L'ex arbitro De Meo: "Rocchi ha messo fine alla mia carriera perché ho denunciato un episodio"

Le Interviste  
L'ex arbitro De Meo: Rocchi ha messo fine alla mia carriera perché ho denunciato un episodio

Le parole dell'ex arbitro De Meo

Oggi su CRC, radio partner della SSC Napoli, nel corso della trasmissione “A Pranzo con Chiariello†è intervenuto l’ex assistente dell’AIA Pasquale De Meo.

Intervista a De Meo su Rocchi

Queste le sue dichiarazioni:

«In realtà, io non sono stato mai testimone diretto di alcun tipo di condizionamento da parte dei vertici arbitrali sulle decisioni inerenti al Var né tantomeno posso portare nuovi elementi sull’argomento. Io posso solo raccontarvi la mia esperienza legata alla stagione 2022/2023 dove fui emarginato a causa della mia segnalazione su un episodio avvenuto nello spogliatoio dopo la partita tra Milan-Empoli e sulle voci di corridoio che era diffuse nell’ambiente nella stagione 2023/2024 sull’esistenza di presunti segnali convenzionali all’interno del centro Var di Lissone.

Nel mese di aprile del 2023 avevo svolto la funzione di assistente arbitrale nel corso della partita tra Milan ed Empoli. Al termine della gara l’osservatore arbitrale venne nello spogliatoio a comunicarmi il voto della partita. Quel giorno presi 8,60 che valeva a dire che avevo svolto una prestazione ottimale. Dopo l’osservatore arbitrale, Claudio Pugliesi, esternò delle dichiarazioni lesive dell’immagine e della reputazione dell’Associazione, rivolgendo critiche feroci nei confronti dei vertici arbitrali, accusandoli di aver condizionato la sua carriera. Quel giorno decisi di osservare il codice etico e il regolamento dell’AIA a cui tutti noi associati siamo sottoposti e segnalai l’accaduto, nonostante qualcuno mi dicesse che avevo preso un voto alto e poteva fare finta di niente.

Questa cosa non fu gradita da Gianluca Rocchi e da quel momento si innescò un meccanismo che comportò la mia dismissione al ruolo che svolgevo. Quella segnalazione si arricchì di altri elementi a cui io avevo già allegato tutta la documentazione e fui convocato a Coverciano per un colloquio con Gianluca Rocchi e tutta la commissione. In quel momento ci fu un escalation dove fui messo sotto pressione, tacciato come una spia, un infame e sono stato accusato di dichiarare il falso da parte di Rocchi. Addirittura Gervasoni si alzò e venne faccia a faccia con me tanto che lo dovettero trattenere. Dopo quell’evento il mio percorso fu condizionato pesantemente tanto che io non fui più designato per qualsiasi partita e fui anche emarginato dalla classe arbitrale senza motivo.

Ai sensi del regolamento avrebbero dovuto comunicarmelo poiché la mancata designazione doveva avvenire o per motivi tecnici o disciplinari, siccome non c’era alcun motivo, alla mia domanda mi veniva risposto: “Decido io†da parte di Rocchi. Io sono persino stato fermo un mese nella stagione successiva senza un motivo. Alla mia richiesta di spiegazioni mi è stato detto davanti a tutti nel corso di un raduno di Coverciano che avevo preso un taxi che secondo Rocchi non era stato autorizzato mentre era stato preso da tutti.

Nella stessa domenica lo aveva preso anche Orsato per andare ad arbitrare Milan-Juventus. Io ero l’unico che non era autorizzato. Il clima che si è innescato nell’ambiente fu pesantissimo e nessuno ci rivolse più la parola a me e Rocca. Ho ricevuto un’altra mail che si rivolgeva con modi sprezzanti nei miei confronti.

Io ho sempre cercato di essere un uomo libero e ho tenuto duro. La riflessione che faccio oggi è: se una procura ordinaria che è posta al di fuori del perimetro della giustizia sportiva è scesa in campo, la mia speranza è che con la mia segnalazione, nonostante fosse stata archiviata dalla Procura della FIGC dell’epoca perché non c’erano elementi a supporto della mia denuncia per infliggere ai soggetti citati sanzioni disciplinari, una Procura ordinaria potesse valutare in modo più imparziale la mia vicenda rispetto a quella della giustizia sportiva. Io non mi sono sentito tutelato da questo sistema a 360 gradi e sono finito contro un muro. Per questo ho pagato la fine della mia carriera arbitrale. Pressioni delle squadre? Credo siano più questioni endogene e limitate al sistema arbitrale»

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