È facile prendersela con i senatori del Napoli. Se Spalletti, Conte ed Allegri non ci rinunciano, la domanda da farsi è un'altra

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Autore Bruno Galvan Giornalista professionista · Calciomercato, Economia dello Sport e statistiche

Quando le cose non vanno per il verso giusto ecco spuntare fuori le solite accuse contro i senatori del Napoli perché definiti logori e non solo

Ultime notizie calcio Napoli - Quando i risultati non arrivano e le aspettative iniziali vengono ‘tradite’ da quanto si vede sul rettangolo verde di gioco, puntualmente si muovono critiche nei confronti dei senatori del Napoli. Nelle ultime ore stiamo leggendo di tutto nei confronti di ragazzi che - non scordiamocelo mai perché la storia è questa - hanno contribuito in maniera determinante alla conquista di due scudetti. Due traguardi impensabili per una società dove l’ultimo tricolore si era visto nel 1990.  Come accaduto nell’anno post Spalletti - speriamo di non rivivere il déjà vu - si punta il dito contro i senatori ritenuti logori ed ormai non più adatti per giocare titolari in squadra. 

Una considerazione legittima a patto non si offenda e si argomenti la critica per non fare populismo. C’è chi se la prende con Di Lorenzo, Rrahmani, Anguissa, Politano e Lobotka; tutta gente over 30 che ha dato l’anima e di più per questa maglia. Una domanda però bisogna porsela: se Spalletti, Conte ed ora Allegri li fanno sempre giocare sono tutti pazzi oppure le ragioni della scelta sono a monte?

Partiamo da Di Lorenzo che nel Napoli ha collezionato ad oggi 27.699 minuti. Una vera e propria era. Fino a qualche tempo fa venne addirittura soprannominato Cyborg per giocarle tutte. Oggi c’è chi chiede un avvicendamento. Ma con chi? Giovanni sono anni che tira la carretta su quella fascia perché - con tutto il rispetto - non ha mai avuto un ricambio all’altezza in modo da fargli tirare il fiato. Al di là di avere i gradi di capitano, questa lacuna il Napoli se la porta dietro dalla preistoria. Oggi c’è Favasuli - buon calciatore - purtroppo è out per infortunio ma la linea da seguire è questa qui.

Passiamo a Rrahmani che invece ha ‘solo’ 18.012 minuti nel Napoli. Anche qui vale lo stesso discorso del capitano. Non è che gioca sempre lui per un capriccio di tutti gli allenatori che si sono avvicendati negli anni ma perché nessuno di chi è arrivato ha saputo far rifiatare o prendere il posto di Amir negli anni.

Anguissa, al netto delle problematiche fisiche dell’ultimo anno, nel Napoli ha fatto 14.292 minuti. Nessuno ha mai voluto rinunciare a Frank ma è anche vero che negli anni il camerunese non ha mai avuto un vero e proprio ricambio Coe caratteristiche fisiche e tecniche. Forse Ndombele, ma qui parliamo di una vera e propria meteora. Se oggi ci ritroviamo a dire che Anguissa è fondamentale, al cospetto della carta d’identità e infortuni, vuol dire che negli anni non si è seminato o cercato profili in grado di prendersi gradualmente la scena in termini di ricambio generazionale.

Politano ha fatto 16.475 minuti nel Napoli. La conferma di quanto detto prima sta nel fatto che Matteo arriva in azzurro quando c’è Callejon che per caratteristiche faceva anche un lavoro oscuro proprio come l’ex Inter. Via Josè, resta Politano che diventa un pilastro. S. Vince lo scudetto con l’alternanza tra lui e Lozano. E poi? Addio al messicano e diventa - quasi obbligatoriamente - sempre titolare perché chi è alle sue spalle non dà garanzie a Conte ed Allegri.

Stessa musica per Lobotka che in azzurro ha 18.173 minuti. Fino ad un anno fa lo si esaltava per le giocate ed anche le corse profonde. Oggi - complice il momento - ci si pone degli interrogativi. Qui forse, rispetto ai casi precedenti, il sostituto c’è ed è Gilmour ma rinunciare ad uno come Stani si può? Cosa si direbbe se poi non lo so facesse più giocare come prima?

La verità sta sempre nel mezzo: se una società non programma a monte un ricambio generazionale ci troveremo - senza nulla togliere né mancare di rispetto - a dover reputare calciatori over 30 ancora indispensabili nonostante il logorio fisico. Questo passaggio, non lo si costruisce in uno o due anni bensì nel tempo proprio come faceva il 'vecchio' Napoli. Ecco, il club deve ritornare alle origini che non deve essere un ridimensionamento ma un ricalibrare la struttura tecnica ed iniziare il doveroso ricambio. Favasuli è stato il passepartout, ora si abbia il coraggio, la competenza nonché la forza di proseguire su questa strada. 

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