Lega Serie A: guerra contro la FIGC di Gravina sull'indice di liquidità, ricorso al tribunale

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Guerra in Italia tra la Lega Serie A e la FIGC, Casini contro Gravina sull'indice di liquidità

Serie A - E' guerra in Italia tra le istituzioni del calcio tra la Lega Serie A e la FIGC, Casini contro Gravina sull'indice di liquidità. romesso, e fatto. Ricorso al tribunale federale, al Coni e al Tar. Casini duro: «Calpestata la democrazia».

Indice di liquidità Serie A: Lega contro FIGC

La Lega serie A si muove contro la Figc di Gravina, contesta la decisione del consiglio federale di introdurre l’indice di liquidità allo 0,5% come parametro per ottenere l’iscrizione al campionato. Impugna la delibera, lo fa affidandosi agli avvocati Romano Vaccarella (che aveva difeso Lotito nella disputa sui tamponi, vinta poi a mani quasi basse), all’avvocato Bernardo Giorgio Mattarella e all’avvocato Avilio Presutti. Ricorso presentato dinanzi al Tribunale Federale Nazionale, al Collegio di Garanzia del Coni e al Tar del Lazio, “tenuto conto della difficoltà di individuare con certezza il giudice competente alla luce della complessità del quadro normativo di riferimento”. Si prepara uno scontro violento, duro, lungo.

Tra le censure prospettate nel ricorso si evidenziano: violazione del principio di irretroattività; difetto di istruttoria; illogicità ed incongruenza; violazione dei principi di ragionevolezza e proporzionalità; violazione del merito sportivo; violazione dei principi del legittimo affidamento e di buona fede; violazione dell’art. 8 dello Statuto FIGC con riguardo ai principi delle licenze UEFA; violazione del principio democratico dell’ordinamento sportivo. Un attacco a tutto spiano, mentre si avvicina il 31 maggio, giorno nel quale i club di serie A dovrebbero presentare la fotografia dei conti dei club. Dopo due mesi di tregua, dopo vari tentativi di conciliazione, anche il neo-presidente Lorenzo Casini ha rotto gli indugi.

«È un atto dovuto per difendere il ruolo e il prestigio della Lega, che si sarebbe evitato, se la Serie A fosse stata davvero ascoltata in questi mesi. Non si tratta di numeri o cifre decimali, ma delle modalità con le quali vengono discusse e prese decisioni di grandissima importanza per il futuro dell’intero movimento. Già lo scorso marzo, prima della mia elezione, la Serie A aveva evidenziato all’unanimità il problema, senza ottenere adeguate risposte. Il ricorso è quindi la naturale e inevitabile conseguenza dell’assenza di interlocuzioni costruttive con la FIGC e non è certo una dichiarazione di guerra, ma semmai un’azione a tutela della Serie A. La democrazia non può essere solo fatta di maggioranze in Consiglio Federale, ma deve includere anche ascolto, partecipazione e giusto procedimento: sulle regole della Serie A, tutte le società si aspettano che la posizione della Lega riceva la giusta considerazione, non che sia ignorata».

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