa è uno degli aspetti su cui può lavorare: aumentare ancora di più il numero di gol lo renderebbe molto più incisivo e completo. Finora sono 12 le reti in 40 partite tra campionato e coppa in Austria ed Europa League.
Anche la gestione della pressione sarà cruciale. Il passaggio a un campionato più competitivo comporta aspettative elevate, e la capacità di mantenere lucidità e continuità farà la differenza tra un buon giocatore e un potenziale top. Inoltre, dovrà sviluppare maggiore solidità fisica per reggere i ritmi del calcio professionistico ad alto livello, soprattutto nei campionati più tattici e intensi.
Una delle curiosità più interessanti riguarda il legame con Miralem Pjanic, figura di riferimento per molti giovani calciatori bosniaci. Il centrocampista, con una lunga esperienza in club come Roma e Juventus, ha un ruolo di intermediario e mentore, facilitando i contatti con squadre europee e offrendo consigli preziosi.
Un altro elemento curioso è la sua scelta di puntare sulla Serie A come possibile destinazione futura. Non tutti i giovani talenti optano per il campionato italiano, spesso considerato più tattico e meno “spettacolare” rispetto ad altri. Questa decisione suggerisce una certa maturità e la volontà di crescere in un contesto formativo.
Infine, Kerim Alajbegovic rappresenta bene la nuova generazione di calciatori balcanici: tecnici, versatili e sempre più pronti a esportare il proprio talento nei principali campionati europei.
Il futuro di Kerim Alajbegovic dipenderà molto dalle scelte dei prossimi mesi. Un approdo in un club capace di valorizzarlo, senza bruciare le tappe, potrebbe rivelarsi decisivo per la sua carriera. Se inserito nel contesto giusto, ha le qualità per emergere e ritagliarsi uno spazio importante nel calcio europeo.
Per ora resta un nome da seguire con attenzione: non ancora una certezza, ma un potenziale protagonista del calcio che verrà. Per Kerim-Sam Alajbegovic i paragoni vanno presi con cautela — è ancora in fase di sviluppo — ma per caratteristiche tecniche e modo di stare in campo si possono individuare alcuni profili simili.
Il primo nome che viene naturale è Riyad Mahrez. Come lui, Alajbegovic è un esterno molto tecnico, ama ricevere largo, rallentare il gioco e poi saltare l’uomo con tocchi rapidi e cambi di ritmo. Non è un’ala “di pura velocità”, ma più di controllo e qualità nello stretto. Anche la tendenza ad accentrarsi per rifinire o calciare richiama quel tipo di interpretazione del ruolo.
Un altro paragone interessante è con Federico Chiesa, soprattutto per l’imprevedibilità. Chiesa però è molto più esplosivo e verticale, mentre Alajbegovic è più elegante e creativo. Il punto in comune è la capacità di incidere anche partendo da lontano e di essere difficile da leggere per i difensori. Per alcuni aspetti tecnici — soprattutto nel dribbling e nell’uso di entrambi i piedi — ricorda anche Ousmane Dembélé. La vera somiglianza qui è l’ambidestria: Alajbegovic può andare sia sul fondo sia rientrare, rendendo complicato anticiparne le scelte.
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