Il Cdm sceglie di puntare il dito sui social: "Caro Insigne la rete non perdona"

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Il Cdm sceglie di puntare il dito sui social: Caro Insigne la rete non perdona

Il saluto di Insigne ad un carcerato tramite social ha fatto alquanto discutere

Nella giornata di ieri ha fatto molto discutere un video dove viene ripreso Insigne che faccia alla telecamera manda un saluto ed augura 'una presta liberta' ad un certo Checco. L'editoriale di Monica Scozzafava sulle pagine del Corriere del Mezzogiorno si concentra proprio su questo episodio titolando: Caro Insigne la rete non perdona certe cadute. Come se il problema della vicenda fosse la rete, nel 2022.

Insigne e il saluto al carcerato

Nell'articolo si tende a giustificare Lorenzo Insigne, salvo poi concludere il tutto come una caduta di stile. Anche nella conclusione si sottolinea la pericolosità dei social che non perdonano gli errori o le leggerezze.

I social non perdonano, forse Lorenzo Insigne non lo sa. E non lo può sapere perché poi fondamentalmente non è mai stato un ragazzo troppo social. Ha un profilo Instagram dove di rado pubblica scatti privati. Quando gli è stato chiesto di fare un video per un ragazzo «non libero», lui non si è sottratto. O forse non ha avuto il tempo di farlo. 

La vera questione attiene all’opportunità. Il capitano, napoletano, della quarta squadra italiana, il numero dieci della Nazionale non dovrebbe scendere su questi piani, almeno non pubblicamente. La solidarietà è il mondo migliore quando resta privata. Insigne che non si è mai sottratto a opere umanitarie (è tra quelli che fa il numero maggiore di video per bambini ammalati) avrebbe però dovuto comprendere il peso di quelle parole. Non cedere alle insistenze di chi lo ha avvicinato.

E se fosse uno scherzo? Come qualcuno vicino a lui ha ipotizzato? Sarebbe di pessimo gusto. Se, invece, per libertà Insigne non avesse voluto intendere quella che viene privata dal carcere? Certo, anche chi ha il Covid è recluso (e la versione ufficiale del calciatore è che di questo si trattava) ma è lo slang («ti auguro una presta libertà») che fa tutta la differenza del mondo. Un tifoso detenuto resta pur sempre un tifoso meritevole di rispetto, ma gli auguri gli si possono recapitare in altri modi. Quelle parole hanno un peso e un video non è mai privato: la rete non perdona certe cadute. Di stile.

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