RETROSCENA - Infortunio Verdi, lacrime di dolore per l'attaccante che pensava fossero saltati malleolo e legamenti

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RETROSCENA - Infortunio Verdi, lacrime di dolore per l'attaccante che pensava fossero saltati malleolo e legamenti

Secondo l'edizione di oggi del Corriere dello Sport, un attimo, il confine tra la gioia più sfrenata e il dolore, un lamento che diventa un urlo

Secondo l'edizione di oggi del Corriere dello Sport, un attimo, il confine tra la gioia più sfrenata e il dolore, un lamento che diventa un urlo e le lacrime che rigano il volto: la paura d’essere finito in un tunnel, né luce e né aria, perché certi traumi lasciano il segno dentro, nell’anima, e alimentano il sospetto che si fosse all’accanimento. Poi la voce del medico che aiuta a lasciar scivolare via il malessere, a liberare la testa da qualsiasi inopportuno cattivo pensiero: «Distorsione alla caviglia sinistra ma serviranno quarantotto ore per saperne di più». Domani chissà se potrà essere definito e veramente un altro giorno per Simone Verdi, forse sì, ascoltando il corpo, nella serata, e cogliendone i messaggi, ha sospirato: però c’è stato quell’istante in cui un rumore sordo ha fatto temere che fosse saltato il malleolo, che se ne fossero andati i legamenti, che qualcosa di terribilmente serio stesse accadendo. C’è ben poco da fare quando la sorte (quella cattiva) sceglie te come “nemico”: il più anonimo, ricorrente e banale degli allenamenti, uno scatto per dimostrare anche a se stesso di star bene e poi un tonfo, il piede sinistro che si impianta nel terreno e il destino che rischia di accartocciarsi.  
 
ATTENDERE. Per ora è una “semplice” distorsione della caviglia sinistra, si saprà tra stasera e domani se di primo o secondo grado, però per un bel po’ di ore, almeno fino a quando le nuvole non sono sparite, e ce n’è voluto, Simone Verdi ha creduto, soffrendo, di doversi preparare ad una diagnosi più severa, quasi feroce, inaccettabile. E’ andata benino, alla fine, ma affinché possa spargersi l’ottimismo sarà necessario rivolgersi agli esami strumentali, aspettare le fatidiche quarantotto ore e poi ascoltare ciò chi dirà il dottor De Nicola; ma la cronaca, allo stato, recita: niente Chievo, e ci mancherebbe, e neanche Stella Rossa mercoledì prossimo, ed è persino superfluo, forse anche inutile, dilungarsi in improbabili previsioni o abbozzare speranze per Bergamo. Si vedrà. 
 
LACRIME. Eppure pareva stesse per toccare proprio a lui che a Udine, e quella è la fotografia di questo scorcio di stagione, si è dovuto arrendere dopo neanche due minuti di gioco, al primo, autentico scatto, quello decisivo per tenerlo quattro settimane fuori dal Napoli, sosta compresa. Il turn-over in infermeria, e ci sta, ma poi proprio sul bello, quando gli è parso di potersi liberare della rabbia e di esprimere il talento, quest’altra, si direbbe ennesima e maledetta fitta che l’ha squarciato in due, l’ha fatto piangere e tremare. E non è ancora passata la nottata. 

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