Olivera: "Che orgoglio i trofei vinti qui! Vi racconto la mia vita a Napoli e la mia reazione ai "regali". Ruolo? Se ai Mondiali mi chiedono di fare il portiere, lo faccio!"
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Mathias Olivera ha rilasciato una lunga intervista fra il Napoli e il Mondiale 2026 a Rafa Cotelo per il format "Por La Camiseta"
Ultime notizie SSC Napoli - Lunga intervista, quella concessa da Mathias Olivera, terzino azzurro, a Rafa Cotelo, giornalista sudamericano che col suo format Por La Camiseta sta andando ad intervistare tutti i calciatori dell'Uruguay che saranno protagonisti al Mondiale 2026. Tocca al terzino uruguaiano della SSC Napoli! Tanti i temi e tante risate e divertimento, in una intervista atipica e con tanta ironia.
Intervista Mathias Olivera con Rafa Cotelo
Vi proponiamo i temi principali toccati nel corso della lunga intervista di Mathias Olivera ai microfoni di Rafa Cotelo:
Rafa: Mati, è la prima volta che vengo qui, non ero mai venuto da te... Napoli non si spiega, si vive. Rispondimi che dobbiamo riempire i dati del modulo per la scheda completa.
Età?
Mati: 28.
Rafa: Altezza?
Mati: 1,85 m.
Rafa: Peso?
Mati: 79 kg... beh, dopo il dolce 83.
Rafa: Cibo preferito?
Mati: L'Asado o l'Ensopado anche.
Rafa: Sesso? Tipo... quante volte a settimana? No, non importa...
Mati: (Ride) Ultimamente sono "nel forno" (messo male, ndr).
Rafa: Gamba abile?
Mati: Credo la sinistra, sì, bisognerebbe vedere.
Rafa: Sticker preferito?
Mati: La manina così (fa il gesto del pollice, ndr).
Rafa: Palloni calciati in tribuna in carriera? O nell'ultima settimana?
Mati: Parecchi, parecchi.
Rafa: Segno zodiacale della tua ragazza?
Mati: Non ne ho idea.
Rafa: Oroscopo cinese?
Mati: Topo, credo sia il topo.
Rafa: Dove va la "H" di Mathías?
Mati: Nel mezzo. Quindi Mathías Olivera Miramontes.

Olivera fra la guida a Napoli e il mito di Maradona
Mati, la prima cosa che voglio chiederti... non è un casino guidare in questa città? Io sono diventato pazzo e non dovevo nemmeno guidare.
"La verità è che è complicato. Ti devi abituare perché le rotonde sono al contrario, i contromano... non gli importa nulla. Sinceramente, i primi mesi mi arrabbiavo e dicevo: "Ma che stanno facendo? Non rispettano niente, non ci sono semafori, niente!". Però vanno avanti, non capisco la logica. In Uruguay se fai una cavolata chiedi scusa, qui suonano e litigano".
Le stradine sono strettissime, in alcune non passa nemmeno un'auto.
"Esatto, per questo si vedono tante moto".
La costa è incredibile, riesci a godertela?
"In piena estate è complicato per la gente, però cerco di andare la mattina con il cane, le mie figlie e la mia ragazza a camminare, bere un mate... è divino".
Non vedi maglie di altre squadre in giro, vero?
"Per niente. Qui lo vivono dal bambino più piccolo alla signora più anziana. Ti conoscono tutti".
Maradona è Dio qui.
"Sì, dopo tanti anni la gente lo considera ancora come il massimo. Nello stadio, agli allenamenti, ti parlano sempre di lui, è un mito vivente. Quando entri nello spogliatoio del Napoli c'è una sua statua, è presente continuamente".
Tu non puoi lamentarti, in pochi anni hai vinto titoli e la tua faccia è ovunque in città.
"Grazie a Dio, in tre anni e mezzo ho vinto lo scudetto dopo tanto tempo, una Supercoppa... è un orgoglio. A volte non te ne rendi conto finché non vedi la tua faccia in giro. Sinceramente, uno a volte non si rende conto dell'importanza dei campionati finché non vede la reazione della gente. Qui ho vinto due scudetti e una Supercoppa. Vedere la propria faccia dipinta sui muri della città per questo motivo ti fa capire quanto sia grande quello che abbiamo fatto".
Rafa gli chiede scherzando se riceve regali in giro: "Ma questo fanatismo ti gioca a favore? Se vai a comprare una pizza, ti dicono 'Mati, offriamo noi'?"
"Sì, proprio così! Succede, e la cosa ti lascia a volte un po' scioccato. Ma la gente qui è molto attaccata ai calciatori, proprio come gli uruguaiani. Quel calore umano si sente nel quotidiano. Sì, la pizzetta gratis ogni tanto arriva, è una follia come ti dimostrano affetto continuamente".
Rafa lo stuzzica sulle sue abilità linguistiche dopo anni in Italia: "Hai imparato qualcosa dell'italiano?"
"Qualcosa ho preso, non tutto, ma capisco la maggior parte delle cose. Diciamo che me la cavo con un 'Grazie mille per la pizza' e poco altro!"
Mati spiega tecnicamente come sta cambiando il suo modo di giocare a Napoli:
"Qui al Napoli ora stiamo giocando con la difesa a tre e mi stanno mettendo più come 'braccetto' di sinistra (centrale sinistro). È una posizione che sto imparando a conoscere meglio ogni giorno. All'inizio mi ha sorpreso, ma mi sento bene, mi piace e mi sto abituando ai movimenti che richiede."

Mathias Olivera racconta la sua infanzia
Parliamo del Mati bambino. Mi colpisce quanto siano giovani i tuoi genitori.
"La gente si stupisce, pensano siano miei fratelli. Mi hanno avuto giovanissimi. Ora che ho figli lo apprezzo di più, come mi hanno supportato da piccolo. Vivevamo tutti insieme a casa dei miei nonni, cugini, zii... sono stati i momenti più belli della mia vita".
C'è un momento che ti ha segnato, quando sono riusciti a comprarti le scarpe che volevi tanto, le Total 90.
"Sì! Hanno girato ovunque per trovarle. Quando me le hanno date è stata una gioia tremenda. Vedere oggi l'orgoglio dei miei genitori quando gioco in Nazionale, vederli viaggiare per la Copa América o il Mondiale, è un orgoglio per me".
Prima tappa della "mappa della vita": il Caravelas.
"Il Caravelas è una delle squadre della mia vita. Ho iniziato a 3 anni. Abbiamo avuto una generazione fortissima, vincevamo sempre. Era tutto molto familiare, passavi il weekend al club, i miei vendevano hot dog alla mensa... noi giocavamo a nascondino e 5 minuti dopo dovevamo entrare in campo. Ricordi bellissimi".
Eri un bravo alunno?
"Sì, ero "abanderado" (primo della classe, ndr). Mia mamma esigeva molto, potevo mancare al calcio ma non a scuola. Al liceo poi la cosa si è un po' storta (ride)".
Olivera e la nazionale: l'Uruguay
Quarta tappa: Paraguay, lo stadio della Nueva Olla. Il debutto con la "Celeste".
"Lo aspettavo da tanto. Quando è arrivato Diego Alonso mi ha scritto un messaggio su WhatsApp, voleva parlarmi. È stato incredibile. Amo l'Uruguay, giocare per la nazionale è la cosa più bella. Ero nervosissimo perché c'erano ancora tutti i veterani: Godín, Cavani, Suárez".
Avevi già incrociato Luis Suárez in Spagna.
"Sì, giocavo contro di lui (Getafe vs Atletico Madrid). Mi aveva urlato contro, mi aveva "mandato a quel paese" durante la partita. Io gli risposi: "Cadi sempre, stai all'Atletico e piangi sempre!". Poi però tra me e me pensavo: "Ma dove mi sono messo? Io volevo chiedergli la maglia!". Ce l'ho ancora quella maglia comunque".
Dicono che non sai giocare a Truco.
"Non è vero! Ho insegnato io a Suárez ad avere "picardia". Lui giocava come se avesse imparato con un tutorial su YouTube, tirava le carte senza mentire. Nel Truco devi saper sporcare la partita, devi alzarti, urlare... lui in campo lo fa, ma al tavolo era un poveretto (ride)".

Olivera sui Mondiali 2026
Questo Mondiale come ti trova?
"Molto motivato. Anche se non sto giocando moltissimo qui al club ora, mi sto preparando fisicamente al 100% perché voglio che all'Uruguay vada bene. La Nazionale per me è tutto".
Ti adatti sia come terzino che come centrale?
"Ho fatto tutta la vita il terzino, ma ora al Napoli giochiamo a tre e mi trovo bene come braccetto sinistro. Se al Mondiale mi chiedono di fare il portiere, lo faccio".
A chi regaliamo la maglia?
"Al "Tigre", un mito del Caravelas. È stato il mio tecnico, faceva tutto lì. Se vai al campo lo trovi ancora lì oggi".
E noi abbiamo un regalo per te da parte di un artista uruguaiano (Brian Art): un quadro di te che entri in campo con tua figlia.
"Incredibile, bellissimo. Grazie mille, lo metterò in un posto speciale".
