Bellucci: "Giocare a Napoli è stata una grandezza incredibile! Careca era il mio idolo, lasciai la 10 e restai pure in Serie B"

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Claudio BellucciClaudio Bellucci

Intervista a Claudio Bellucci, ex attaccante del Napoli

Claudio Bellucci, ex attaccante del Napoli dal 1997 al 2001, oggi vice-allenatore alla Ternana, è stato ospite di "DoppioPasso Podcast" dove ha ripercorso tutta la sua carriera nel mondo del calcio. Bellucci ha parlato anche di Napoli, ricordando di aver indossato anche la maglia numero 10.

"Mi ricordo che i tifosi della Sampdoria un po' ci rimasero male. Loro pensavano tutti che sarei tornato lì e giustamente la società fece capire che invece fosse una mia scelta. Io mi arrabbiai perché mentre ero in prestito al Venezia mi ero sentito lasciato da solo. Poi la Sampdoria retrocesse, non aveva più quell'ambiente idilliaco. Fu allora che ci fu la scelta di andare al Napoli.

Giocare lì è stato qualcosa di una grandezza incredibile, mi sono sentito davvero arrivato nel calcio solo quando sono entrato per la prima volta al San Paolo con 60mila spettatori. È una cosa incredibile. E se sei un po' sfacciato riesci a giocare. Ma ho visto anche calciatori paralizzati allo stadio.

C'erano un po' di problemi con Ferlaino che era a fine corsa, però era un ambiente incredibile. Ci allenavamo ancora a Soccavo, c'era ancora quel profumo di Maradona... Sono stato l'ultimo ad indossare la maglia numero 10 prima che fosse ritirata. Maradona era un periodo che non stava molto bene, aveva rischiato di morire. Mi chiamò Ferlaino per dirmi che l'avrebbero ritirata, per me fu una grande forma di rispetto. Conservo ancora quella maglia in casa mia.

Il mio idolo in assoluto di quel Napoli, però, era Careca. Certo Maradona... Però io mi ricordo che a scuola litigavo con i miei compagni di classe su chi fosse più forte tra Careca e Van Basten. All'epoca Careca giocava ancora in Giappone e quando doveva tornare in Brasile a volte si fermava a Napoli. Un giorno venne ad allenarsi da noi, io non lo sapevo e quando entrai nello spogliatoio lo trovai lì. Mi disse: quello è il mio posto, eh! (ride, ndr). Careca è stato un mio idolo dell'infanzia, a parte Vialli e Mancini della Sampdoria.

In quel Napoli eravamo tutti giovani. C'erano Goretti, Longo, tutti under-21, Ayala, Asanovic, Protti, Sergio, Rossitto, Turrini, Allegri. Ma quando iniziammo a vincere non c'era più margine per recuperare. Quando si dimise Mazzone ci fu il KO finale. Non riuscimmo mai ad sganciarci dalla zona retrocessione. Perdemmo una partita in casa contro il Lecce e da lì la squadra morì. Io poi rimasi anche in Serie B"

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