Inchiesta arbitri, come è nato tutto: già nel 2024 le accuse sul caso VAR

Rassegna Stampa  
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L'inchiesta arbitri continua a far discutere tanto e oggi è al centro dell'attenzione mediatica con il calcio italiano che potrebbe seriamente finire nei guai e nell'ennesimo scandalo per quello che è venuto fuori

Notizie calcio - L'inchiesta arbitri continua a far discutere tanto e oggi è al centro dell'attenzione mediatica con il calcio italiano che potrebbe seriamente finire nei guai e nell'ennesimo scandalo per quello che è venuto fuori. Ma il tutto è nato nell’ottobre 2024. Da allora, in circa 18 mesi, la Procura di Milano ha costruito un’indagine sempre più ampia, che coinvolge direttamente alcuni dei principali protagonisti del mondo arbitrale.

Inchiesta arbitri: come è nata

Inizialmente aperta contro ignoti, l’indagine si è progressivamente concentrata su figure interne all’AIA. Il primo avviso di garanzia è stato notificato al designatore Gianluca Rocchi, con altri nomi di primo piano. Ad oggi gli indagati sono cinque, tutti appartenenti al settore arbitrale: oltre a Rocchi, figurano Andrea Gervasoni, Luigi Nasca, Stefano Di Vuolo e Daniele Paterna.

La Procura, guidata dal pm Maurizio Ascione, ha già condotto una 20ina di interrogatori. Tra i primi a muoversi c’è stato l’avvocato Michele Croce, autore di un esposto dopo Inter-Verona del gennaio 2024. Ma l’elenco delle persone ascoltate è molto più ampio e comprende diversi ex arbitri. Tra questi spicca Eugenio Abbattista, la cui testimonianza potrebbe avere un peso significativo nell’indagine.

Abbattista, dimessosi dall’AIA nel 2024, aveva già espresso pubblicamente forti critiche al sistema arbitrale, parlando di un clima interno difficile e controverso.

Tra gli altri profili coinvolti nelle audizioni figurano anche Andrea De Marco, oggi referente FIGC per i rapporti con i club di Serie A e B, e Daniele Orsato. Quest’ultimo, oltre a essere uno degli arbitri più esperti nella storia della Serie A, ricopre attualmente il ruolo di designatore della CAN C ed è noto anche per aver diretto la finale di Champions League 2020.

Uno dei punti più delicati dell’inchiesta riguarda le presunte comunicazioni non consentite all’interno della sala VAR di Lissone. Secondo una fonte anonima citata dall’AGI, esisterebbe un sistema di “segnali” tra supervisori e arbitri VAR: bussate al vetro o gesti convenzionali per influenzare le decisioni durante le partite. “Il codice dei segni esisteva, ma i suggerimenti erano riservati solo agli ‘amici’”, ha dichiarato la fonte come scrive Gazzetta.

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