Gol di Koulibaly, il telecronista sudamericano: "Ecco perché ho iniziato a cantare durante la telecronaca, Napoli può rivivere l'epoca di Maradona"

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Gol di Koulibaly, il telecronista sudamericano: Ecco perché ho iniziato a cantare durante la telecronaca, Napoli può rivivere l'epoca di Maradona

Bambino Pons, il telecronista di Fox Sports autore del famosissimo racconto cantato del gol di Koulibaly contro la Juventus, ha rilasciato alcune dichiarazioni

Bambino Pons, il telecronista di Fox Sports autore del famosissimo racconto cantato del gol di Koulibaly contro la Juventus, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai colleghi di CalcioNapoli1926.

Com'è stato commentare Juventus-Napoli, confronto eterno tra due facce dello stesso paese e perché un'esplosione di gioia così grande al gol di Koulibaly? 

"Da dieci anni racconto il calcio italiano. Ho cominciato, per l'Europa, con quello inglese ed è seguendo la Premier che ho cominciato a cantare durante le telecronache. Mi piacciono molto il rock and roll e il punk. Ad esempio per Lampard cantavo Miss You dei The Rolling Stones, ma con Koulibaly ho cambiato genere e ho scelto una musica diversa: il rock non suonava bene (ride, ndr). Quest'anno ho commentato varie partite del Napoli e mi è dispiaciuto quello che è accaduto dal match con la Roma in poi: il Napoli è stato in testa per il 70% del campionato e negli ultimi mesi si era un po' arrestato. Sembrava tutto finito contro i giallorossi. D'altro canto la Juventus ha continuato a essere la più forte, sebbene le manchi qualcosa come un difensore, quale Bonucci, che sia di peso e che regga le fila. La sensazione è che con un calciatore diverso, un Higuain o Cavani, sebbene Mertens sia straordinario, le cose sarebbero andate dal principio diversamente per gli azzurri. C'è sicuramente una grande differenza tra Juventus e Napoli: dall'epoca di Maradona il Sud non vince il Nord, ma questa volta sembra davvero che possano ripetersi quei momenti. Mancano 4 sfide difficili e il Napoli domenica può vincere. Commenterò anche la sfida di Firenze e sarà davvero intensa".

Mancano 4 finali: chi la spunterà tra le due formazioni?

"E' difficile dirlo, solo un indovino potrebbe! Mentre la Juventus giocava col Crotone e il Napoli con l'Udinese in pochi minuti la classifica è cambiata una moltitudine di volte: gli azzurri erano praticamente a -9 e alla fine del match a -4: è tutto un paradosso. Io sono della corrente bilardista: importa vincere, non giocare bene. Sono abbastanza radicale: il calcio è strategia ed è professionistico, non è teatro né è un gioco. Per cui non si danno punti per ammirazione, ma quando batti il pallone in rete. Questo deve fare il Napoli, il resto non conta. Il calcio è pratico, non deve essere sempre estetico.Guardando ai fatti, in questo fine settimana il Napoli ha la sfida più abbordabile, ma non bisogna dare la Juventus per finita. Si tratta pur sempre di una grandissima formazione. In questo momento al Napoli sta mancando Hamsik, se lui torna domenica, allora sarà tutto a favore degli azzurri. Ottimo il momento anche di Insigne e Mario Rui, che rispetto a Ghoulam tenta anche di più la conclusione".

Quello italiano è l'unico campionato europeo al momento ancora assolutamente aperto eppure pare abbia perso negli ultimi anni il suo appeal. Questo confronto Juventus-Napoli può aiutare a recuperare fascino?

"Per me il campionato italiano continua a essere il più bello d'Europa, sebbene l'Italia come Nazione non figurerà ai Mondiali. Con Víctor Hugo Morales (il famoso 'relator' del gol del secolo di Maradona, ndr) ho commentato i Mondiali del 1982 e ho visto al Bernabéu la grande vittoria di Bearzot, momenti incredibili. Forse allo spettatore piacerà di più la Premier inglese ma la competitività e la difficoltà del campionato italiano sono intatte e uniche per caratteristiche. Si sta privilegiando una squadra che vince con l'estetica e si sta criticando chi vince con lo stile, ad esempio, di Mourinho o Trapattoni e si sta dando un'idea sbagliata alla gente. Sono dei cliché che combatto da anni, sebbene non tutti siamo d'accordo: sembra che marcare sia un peccato, invece no. Si marca e poi si gioca in avanti. Il calcio non è lirica, non è La traviata. Con Brasile, Argentina e Germania, l'Italia respira calcio e lo rappresenta". 

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