Difendersi bene non è vergogna ma servono le basi. La furia Inter in un frame e due dati cattivi

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Autore Bruno Galvan Giornalista professionista · Calciomercato, Economia dello Sport e statistiche

Se si sceglie di restare bassi e ripartire non si può prescindere dai duelli vinti nonché dai contrasti

Ultime notizie calcio Napoli - Ci sono dei gesti, dei numeri che spiegano ancora meglio una sconfitta. Il Napoli ha perso contro l’Inter perché ha dimostrato di avere meno fame e cattiveria agonistica della squadra di Chivu. Vero, i cambi di Allegri - lo abbiamo scritto con il Genoa che sarebbe stato esaltato o massacrato a seconda delle situazioni - non hanno convinto, ma la chiave di lettura può essere anche diversa. Partiamo da un gesto come quello di Thuram che esulta per la rete del pareggio, esulta, incita il pubblico e poi scappa con la squadra a centrocampo come a dire: “Il pari non ci serve, noi vogliamo vincere”. Ecco, al Napoli è mancato questo. Il famoso mestiere che ama spesso vedere Allegri al di là di schemi, marcature ed altro.

Ci sono poi due dati che spiegano ancora meglio come la cattiveria agonistica dell’Inter sia stato il dettaglio che ha spezzato di fatto l’equilibrio. I duelli vinti dalla squadra di Chivu sono stati del 61,7%. I contrasti 28-14 per i nerazzurri di cui quelli subiti vedono il Napoli soccombere 18 a 9. Ecco, una squadra che vuole difendersi - senza vergogna - deve però vincere i contrasti strappando il pallone dai piedi degli avversari. Se fai resistenza passiva, contro l’Inter o chiunque, rischi ed un episodio, un gesto tecnico come lo definisce Max, ti castiga.

Cosa resta di Inter-Napoli? Sicuramente la capacità degli azzurri di verticalizzare senza fronzoli. Le occasioni ci sono state, la squadra è viva. La prestazione c’è stata. Poi, se Anguissa e Neres si divorano due occasioni e sei troppo leggero nelle marcature inevitabile pagare a caro prezzo perché questo è il calcio. Il Napoli è ancora un cantiere, le altre sono già al secondo piano del grattacielo della Serie A. Il tempo c’è, ma bisogna iniziare a smuovere qualcosa. Serve il risultato. Il resto conta fino ad un certo punto. La strategia dei se e dei ma non ha mai portato punti in classifica.

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