Gavillucci: "Da chi dipende il lavoro di Rocchi? Bisogna creare una distanza tra gli arbitri e la Federazione"

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Gavillucci: Da chi dipende il lavoro di Rocchi? Bisogna creare una distanza tra gli arbitri e la Federazione

Caso Rocchi, il commento dell'ex arbitro Gavillucci

Ultimissime Serie A - Oggi su CRC, radio partner della SSC Napoli, nel corso della trasmissione “A Pranzo con Chiariello”, è intervenuto l’ex arbitro Claudio Gavillucci

Caso Rocchi, parla l'ex arbitro Gavillucci 

Queste le sue dichiarazioni:

«Oggi sono un uomo infelice più che un uomo arrabbiato, sia per la mia associazione sia per i miei ex colleghi, poiché con Gianluca Rocchi e Gervasoni ho trascorso uno dei periodi più belli della mia carriera in Serie A. Va ribadito che, ad oggi, sono solo indagati e sono sicuro che avranno modo di chiarire le proprie posizioni. Hanno la mia massima solidarietà. Chi mi conosce bene, però, sa che dico le cose come stanno e non ho peli sulla lingua. Questo sistema, per come è strutturato, non garantisce l’indipendenza e la terzietà degli arbitri.

Eccesso di potere sulle decisioni arbitrali? Nel caso di Udinese-Parma, qualora fosse stato Rocchi a fornire quell’indicazione — o chi per lui — a Paterna, ha dato un’indicazione corretta, tanto che è stata ristabilita la verità di campo, che dovrebbe essere il principio guida di tutte le direzioni arbitrali e del VAR, anche se oggettivamente non sempre è possibile.

Quando mi occupavo del VAR non c’era ancora la Sala VAR a Lissone. Tutto si svolgeva in un pulmino regia, dove all’inizio della partita la porta veniva chiusa a chiave e nessuno poteva entrare. In passato sono stato anche in Inghilterra, a Stockley Park, la loro “Lissone”. La FA inglese mi chiamò per provare a fare il VAR in Premier League e ho fatto 3-4 partite. Lì eravamo tutti nella stessa stanza, con i responsabili al centro che guardavano solamente e non davano indicazioni.

Il punto centrale è che ci sono regolamenti che stabiliscono chiaramente che l’arbitro debba prendere le proprie decisioni in maniera indipendente e non possa avere condizionamenti di alcun tipo. Credo che, se ci sono stati degli interventi, siano stati fatti a fin di bene. Purtroppo, i risultati sportivi degli arbitri delle ultime stagioni sono sotto gli occhi di tutti.

Non credo ci sia stata omissione d’ufficio nel corso di Inter-Verona, in occasione della gomitata di Bastoni. L’errore, in quel caso, è stato condizionato dalla totale discrezionalità arbitrale del VAR, che può ritenere di prendere la decisione giusta quando in realtà non è così.

L’indipendenza tecnica ed economica dell’AIA dovrebbe essere assoluta e, invece, con questo sistema non viene garantita. Addirittura, questa federazione stava andando nella direzione opposta, poiché paventava la possibilità di avocare a sé la gestione degli arbitri di Serie A e metterla in un contenitore gestito da lei e dalle leghe. È una cosa assurda.

PGMOL inglese? Gli inglesi mangiano gli spaghetti con il coltello e il cucchiaio: è un’altra cultura rispetto alla nostra. Noi non possiamo permetterci questi errori come italiani.

Ricordiamoci che il presidente dell’AIA non ha poteri investigativi, che sono di totale competenza della Procura dell’AIA. Dopo la vicenda legata a D’Onofrio, la Procura dell’AIA è stata avocata alla FIGC, che ha inviato tutto alla Procura Federale, la quale ha svolto le indagini. Pertanto, il presidente dell’AIA poteva limitarsi solo a segnalare l’accaduto.

Oltre a questo, il presidente Zappi ha subito introdotto un nuovo regolamento che prevedeva che chiunque fosse andato a Lissone, al di là degli arbitri designati, dovesse essere a sua volta designato e redigere una relazione sull’attività svolta e sul motivo della presenza. Da quel momento, che io sappia, ci sono andati solo gli ispettori della Procura.

Spero che ci siano intercettazioni che garantiscano la fondatezza dell’accusa, altrimenti è campata in aria. Fino a prova contraria sono tutte persone specchiate e trasparenti, ma il sistema in cui lavorano permette alla squadra con maggiore peso mediatico di incidere anche solo indirettamente sulle decisioni politiche degli arbitri, visto anche il filo diretto che intercorre tra la FIGC e i dirigenti delle leghe. Il designatore deve tenere conto di tutto ciò: siamo tutti umani e non certo per favorire una squadra piuttosto che un’altra. Orsato, dopo quel famoso Inter-Juventus, non arbitrò più una partita dei nerazzurri per tre anni.

Secondo voi, da chi dipende il lavoro di Rocchi? Bisogna creare una distanza tra gli arbitri e la Federazione. Invece, andiamo sempre nella direzione opposta. Gli arbitri sono professionisti dal punto di vista tecnico; ciò che serve è una tutela che garantisca loro il professionismo anche dal punto di vista contrattuale e l’indipendenza da tutte le componenti federali.

La mia idea di fondo è che ci sia il designatore, che è l’allenatore degli arbitri e deve portare determinati risultati; qualora questi fossero negativi, dovrebbe essere sostituito in piena autonomia tecnica e nella libertà dell’AIA, senza rischiare di andare sotto processo».

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