24-12-2014
16:00
Un vuoto di memoria ha reso insensibile una piccola ma intollerabile frangia della città. La Supercoppa che restituisce il Napoli al rispetto del calcio italiano comincia in una notte di violenza e misteri ancora foschi: 3 maggio, il Napoli vince la Coppa Italia, mentre uno dei suoi giovani tifosi colpito da una pistola della mala romana entra in ospedale per uscirne in una bara, tra lacrime e bandiere azzurre. Alla sfida da sei milioni di Doha arrivano i vincitori di Coppa Italia e scudetto, Napoli e Juve. Un filo rosso da Tor di Quinto, quartiere dell’agguato, collega quindi i due eventi. Nei giorni del dolore corsero tutti a Scampia. Toccante il comizio del sindaco prima dei funerali di Ciro Esposito. Come la promessa del presidente. Annunciò, mano sulla spalla della madre di Ciro, sperduti tutt’e due nell’emozione e nel verde immenso del campo vuoto, che «prima o poi rifarò questo stadio e una parte sarà dedicata a Ciro». Non un fiore, non un pensiero, non una parola stavolta. La famiglia di Ciro offrì nella tragedia un esempio di dignità con appelli alla pace. Messaggio che gli ultras di Napoli hanno lodevolmente raccolto. Niente li lega alle sporcizie dell’altra notte. Se i peggiori cittadini, pochi ma inaccettabili, infangano la festa, non la risolleva il primo con l’arbitraria analisi. «La vittoria è una bellissima pagina che non può essere rovinata né da qualche episodio di violenza né da qualche atteggiamento infondato e rancoroso del presidente del Napoli», ha detto. Come sindaco, deve invece preoccuparsi, se nella sua città non vi sono argini al delirio di pochi, che però evolve fino a devastare, ferire, rapinare. È infondato attribuire a De Laurentiis e al suo «rancoroso atteggiamento » quanto accaduto. Infondato, ma coerente con le strategie: de Magistris ama sentirsi «uno contro tutti». Anche nella lite economica con il Napoli si sostituisce all’intero Comune come unica, gigantesca controparte. Un sindaco con laurea in giurisprudenza e alle spalle una pur concitata carriera di magistrato dovrebbe imporre e garantire il più formale gioco delle parti. De Laurentiis è il privato: si comprende la sua tattica per ridurre gli oneri e aumentare i vantaggi, nei confini estremi del lecito. Il sindaco non ha discrezionalità né libertà di manovra: è vincolato al più rigoroso rispetto delle leggi, per tute- lare al massimo l’interesse pubblico. Non è ammesso personalismo in questo contenzioso su dare e avere, tra il Comune creditore senza soldi per opere urgenti allo stadio e la società morosa nel canone ma creditrice delle cifre anticipate. Che se la sbrighino i legali del Napoli e l’Avvocatura di Palazzo San Giacomo. Sarà bene d’ora innanzi che de Magistris eviti di occupare la poltrona accanto a quella del presidente nello stadio, dinanzi agli obiettivi di Sky. Una plateale cordialità di rapporti che avrà forse alimentato illusioni nel club privato e imbarazzo nella struttura pubblica. In una città che riesce a ribaltare una festa in devastanti raid, meglio evitare ogni possibile dubbio ed equivoco. Nessuno avrà atteggiamenti rancorosi, se tutti si muoveranno nel più elegante rispetto delle istituzioni. Questura e carabinieri infine diranno come e perché sia stata sconvolta una città, e da chi?
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