Plusvalenze Juventus: due indagati decidono di non parlare! E' caos

Rassegna Stampa  
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Ultimissime notizie sulle indagini in corso contro la Juventus e gli altri club di Serie A per il caso Plusvalenze. Possibili reati seri dietro il sistema malato del calcio

Ultimissime notizie sulle indagini in corso contro la Juventus e gli altri club di Serie A per il caso Plusvalenze. Possibili reati seri dietro il sistema malato del calcio. Intanto, arrivano aggiornamenti.

Plusvalenze Juventus: due indagati decidono di non parlare

Non si sono presentati in tribunale e non parleranno due degli indagati nell'inchiesta della procura di Torino sui conti della Juventus hanno già annunciato ufficialmente di volersi avvalere della facoltà di non rispondere. Si tratta degli ex manager Marco Re (convocato ieri) e Stefano Bertola. «Le questioni in discussione - spiega il loro legale, avvocato Luigi Chiappero - sono essenzialmente di carattere tecnico e necessitano di una riflessione». Re non è stato fra i destinatari delle perquisizioni ordinate dai pm.

L'inchiesta di magistrati e guardia di finanza è concentrata sulle plusvalenze realizzate (in gran parte) sugli scambi di giocatori con altri club. «Nel 2015 - osserva ancora l'avvocato - la normativa è cambiata. La valutazione, in sé, non è reato. C'è grande discrezionalità». Non sarà comunque sul valore dei calciatori la consulenza tecnica che la procura di Torino sta pensando di affidare. L'orientamento dei magistrati è affidare a un esperto di bilanci l'incarico di vagliare la corretta collocazione delle poste e di occuparsi di una eventuale rettifica. Non saranno dunque presi in esame i criteri con cui gli addetti ai lavori stabiliscono i «prezzi» degli atleti nell'ambito delle operazioni di compravendita o di scambio. Attualmente sono indagati il presidente Andrea Agnelli, il vice Pavel Nedved, l'ex direttore sportivo Fabio Paratici (oggi al Tottenham) e altri tre dirigenti ed ex dirigenti bianconeri dell'area finanziaria. Il reato ipotizzato è quello di falso in bilancio. In base alla legge sulla responsabilità delle società, la stessa contestazione è mossa al club.

Intanto, in Procura continuano gli interrogatori a tappeto. Non potrà però essere ascoltato dai pm uno dei personaggi considerati fra i testimoni più importanti dell'inchiesta sui conti della Juventus. Si tratta di Cesare Gabasio, avvocato, general counsel della società. Nel procedimento, la Juventus è formalmente indagata come persona giuridica. Gabasio è stato indicato dal club come procuratore e legale rappresentante nell'ambito della chiamata in responsabilità (il riferimento è al decreto legislativo 231 del 2001). Il suo ruolo, dunque, non consente ai magistrati di interrogarlo. Sarebbe però stato lui ad aver parlato di «quella famosa carta che non dovrebbe esistere teoricamente» nell'intercettazione riferita agli stipendi pregressi di Cristiano Ronaldo. La Federcalcio dal canto suo ha chiesto informazioni alla procura sull'inchiesta e i pm si sono subito dichiarati disponibili a collaborare. Marco Gianoglio, Ciro Santoriello e Mario Bendoni sono i tre magistrati che stanno indagando. «Quello che emerge dalle intercettazioni telefoniche ai dirigenti della Juventus è un sistema malato. L'inchiesta penale è praticamente chiusa, ma invieremo alla procura sportiva gli atti che abbiamo raccolto e non solo sulla squadra bianconera». Nuova calciopoli? «Noi ci occupiamo di reati, questa è una valutazione che dovrà fare chi si occupa di illeciti sportivi».

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