16-04-2026
17:00
L’Italia si prepara a un appuntamento fondamentale per il proprio futuro calcistico e infrastrutturale: l’organizzazione degli Europei del 2032, assegnati congiuntamente a Italia e Turchia dalla UEFA. Si tratta di un evento di enorme prestigio e impatto economico, con un indotto stimato vicino ai 4 miliardi di euro, oltre che un’occasione strategica per ammodernare gli stadi e rilanciare l’immagine del calcio italiano. Tuttavia, a fronte di queste prospettive, emergono criticità importanti, soprattutto legate ai tempi stretti e alla mancanza di investimenti concreti, scrive la Gazzetta dello Sport.
Il primo nodo riguarda la scadenza imminente: entro ottobre 2026 verranno selezionati i cinque stadi italiani che ospiteranno le partite. Sei mesi possono sembrare pochi, ma rappresentano un tempo decisivo, considerando i ritardi accumulati. A lanciare l’allarme è stato il presidente della UEFA, Aleksander Ceferin, che ha criticato duramente lo stato delle infrastrutture italiane, definendole tra le peggiori d’Europa e avvertendo che, senza adeguamenti, il torneo potrebbe non disputarsi nel Paese.
Alle sue parole ha risposto il presidente dimissionario della FIGC, Gabriele Gravina, sottolineando come, nonostante qualche intervento normativo per semplificare le procedure burocratiche, non siano stati stanziati fondi specifici per Euro 2032. Gravina ha inoltre evidenziato una disparità evidente: eventi di minore impatto mediatico, come le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, l’America’s Cup di Napoli o i Giochi del Mediterraneo, hanno ricevuto finanziamenti molto più consistenti. Anche sul piano organizzativo, le iniziative governative a sostegno della candidatura sono partite con forte ritardo.
Un esempio emblematico è la nomina del commissario straordinario per gli stadi, Massimo Sessa, designato a settembre ma entrato ufficialmente in carica solo il 3 aprile, segno di una lentezza che rischia di compromettere l’intero progetto. Il nuovo presidente federale, che sarà eletto il 22 giugno, dovrà quindi affrontare subito una situazione complessa e accelerare un processo già in ritardo.
Attualmente, tra gli impianti candidati, solo uno è già pienamente conforme ai requisiti UEFA: l’Allianz Stadium di Torino, casa della Juventus. Altri stadi sono in corsa, ma ancora lontani dall’approvazione definitiva. Tra i principali candidati figurano il nuovo San Siro di Milan e Inter, lo stadio Franchi di Firenze, l’Olimpico di Roma e il futuro impianto della Roma, oltre agli stadi di Salerno, Palermo, Cagliari e Napoli. Proprio il caso di Napoli evidenzia ulteriori difficoltà, legate alla mancanza di accordo tra Comune e club.
Al contrario, diverse città sembrano ormai escluse dalla corsa, come Bologna, Verona, Bari e il progetto del Flaminio di Roma, mentre anche Genova appare in forte ritardo. Per essere selezionati, i progetti devono essere già approvati e accompagnati da solide garanzie finanziarie, condizione che al momento pochi possono soddisfare pienamente.
Particolarmente delicata è la situazione di Milano, dove il progetto del nuovo San Siro è ostacolato da inchieste giudiziarie e tensioni politiche. Anche gli impianti di Roma e Firenze, pur avendo presentato un cronoprogramma, devono ancora superare diverse criticità.
In questo contesto, il futuro presidente della FIGC avrà il compito di facilitare l’approvazione dei progetti e sostenere economicamente club ed enti locali. Le possibili soluzioni includono incentivi fiscali, semplificazioni normative e nuovi strumenti finanziari. Tra le proposte avanzate figurano il riconoscimento di una quota delle entrate delle scommesse al sistema calcio, l’introduzione di tax credit e la creazione di fondi di investimento per rendere gli stadi asset economicamente sostenibili.
Tuttavia, molte di queste misure, pur suggerite anche dalla Commissione del Senato, non sono state ancora adottate dal governo, rallentando ulteriormente il processo. Il rischio, quindi, non è solo quello di arrivare impreparati, ma addirittura di perdere l’opportunità di ospitare l’Europeo.
In conclusione, Euro 2032 rappresenta una sfida cruciale per l’Italia: non solo un evento sportivo, ma un banco di prova per la capacità del Paese di modernizzarsi e recuperare credibilità a livello internazionale. Senza interventi rapidi e concreti, però, il rischio è quello di trasformare un’opportunità storica in un’occasione mancata.
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